
Nuovo sviluppo giudiziario per Ubaldo Manuali, il 61enne originario di Cerveteri già finito sotto i riflettori mediatici per esser stato accusato e poi condannato a 9 anni per violenza sessuale aggravata. Il tribunale di Roma ha emesso nei suoi confronti una nuova condanna a 7 anni di carcere per un altro episodio di violenza sessuale aggravata avvenuto nel 2018 ai danni di una donna romana.
La sentenza rappresenta un ulteriore tassello in una vicenda giudiziaria complessa, che nel tempo ha portato alla luce più episodi analoghi. Il procedimento si è concentrato su fatti emersi successivamente rispetto alle prime indagini, grazie a nuovi elementi raccolti dagli investigatori.
A risultare determinante per l’accusa è stata l’analisi dei dati contenuti nel cellulare dell’imputato, già sequestrato in precedenti operazioni. Proprio dal dispositivo, gli inquirenti hanno ricostruito quanto accaduto anni prima.
Secondo quanto sostenuto dalla procura, la donna coinvolta avrebbe conosciuto l’uomo sui social, instaurando con lui un rapporto sentimentale. Durante un incontro, però, sarebbe stata resa incapace di reagire dopo aver ingerito uno shot di limoncello contenente sostanze psicotrope in grado di alterare lo stato di coscienza. In quella condizione di vulnerabilità, sempre secondo l’impianto accusatorio, si sarebbe consumata la violenza.
Il tribunale ha ritenuto attendibile la ricostruzione, riconoscendo la responsabilità dell’imputato e disponendo anche una provvisionale economica a favore della vittima, costituitasi parte civile nel processo.
Questa nuova condanna si inserisce in un quadro più complesso già delineato in altri procedimenti giudiziari. In particolare, una precedente sentenza confermata dalla Corte d’Appello di Roma aveva già riconosciuto la responsabilità dell’uomo per episodi simili avvenuti tra Roma e la provincia di Viterbo.
Dalle indagini era emerge la ritualità dell’adescamento. Il primo contatto avveniva spesso tramite social network, seguito da incontri dal vivo durante i quali le vittime sarebbero state rese incapaci di opporsi attraverso la somministrazione di sostanze disciolte nelle bevande. In alcuni casi, secondo quanto emerso, gli abusi sarebbero stati anche documentati da video e foto.
Gli investigatori hanno sottolineato come il comportamento contestato non fosse occasionale, ma parte di una condotta strutturata nel tempo, elemento che ha contribuito a rafforzare il quadro accusatorio nei vari procedimenti.
L’intera vicenda giudiziaria ha avuto origine dalla denuncia presentata da una donna residente a Mazzano Romano, che ha deciso di rivolgersi alle autorità dopo aver subito una violenza. Da quel primo esposto sono partiti accertamenti approfonditi che hanno consentito di far ricostruire il puzzle di violenza sessuale perpetrata dall’uomo.
Nel corso delle indagini, gli inquirenti hanno ricostruito una rete di contatti e relazioni che ha permesso di collegare tra loro diversi fatti, anche risalenti nel tempo.
La nuova condanna contribuisce a delineare in modo sempre più preciso il quadro complessivo delle accuse, segnando un passaggio significativo nel percorso giudiziario che coinvolge l’imputato.
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