
La mostra Vasari e Roma, ospitata ai Musei Capitolini, nelle sale di Palazzo Caffarelli, è stata prorogata fino al 6 settembre 2026. L’esposizione, aperta dal 20 marzo, ricostruisce il rapporto tra Giorgio Vasari, pittore, architetto e scrittore aretino vissuto tra il 1511 e il 1574, e la Roma dei papi, città decisiva per la sua formazione, per la maturazione della sua visione artistica e per lo sviluppo della sua carriera.
Il percorso mette al centro una figura chiave del Cinquecento italiano: Vasari fu non solo artista e architetto, ma anche autore delle Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori, opera fondamentale per la storia dell’arte e per la costruzione della memoria del Rinascimento.
A Palazzo Caffarelli sono esposte oltre 70 opere tra dipinti, disegni, stampe, incisioni, lettere, medaglie, sculture e documenti. La mostra racconta le tappe dei soggiorni romani di Vasari e il dialogo costante con la capitale pontificia, restituendo la complessità di un autore capace di attraversare arte, architettura, politica e cultura.
L’esposizione è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, e dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. È organizzata con MetaMorfosi Eventi in collaborazione con Zètema Progetto Cultura. La curatela è affidata ad Alessandra Baroni, studiosa e curatrice della mostra e del catalogo edito da Gangemi.
Il progetto espositivo è arricchito da prestiti provenienti da importanti istituzioni italiane e internazionali. Tra queste figurano le Gallerie Nazionali di Arte Antica - Palazzo Barberini, il Vive - Vittoriano e Palazzo Venezia, le Gallerie degli Uffizi, l’Archivio di Stato di Firenze, la Pinacoteca Nazionale di Bologna, l’Archivio della Fondazione Casa Buonarroti, la Biblioteca Apostolica Vaticana, il Museo e Real Bosco di Capodimonte, il Convento e Sacro Eremo di Camaldoli, la Pinacoteca Nazionale di Siena, il Móra Ferenc Múzeum di Szeged, in Ungheria, la Badia delle Sante Flora e Lucilla, il Museo Diocesano di Arte Sacra e la Fraternita dei Laici di Arezzo.
Grazie a questi prestiti, il pubblico può seguire l’evoluzione artistica e intellettuale di Vasari attraverso opere che documentano momenti diversi della sua produzione e del suo rapporto con Roma.
Tra i lavori in mostra spiccano dipinti autografi e opere legate alle diverse fasi della carriera dell’artista. Il percorso comprende la Resurrezione, eseguita insieme a Raffaellino del Colle, pittore manierista umbro attivo nel XVI secolo, intorno al 1545 e proveniente dal Museo e Real Bosco di Capodimonte; la Resurrezione di Cristo, dipinta nel 1550 e conservata dalla Pinacoteca Nazionale di Siena; e il Ritratto di Gentiluomo, proveniente dai Musei di Strada Nuova - Palazzo Bianco di Genova.
Di particolare rilievo sono anche i due capolavori concessi dall’Eremo di Camaldoli, nel Casentino: la Natività del 1538, opera giovanile dipinta alla maniera fiamminga e nota come Notte di Camaldoli, e l’Orazione nell’Orto del 1571, realizzata nella fase finale della carriera di Vasari.
A completare il percorso è un prestito internazionale di forte valore: l’Annunciazione, datata 1570-1571 e proveniente dal Móra Ferenc Múzeum di Szeged. L’opera testimonia l’ultima stagione creativa dell’artista e contribuisce a leggere la continuità del suo linguaggio figurativo fino agli anni conclusivi della sua attività.
La proroga fino al 6 settembre consente così di approfondire, attraverso un itinerario storico e artistico, il legame tra Vasari e la Città Eterna. Un rapporto che non riguarda soltanto la biografia dell’artista, ma anche la Roma del Cinquecento, centro politico, religioso e culturale nel quale si intrecciarono committenze, ambizioni, modelli e trasformazioni decisive per la storia dell’arte italiana.
La mostra Vasari e Roma, ospitata ai Musei Capitolini, nelle sale di Palazzo Caffarelli, è stata prorogata fino al 6 settembre 2026. L’esposizione, aperta dal 20 marzo, ricostruisce il rapporto tra Giorgio Vasari, pittore, architetto e scrittore aretino vissuto tra il 1511 e il 1574, e la Roma dei papi, città decisiva per la sua formazione, per la maturazione della sua visione artistica e per lo sviluppo della sua carriera.
Il percorso mette al centro una figura chiave del Cinquecento italiano: Vasari fu non solo artista e architetto, ma anche autore delle Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori, opera fondamentale per la storia dell’arte e per la costruzione della memoria del Rinascimento.
A Palazzo Caffarelli sono esposte oltre 70 opere tra dipinti, disegni, stampe, incisioni, lettere, medaglie, sculture e documenti. La mostra racconta le tappe dei soggiorni romani di Vasari e il dialogo costante con la capitale pontificia, restituendo la complessità di un autore capace di attraversare arte, architettura, politica e cultura.
L’esposizione è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, e dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. È organizzata con MetaMorfosi Eventi in collaborazione con Zètema Progetto Cultura. La curatela è affidata ad Alessandra Baroni, studiosa e curatrice della mostra e del catalogo edito da Gangemi.
Il progetto espositivo è arricchito da prestiti provenienti da importanti istituzioni italiane e internazionali. Tra queste figurano le Gallerie Nazionali di Arte Antica - Palazzo Barberini, il Vive - Vittoriano e Palazzo Venezia, le Gallerie degli Uffizi, l’Archivio di Stato di Firenze, la Pinacoteca Nazionale di Bologna, l’Archivio della Fondazione Casa Buonarroti, la Biblioteca Apostolica Vaticana, il Museo e Real Bosco di Capodimonte, il Convento e Sacro Eremo di Camaldoli, la Pinacoteca Nazionale di Siena, il Móra Ferenc Múzeum di Szeged, in Ungheria, la Badia delle Sante Flora e Lucilla, il Museo Diocesano di Arte Sacra e la Fraternita dei Laici di Arezzo.
Grazie a questi prestiti, il pubblico può seguire l’evoluzione artistica e intellettuale di Vasari attraverso opere che documentano momenti diversi della sua produzione e del suo rapporto con Roma.
Tra i lavori in mostra spiccano dipinti autografi e opere legate alle diverse fasi della carriera dell’artista. Il percorso comprende la Resurrezione, eseguita insieme a Raffaellino del Colle, pittore manierista umbro attivo nel XVI secolo, intorno al 1545 e proveniente dal Museo e Real Bosco di Capodimonte; la Resurrezione di Cristo, dipinta nel 1550 e conservata dalla Pinacoteca Nazionale di Siena; e il Ritratto di Gentiluomo, proveniente dai Musei di Strada Nuova - Palazzo Bianco di Genova.
Di particolare rilievo sono anche i due capolavori concessi dall’Eremo di Camaldoli, nel Casentino: la Natività del 1538, opera giovanile dipinta alla maniera fiamminga e nota come Notte di Camaldoli, e l’Orazione nell’Orto del 1571, realizzata nella fase finale della carriera di Vasari.
A completare il percorso è un prestito internazionale di forte valore: l’Annunciazione, datata 1570-1571 e proveniente dal Móra Ferenc Múzeum di Szeged. L’opera testimonia l’ultima stagione creativa dell’artista e contribuisce a leggere la continuità del suo linguaggio figurativo fino agli anni conclusivi della sua attività.
La proroga fino al 6 settembre consente così di approfondire, attraverso un itinerario storico e artistico, il legame tra Vasari e la Città Eterna. Un rapporto che non riguarda soltanto la biografia dell’artista, ma anche la Roma del Cinquecento, centro politico, religioso e culturale nel quale si intrecciarono committenze, ambizioni, modelli e trasformazioni decisive per la storia dell’arte italiana.
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