
Un flusso di pensieri liberi, dove il linguaggio si fa corporeo, politico, grottesco, tra immagini spiazzanti e frasi che sembrano aforismi storti. Dopo «Piazzale degli Eroi» e «La ragazza di Vittorio», Tutti Fenomeni torna con «Vanagloria», terzo singolo disponibile da oggi, venerdì 9 gennaio, su tutte le piattaforme digitali. Il brano anticipa «Lunedì», il nuovo album in arrivo il 23 gennaio per 42 Records/Epic Records Italy.
Prodotto da Giorgio Poi, come tutto il resto del disco, «Vanagloria» mette in tensione contrasti evidenti: un sound arioso, quasi orchestrale, sostiene parole esplicite e dirette come «La mente è una vagina, Il clitoride è nell'orecchio E mentre te lo dico già mi sto facendo vecchio». Accanto alla provocazione emergono aperture emotive inattese: «L'amore è mettersi davanti in una sparatoria» e «Mi sono fatto vecchio Amandoti parecchio/ E mi viene da piangere /Quando sono con te».
Tra riferimenti pop come «Liberté Egalitè Loredana Bertè», il Milan di Filippo Inzaghi, la coppia Silvio Berlusconi-Adriano Galliani, il brano alterna sarcasmo e vulnerabilità. «Vanagloria» diventa così un’invettiva generazionale che smonta e rimonta simboli e miti alla ricerca di una verità emotiva più profonda.
«L’orecchio si fa clitoride per chi è ancora capace di sentire. L’antidoto alla morte è la vecchiaia. Diventare vecchi e godersi il poco tempo che si ha» scrive Tutti Fenomeni. E ancora: «Nella società iper controllata dove si dorme col sonnifero, il sesso è diventato quello di Saló e le 120 giornate: uno strumento di controllo, di umiliazione e di mortificazione del progresso umano». Fino alla stoccata finale: «I gol di Inzaghi e le 7 champions league sono solo il fumo negli occhi, vanagloria collettiva canalizzata nel consumo. Gli occhi ci hanno sedotto e ci hanno tradito. Ci siamo inginocchiati davanti ad un simulacro e l’abbiamo chiamato Dio».
Tra provocazione e tenerezza, «Vanagloria» conferma Tutti Fenomeni come interprete lucido del nostro tempo, capace di tenere insieme disincanto e fragilità. Un antipasto potente in attesa di «Lunedì», promesso come un disco che continuerà a interrogare il presente senza sconti.
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