Roma, 1 agosto 2026
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Buste di plastica fuorilegge, 14 sanzioni nell’area di Roma: sequestrati oltre 60 chili di shopper

I Carabinieri Forestali hanno notificato multe per complessivi 70mila euro nel primo semestre del 2026. I sacchetti non conformi sono stati sequestrati e saranno distrutti

di Redazione La Capitale TEMPO DI LETTURA 2'
Buste di plastica fuorilegge, 14 sanzioni nell’area di Roma: sequestrati oltre 60 chili di shopper

Quattordici sanzioni amministrative, per un importo complessivo di 70mila euro, e oltre 60 chilogrammi di buste di plastica non conformi sequestrati e destinati alla distruzione. È il bilancio dei controlli effettuati nel primo semestre del 2026 dai Carabinieri Forestali nella Città metropolitana di Roma Capitale.

Le verifiche sono state condotte dai nuclei di Marino, Roma, Roma Natura e Velletri, anche nell’ambito di attività coordinate con i reparti territoriali dell’Arma. I controlli hanno riguardato l’utilizzo e la commercializzazione degli shopper di plastica tradizionale e non compostabile, vietati nei punti vendita dal 2011.

Quattordici verbali nei primi sei mesi del 2026

Durante le ispezioni effettuate in diverse tipologie di esercizi commerciali, i militari hanno riscontrato la presenza di sacchetti non conformi messi a disposizione dei clienti.

Nel corso dei primi sei mesi dell’anno sono stati notificati 14 verbali per violazioni amministrative. Ciascuna infrazione può comportare una sanzione fino a un massimo di 25mila euro.

La disciplina è contenuta negli articoli 226-bis e 226-ter del decreto legislativo 152 del 2006, il cosiddetto Codice dell’ambiente, che stabilisce le caratteristiche che devono possedere le borse di plastica commercializzabili.

Secondo i Carabinieri Forestali, le sanzioni rispondono sia all’esigenza di proteggere l’ambiente sia alla necessità di tutelare le imprese della bioeconomia e gli esercenti che rispettano le regole dalla concorrenza sleale.

I rischi per l’ambiente

Gli shopper tradizionali monouso non si degradano facilmente e, quando vengono dispersi nell’ambiente, possono rappresentare un pericolo per gli animali selvatici e contribuire all’inquinamento del suolo e del mare.

Con il passare del tempo, la plastica può inoltre frammentarsi in microplastiche, entrando negli ecosistemi e nella catena alimentare.

L’impiego di sacchetti illegali, sottolineano i militari, penalizza anche le aziende che producono materiali conformi e i commercianti che sostengono i maggiori costi necessari per rispettare la normativa.

Come riconoscere uno shopper conforme

I Carabinieri Forestali invitano i cittadini a controllare attentamente le indicazioni riportate sulle buste distribuite nei negozi.

Uno shopper conforme deve presentare chiaramente la dicitura “biodegradabile e compostabile”, il riferimento alla norma tecnica UNI EN 13432:2002 e il marchio di un organismo di certificazione accreditato, come il Consorzio italiano compostatori, TÜV Austria o DIN Certco.

In assenza di queste indicazioni, il consumatore può rifiutare il sacchetto e chiedere al commerciante un’alternativa a norma. Resta comunque preferibile, quando possibile, utilizzare borse personali e riutilizzabili.

Dove gettare le buste compostabili

Le buste biodegradabili e compostabili conformi possono essere riutilizzate per la raccolta differenziata dei rifiuti organici.

Non devono invece essere conferite nella plastica o nel multimateriale, perché la loro composizione potrebbe creare problemi nei processi industriali di selezione e riciclo.

La possibilità di trasformarle in fertilizzante riguarda esclusivamente gli appositi impianti di trattamento: la dicitura “compostabile” non significa, quindi, che le buste possano essere abbandonate o disperse nell’ambiente.

Come segnalare i sacchetti irregolari

I cittadini che sospettano l’utilizzo o la commercializzazione di shopper non conformi possono effettuare una segnalazione ai reparti dei Carabinieri Forestali chiamando il numero di pubblica utilità 1515 o il numero unico di emergenza 112.

I militari ricordano inoltre che l’abbandono di rifiuti e imballaggi nell’ambiente può avere rilevanza penale. Nei casi meno gravi è prevista un’ammenda compresa tra 1.500 e 18mila euro.

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