Roma, 5 agosto 2026
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Tra caldo e proteste, nelle carceri del Lazio il sovraffollamento è sempre più difficile da gestire

Il rapporto di metà 2026 di Antigone descrive il sovraffollamento nelle carceri del Lazio: Latina al 220,8 per cento, caldo e carenze a Rebibbia, proteste e suicidi a Roma, Cassino e Viterbo

di Edoardo Iacolucci TEMPO DI LETTURA 3'
Carcere di Rebibbia (Ph. La Capitale)

Carcere di Rebibbia (Ph. La Capitale)

Il rapporto di metà anno dell’associazione Antigone descrive una situazione molto grave nelle carceri italiane, aggravata in estate dal caldo, dalla carenza di ventilatori e frigoriferi, dalla sospensione delle attività e dal numero di detenuti superiore ai posti disponibili. Nel Lazio questi problemi emergono soprattutto a Latina, Rebibbia, Cassino e Viterbo.

La situazione generale nelle carceri italiane

Al 28 luglio 2026 nelle carceri italiane c’erano 64.741 persone detenute. La capienza regolamentare era di 51.220 posti, ma 4.877 non erano utilizzabili: quelli effettivamente disponibili erano quindi 46.343. Antigone calcola così un tasso reale di affollamento del 139,7 per cento.

In cinque regioni il tasso medio superava il 150 per cento e in sei istituti le persone detenute erano più del doppio dei posti. Nelle 72 carceri visitate da Antigone nell’ultimo anno, il 44 per cento aveva almeno alcune celle con meno di tre metri quadrati calpestabili per persona. Nel 2025 sono state accolte 6.539 richieste di risarcimento o riduzione della pena per condizioni inumane o degradanti, il 12 per cento in più rispetto all’anno precedente.

Il sovraffollamento incide anche sull’assistenza sanitaria e sul personale. Il 9,3 per cento dei detenuti negli istituti visitati aveva una diagnosi psichiatrica grave, il 20,5 per cento assumeva stabilizzanti dell’umore, antipsicotici o antidepressivi e il 46 per cento sedativi o ipnotici. Mancava inoltre il 15,39 per cento degli agenti previsti e ogni educatore seguiva in media 69,5 detenuti.

A Latina ci sono più del doppio dei detenuti rispetto ai posti

Nel carcere di Latina il tasso di affollamento ha raggiunto il 220,8 per cento. È il terzo valore più alto d’Italia, dopo Lucca, al 256,8 per cento, e Milano San Vittore, al 223,6 per cento.

Latina è uno dei sei istituti italiani nei quali il numero dei detenuti supera il doppio dei posti disponibili. In tutto il paese sono 25 le carceri con un affollamento superiore al 180 per cento, livelli che secondo Antigone non si registravano dal 2013, l’anno della condanna dell’Italia da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo per le condizioni del sistema penitenziario.

Il caldo e le celle sovraffollate di Rebibbia Femminile

Nel reparto Camerotti di Rebibbia Femminile, al primo piano dell’istituto, Antigone ha rilevato la presenza di cinque detenute in camere destinate a tre persone. Le temperature elevate si sommano al sovraffollamento e alla presenza di donne con patologie pregresse, aumentando il disagio e le tensioni.

L’amministrazione aveva comunicato di avere distribuito un ventilatore per ogni cella. Durante la visita, però, sono state trovate camere completamente prive di ventilazione. Secondo Antigone, un solo apparecchio sarebbe comunque insufficiente negli ambienti sovraffollati.

A Rebibbia Femminile i frigoriferi non sono nelle celle. Per utilizzare l’unico apparecchio comune, le detenute devono chiedere l’intermediazione di una lavorante. Questo limita l’accesso autonomo all’acqua fresca, soprattutto di notte e durante le ore in cui le camere sono chiuse.

Le proteste a Cassino e Rebibbia

Il 29 gennaio una protesta nella seconda sezione del carcere di Cassino degenerò con lanci di oggetti contro gli agenti, l’esplosione di bombolette del gas da cucina e un incendio. Fu necessario l’intervento dei vigili del fuoco e nella notte vennero trasferiti 50 detenuti.

A Rebibbia ci sono state due proteste, il 6 aprile e il 2 maggio. Durante la seconda, nel reparto G12, furono incendiati materassi e coperte per ostruire i corridoi e ostacolare l’intervento della polizia penitenziaria. Antigone inserisce gli episodi in una sequenza nazionale di proteste legate alle condizioni materiali e alla crescente difficoltà di gestire la vita quotidiana negli istituti.

L’incendio di Viterbo e le 23 persone intossicate

L’episodio più grave nel Lazio avvenne il 26 luglio nel carcere Mammagialla di Viterbo. Una protesta nella sezione precauzionale è sfociata nell’incendio di alcuni materassi. Il fumo si diffuse nel reparto, che dovette essere evacuato con l’intervento dei vigili del fuoco e del personale sanitario.

Il bilancio riportato da Antigone è di 23 persone intossicate: 17 detenuti e sei agenti della polizia penitenziaria. Durante le operazioni di soccorso un detenuto di 29 anni si tolse la vita nella propria cella. Il carcere di Viterbo aveva un tasso di affollamento del 168 per cento.

I suicidi a Rebibbia e Viterbo

Tra gennaio e il 2 agosto 2026 almeno 38 persone si sono suicidate nelle carceri italiane, secondo Antigone. Gli episodi hanno riguardato 31 istituti. Rebibbia Nuovo Complesso e Viterbo sono tra le sei carceri che hanno registrato due suicidi ciascuna.

Il rapporto dedica attenzione anche alla sorveglianza particolare, un regime che limita attività, oggetti disponibili in cella e ore trascorse fuori. Viene descritto il caso di un detenuto di 22 anni di Rebibbia Nuovo Complesso, sottoposto alla misura dopo il ritrovamento di un telefono. Non partecipa ad attività, può trascorrere al massimo due ore all’aria aperta e non può tenere in cella neppure un ventilatore. Antigone riferisce che soffre di ansia, dorme grazie ai farmaci e sta progressivamente smettendo di allenarsi.

Nelle carceri visitate dall’associazione sono stati registrati in media 26,5 atti di autolesionismo ogni 100 detenuti, contro i 22,3 dell’anno precedente. I casi del Lazio mostrano come sovraffollamento, caldo, isolamento e riduzione delle attività possano sovrapporsi, rendendo più difficile sia la vita dei detenuti sia il lavoro di chi opera negli istituti.

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