
Un incendio è divampato ieri sera, intorno alle 22, all'interno dello stabilimento balneare Sporting Beach di Ostia, chiuso ormai da due anni. Una densa colonna di fumo nero si è alzata rapidamente sopra la struttura, visibile a distanza lungo il litorale, richiamando l'attenzione di residenti e passanti.
A dare l'allarme sono stati alcuni passanti che, notato il fumo levarsi dall'ex lido, hanno contattato il numero unico di emergenza. Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco insieme ai Carabinieri, che hanno prima di tutto verificato l'eventuale presenza di persone all'interno della struttura: non era da escludere, infatti, che qualcuno potesse aver trovato riparo per la notte tra le strutture abbandonate dello stabilimento. Il controllo non ha dato esito positivo e le operazioni di spegnimento si sono concluse in tempi rapidi, senza che le fiamme si propagassero oltre il perimetro dello stabilimento. Non risultano feriti.
Lo Sporting Beach è chiuso dal 2024 e rientra tra le strutture balneari della costa romana lasciate all'abbandono, con tutti i rischi che ne derivano in termini di degrado e sicurezza. Proprio pochi giorni fa il Comune di Roma aveva annunciato l'avvio di una serie di demolizioni lungo il litorale, nell'ambito del più ampio piano di riqualificazione del demanio marittimo: tra gli stabilimenti in lista figura anche lo Sporting, che dovrebbe seguire la stessa sorte del vicino Shilling, i cui lavori di abbattimento erano già cominciati.
Sulle cause dell'incendio indagano ora gli inquirenti. Trattandosi di una struttura chiusa e disabitata, non si esclude l'ipotesi dolosa, anche se solo gli accertamenti in corso potranno chiarire l'origine e la dinamica del rogo.
Quello di ieri notte non è il primo episodio di questo tipo sul litorale ostiense. Lo scorso 12 aprile un incendio aveva interessato l'ex stabilimento La Casetta, sul lungomare Vespucci, anch'esso abbandonato da anni e già teatro di occupazioni abusive: in quel caso le fiamme sarebbero partite da cumuli di rifiuti accatastati all'interno dell'edificio, e anche allora si era fatta strada l'ipotesi dolosa, mai però confermata dalle indagini. In precedenza era toccato al Village, bene confiscato al clan Fasciani, poi occupato e oggi riconvertito in spiaggia libera.
Uno schema che si ripete periodicamente: stabilimenti dismessi, privi di allacci e sorveglianza, lasciati per anni al degrado, e colpiti a intervalli regolari da incendi le cui cause restano spesso da chiarire.
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