
La Corte dei Conti mette nero su bianco ciò che comitati civici e associazioni locali denunciano da tempo: il progetto del porto crocieristico di Fiumicino non è coerente con gli obiettivi del Giubileo 2025, né risponde ai requisiti di sostenibilità ambientale, infrastrutturale e operativa richiesti per le opere considerate «essenziali» dal Dpcm dell’8 giugno 2023.
Nonostante il parere favorevole alla Valutazione di Impatto Ambientale (Via), rilasciato dal ministero dell’Ambiente il 13 gennaio scorso, il progetto resta bloccato. A rallentare l’iter non solo la complessità dell’opera – interamente finanziata da soggetti privati con un investimento previsto di circa 600 milioni di euro – ma anche una serie di ritardi accumulati che rendono ormai impossibile il completamento nei tempi previsti per l’Anno Santo.
Il porto dovrebbe sorgere sull’Isola Sacra, una zona già riconosciuta come fragile dal punto di vista ambientale e urbanistico. Per molti simbolo di un modello di sviluppo superato, che privilegia interessi privati e speculazione a discapito della tutela del territorio e del bene comune. I comitati locali denunciano il rischio concreto di consumo di suolo, privatizzazione degli spazi pubblici e aumento dei conflitti sociali.

Il render del progetto del porto crocieristico
«Serve un atto di responsabilità istituzionale e politica» – affermano le realtà contrarie all’opera – «Il progetto del porto va stralciato dal programma giubilare e sostituito con interventi di reale utilità pubblica, che migliorino l’accessibilità, la qualità urbana e l’inclusione sociale, lasciando una vera eredità alle comunità locali».
Anche se il sindaco di Fiumicino, Mario Baccini, ha annunciato che sarà indetta una gara come richiesto dal Comune in qualità di ente attuatore, l’avvio concreto dei lavori resta lontano. Prima dovrà essere riscritta una parte del progetto e completato l’intero iter autorizzativo, compresi i decreti necessari per farlo rientrare, almeno per stralci funzionali, nel programma giubilare.
Ma il tempo stringe. Secondo quanto previsto dal Dpcm, infatti, le opere essenziali per il Giubileo devono essere completate o almeno rese fruibili entro il 2025. Una condizione che, allo stato attuale, sembra difficile da rispettare per un’opera così complessa e contestata.
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