
C'è una svolta nelle indagini sui sabotaggi che hanno messo in ginocchio la rete ferroviaria italiana negli scorsi mesi. All'alba di oggi, un'operazione dell'antiterrorismo ha smantellato una cellula anarco-insurrezionalista molto attiva a Roma. Gli agenti della Digos, muovendosi in diverse città italiane con il coordinamento della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, hanno arrestato sette persone su richiesta della Procura capitolina. Per tutti l'ipotesi di reato è associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico. Il bilancio del blitz scattato nella notte è di cinque indagati trasferiti in carcere e due posti agli arresti domiciliari. Secondo gli inquirenti, il gruppo si muoveva come una vera e propria struttura criminale, applicando i metodi violenti già collaudati nella galassia anarchica più radicale.
Il punto di svolta nelle indagini riguarda direttamente il caos che ha messo in ginocchio i trasporti nazionali lo scorso 14 febbraio. Due degli arrestati sono infatti gravemente indiziati di aver pianificato e messo in atto il sabotaggio contro la linea ferroviaria dell'Alta Velocità Roma-Firenze. Quell'attacco mirato non ha solo provocato ore di blocchi sulla rete, ma ha causato danni enormi alle infrastrutture, con un costo di ripristino che è stato quantificato in ben 455 mila euro. Nelle stesse ore, un altro raid simile colpiva anche la tratta ad Alta Velocità Roma-Napoli. I dettagli dei sabotaggi erano stati subito rivendicati online sul sito d'area «ispirazione.noblogs.org», una piattaforma creata appositamente pochi mesi prima. Nei messaggi, i militanti parlavano apertamente di una strategia antimilitarista incentrata sull'attacco violento ai trasporti e alle infrastrutture strategiche, puntando anche a boicottare i futuri Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina. Ai due presunti responsabili ora vengono contestati reati pesanti: concorso in attentato a impianti di pubblica utilità, interruzione di pubblico servizio e istigazione a delinquere, tutti aggravati dalle finalità eversive.
L'inchiesta dimostra come la cellula non fosse affatto isolata. Sebbene la base logistica e operativa si trovasse a Roma – dove gli agenti hanno perquisito anche lo storico centro anarchico capitolino «Bencivenga Occupato» –, il gruppo poteva contare su legami strettissimi in mezza Italia. Le Digos locali hanno infatti eseguito perquisizioni a tappeto tra Milano, Bologna, Forlì-Cesena, Napoli, Torino, Terni e Rieti. L'obiettivo principale della rete criminale era chiaro: mantenere alta e violenta la protesta contro il regime detentivo del 41-bis a cui è sottoposto l'anarchico Alfredo Cospito, colpendo i servizi essenziali dei cittadini per dare massima visibilità alla propria causa eversiva.
La notizia del blitz ha riacceso immediatamente lo scontro politico sulla gestione dei trasporti e sulla sicurezza delle infrastrutture. Sulla vicenda è intervenuta duramente Simonetta Matone, deputata della Lega ed ex magistrato, che ha difeso la linea del governo attaccando l'opposizione e chi aveva minimizzato i fatti: «Stando alle attività investigative in corso, sembra che all'interno di una cellula terroristica di matrice anarchica sgominata dalla Polizia ci siano due persone gravemente indiziate per aver provocato gravi danneggiamenti all'Alta velocità Roma-Firenze lo scorso 14 febbraio. Chi ha sempre negato che gli atti compiuti ai danni della nostra rete ferroviaria fossero veri e propri sabotaggi messi in atto da frange di anarchici, si trova oggi sconfessato dai fatti». La parlamentare del Carroccio ha poi concluso difendendo direttamente il ministro delle Infrastrutture: «Aveva ragione il ministro Matteo Salvini, ingiustamente accusato per i ritardi dei treni a causa degli atti compiuti da questi teppisti con l'unico obiettivo di creare un danno al Paese e alle infrastrutture. Chi ha attentato alla sicurezza dell'Italia, dei lavoratori e dei cittadini, è giusto che paghi».
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