
Condizioni di vita «disumane», il sovraffollamento e un bilancio che tocca quota 46 suicidi registrati dall’inizio dell’anno a livello nazionale. È l’allarme lanciato dalla Camera Penale di Roma durante un incontro con la stampa a piazzale Clodio, convocato alla vigilia dell’iniziativa dell’Unione delle Camere Penali Italiane “Lo stato generale dell’esecuzione penale. Anatomia di un disastro. Analisi e proposte”, in programma a Firenze. Per denunciare il degrado degli istituti e la violazione dei diritti fondamentali, i penalisti romani hanno proclamato l’astensione dalle udienze dal 23 al 29 settembre.
Nel corso della conferenza, il presidente della Camera Penale di Roma, Giuseppe Belcastro, ha utilizzato un paragone particolarmente forte per descrivere le condizioni nel carcere di Regina Coeli: «Il mio cane vive 50 volte meglio di un detenuto a Regina Coeli. Lui prende i croccantini quando vuole, viene assistito se malato, beve l’acqua e può andare a passeggiare se ne ha bisogno».
Una denuncia confermata anche dall’avvocata Maria Brucale, parte della delegazione dell’Osservatorio carceri che ha visitato di recente il penitenziario romano. Tra le criticità emerse ci sono l’assenza di frigoriferi, i bagni adiacenti alle cucine e le temperature inumane registrate durante l’estate, aggravate nel reparto di assistenza psichiatrica da finestre coperte con lastre di plexiglas. Brucale ha poi evidenziato le difficoltà estreme vissute dai detenuti persino nelle cosiddette celle “pulite”, dove l’acqua potabile deve essere chiesta agli agenti della Polizia penitenziaria attraverso le feritoie.
A Rebibbia la situazione non appare migliore: i penalisti hanno segnalato gravi criticità igienico-sanitarie, tra cui la presenza di roditori e casi di scabbia.
La mobilitazione punta i riflettori sull’intero sistema dell’esecuzione penale. L’avvocato Francesco Bianchi ha allargato lo sguardo ad altri contesti critici:
«La questione della salute dietro le sbarre riguarda anche il settore minorile e i CPR. Questi ultimi poi sono luoghi dove non ci fanno neanche entrare per vedere come sta chi è ospite lì».
Nel mirino della Camera Penale ci sono anche le risposte istituzionali. Belcastro ha criticato l’interlocuzione con il Ministero e la situazione del Tribunale di sorveglianza di Roma, evidenziando come, a fronte della crisi, la risposta ricevuta sia stata paradossalmente la riduzione della pianta organica di otto unità. Secondo il presidente, quanto accade negli istituti compromette direttamente «la tenuta dello Stato di diritto, il rispetto dei principi costituzionali e la qualità stessa della nostra democrazia».
Il problema si inserisce in un contesto di crisi strutturale dell’intero sistema penitenziario italiano. Secondo i dati richiamati dall’associazione Antigone, a fronte di una capienza ordinaria di circa 51.183 posti, i detenuti presenti nelle carceri italiane sono ben 64.709. Un quadro aggravato dall’emergenza suicidi, che conta già 46 vittime dall’inizio del 2026.
Per dare voce a questa protesta e chiedere interventi urgenti, l’astensione dalle udienze proclamata dagli avvocati penalisti romani prenderà il via il prossimo 23 settembre e proseguirà fino al 29 dello stesso mese.
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