Roma, 31 agosto 2025
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Allarme caldo e sovraffollamento nelle carceri, anche Alemanno scrive al governo e spinge La Russa al cambio di rotta

L'ex sindaco di Roma si rivolge al governo per trovare una soluzione che, a causa delle strutture fatiscenti e le troppe persone, si è trasformata in una «pena aggiuntiva». Il suo appello: «Chiediamo umanità, non impunità». Appello giunto anche dalla consigliera regionale Pd Emanuela Droghei

di Giacomo ZitoULTIMO AGGIORNAMENTO 17 giorni fa - TEMPO DI LETTURA 4'

La situazione nelle carceri italiane è sempre più insostenibile, complice l’estate rovente e il cronico sovraffollamento. Lo denunciano in una lettera indirizzata ai presidenti di Camera e Senato, Gianni Alemanno – ex sindaco di Roma e oggi detenuto a Rebibbia – e Fabio Falbo, attivista politico e fondatore del movimento “Indipendenza!”. La richiesta è chiara: approvare subito una legge di liberazione anticipata speciale per ridurre la pressione sugli istituti penitenziari, ormai prossimi al collasso.

Alemanno era finito in carcere il 31 dicembre perché accusato di una «gravissima e reiterata violazione delle prescrizioni imposte» nell'affidamento dei servizi sociali nella struttura 'Solidarietà e Speranza', dove avrebbe dovuto scontare la sua pena per la condanna per traffico di influenze illecite arrivata da uno dei filoni dell'indagine sul Mondo di Mezzo (Mafia Capitale).

Tra le prescrizioni non rispettate dall'ex ministro c'è anche quella di avere incontrato un soggetto pregiudicato, di avere presentato documentazione falsa nel giustificare spostamenti fuori dal Lazio e di non avere rispettato gli orari.

Dal carcere di Rebibbia, quindi, Alemanno aveva iniziato nei mesi scorsi un'intensa attività epistolare dal carcere, sollevando con articoli, interviste e lettere aperte le condizioni in cui vivono i detenuti. Tra i suoi interlocutori anche Ignazio La Russa, presidente del Senato ed ex compagno di partito ai tempi del Movimento Sociale Italiano e Alleanza Nazionale, che si è detto “scosso” dalle sue parole.

«Un'Italia che brucia in silenzio»

Nella lettera, Alemanno e Falbo descrivono celle sovraffollate, ventilatori rotti, temperature insostenibili e finestre sigillate da plexiglass, condizioni che trasformano la detenzione in una «pena aggiuntiva». «Chiediamo umanità, non impunità – scrivono – nessuna pena può diventare tortura». La proposta? Un incremento dello sconto di pena per chi mantiene una condotta esemplare, aumentando i giorni di liberazione anticipata, già previsti dalla legge, come soluzione immediata all'emergenza estiva.

La richiesta si aggancia alla proposta di legge presentata alla Camera da Roberto Giachetti (Italia Viva) nel novembre 2022, che prevedeva di aumentare da 45 a 75 giorni ogni sei mesi lo sconto per buona condotta, applicandolo retroattivamente. Una misura temporanea, pensata per alleggerire in tempi rapidi la popolazione carceraria, arrivata a oltre 62.000 detenuti contro una capienza regolamentare di meno di 47.000 posti.

La Russa cambia rotta, ma la maggioranza è spaccata

Colpito dalle parole di Alemanno, Ignazio La Russa ha recentemente chiesto al Parlamento di affrontare il tema, rilanciando proprio la proposta di Giachetti, già bocciata un anno fa dalla stessa maggioranza di centrodestra. Allora, Fratelli d’Italia, la Lega e parte del governo avevano definito la norma «una resa» e una sconfitta dello Stato, rigettandola in commissione Giustizia con la promessa di un piano alternativo.

Il piano alternativo, però, non raggiunse mai un risultato efficace. Il governo sta lavorando quindi alla costruzione di nuove strutture, come voluto dal ministro Carlo Nordio nel cosiddetto "piano carceri". Ma gli effetti non si vedrebbero prima di almeno due anni, come ha dichiarato anche lo stesso ministro.

Nel frattempo, la popolazione carceraria continua a crescere, i suicidi aumentano – 91 nel 2024, record assoluto – e le condizioni peggiorano, come ha denunciato anche la consigliera regionale del Lazio Emanuela Droghei (Pd): «Nel Lazio si muore di caldo nelle celle. Serve un intervento immediato, non dopo il prossimo bollettino».

Il garantismo moderato che spacca la destra

La Russa, oggi tra le voci più “centriste” della coalizione, ha cercato di mediare: aumentare sì lo sconto di pena, ma solo a 70 giorni; limitarne l’effetto retroattivo; ridefinire la “buona condotta” in senso più stringente. Soluzioni che, tuttavia, non hanno ancora trovato appoggio né tra i ministri più duri del governo né tra gli alleati della Lega.

Anche Forza Italia, favorevole in passato, ha finito per allinearsi alle posizioni più rigide. E Giorgia Meloni, sebbene non ostile all’intervento, per ora resta non impegnata direttamente, lasciando libertà d’azione a La Russa, ma senza un mandato politico chiaro.

Il rappresentante della seconda carica dello Stato si trova quindi per ora a combattere una battaglia abbastanza solitaria. Il motivo è innanzitutto politico: approvare un provvedimento che strizzi l'occhio alla proposta di Giachetti andrebbe infatti in aperta contraddizione con la narrativa giustizialista della maggioranza (Lega in primis). La convinzione di La Russa di rivolgere lo sguardo alla ricerca di un voto più moderato su questi temi sembra quindi per ora non avere molti alleati.

Nel frattempo la proposta di Giachetti resta ferma, le carceri italiane affondano sotto il peso di un sistema incapace di riformarsi anche a causa di una posizione politica su cui il governo non ha mai accettato modifiche. In due anno non diminuiscono i reati ma, anzi, aumentano le pene, mentre le carceri continuano ad essere sovraffollate e adesso, anche bollenti.

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