Roma, 8 giugno 2026
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Violenza sulle donne, Corte dei Conti: spesi 457 milioni tra 2017 e 2025. «Serve più coordinamento»

La relazione sul Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità evidenzia il rafforzamento della rete di centri antiviolenza e case rifugio, ma segnala criticità territoriali e tempi da migliorare

di Redazione La Capitale - TEMPO DI LETTURA 4'
Centro antiviolenza (Comune di Roma)

Centro antiviolenza (Comune di Roma)

Nel periodo 2017-2025 per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità sono stati stanziati 401,6 milioni di euro, oltre a 56,2 milioni di euro di contributo regionale, per un totale di 457,8 milioni interamente spesi e rendicontati.

È quanto emerge dalla relazione della Sezione centrale di controllo della Corte dei Conti relativa al Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità, con riferimento all’assistenza e al sostegno alle donne vittime di violenza e ai loro figli.

Il documento analizza la gestione affidata al Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri, finalizzata al finanziamento dei centri antiviolenza, delle case rifugio e degli interventi di prevenzione e contrasto della violenza sulle donne.

Rafforzata la rete dei centri antiviolenza

Secondo quanto rilevato dalla Corte dei Conti, le risorse, incrementate rispetto al passato, hanno consentito il rafforzamento delle politiche di contrasto al fenomeno, lo sviluppo di strumenti di coordinamento istituzionale e l’ampliamento della rete dei centri antiviolenza e delle case rifugio.

Restano tuttavia alcune criticità nella distribuzione territoriale dei servizi.

Il sistema, si legge nel documento, ha registrato rispetto al 2016 un’evoluzione sotto il profilo normativo, programmatorio e finanziario, anche in linea con gli impegni assunti a livello internazionale, con gli obiettivi della Convenzione di Istanbul e dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

La rete dei centri di accoglienza risulta molto più diffusa, anche se con livelli quantitativi ancora inferiori agli standard europei e con differenze tra i territori per qualità e tipologia delle misure di supporto fornite.

Le criticità: differenze regionali, dati e tempi di riparto

Nell’ambito del quadro emerso, la Corte giudica positivi il consolidamento degli interventi di sostegno e protezione delle donne vittime di violenza, la crescente attenzione all’empowerment femminile, la formazione degli operatori e l’avvio di processi di rafforzamento dei sistemi informativi e delle attività di raccolta dati.

Permangono però profili di disomogeneità a livello locale.

Tra i fattori da attenzionare ci sono la differente capacità delle Regioni nell’organizzazione dei servizi e l’esigenza di garantire sempre tempi rapidi nella ripartizione dei finanziamenti e nella trasmissione dei dati.

Per questo la Corte raccomanda il potenziamento dei sistemi informativi e del coordinamento nazionale delle politiche di settore, attraverso criteri uniformi di verifica.

Vengono sollecitate anche continuità e celerità nell’assegnazione delle risorse, oltre all’aggiornamento degli standard organizzativi e qualitativi relativi alle strutture di accoglienza e alla formazione del personale specializzato.

Prevenzione culturale e contrasto agli stereotipi

Per la Corte dei Conti assumono particolare importanza anche le iniziative di prevenzione culturale e di contrasto agli stereotipi di genere, soprattutto in ambito scolastico e formativo.

Il riferimento è a percorsi strutturati di educazione alla parità e alla prevenzione della violenza nelle relazioni interpersonali, in coerenza con le indicazioni degli organismi europei di monitoraggio previsti dalla Convenzione di Istanbul.

Un’azione coordinata, tempestiva e omogenea sul territorio, conclude la Corte, è essenziale per l’effettiva tutela delle vittime e per il rafforzamento dell’efficacia delle iniziative.

Il quadro resta di grande rilievo sociale, segnato da persistenti episodi di violenza domestica, assistita e sommersa, e da un numero ancora significativo di uccisioni in ambito familiare o affettivo.

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