Roma, 1 settembre 2026

I giovani cinesi stanno cambiando il modo in cui comprano i tessuti italiani

Meno completi formali e più capi versatili, sportivi e acquistati online. Alla fiera Intertextile di Shanghai le aziende italiane raccontano l’evoluzione del mercato cinese

di Redazione La Capitale TEMPO DI LETTURA 4'
Fiera Intertextile di Shanghai. Foto: agenzia Xinhua

Fiera Intertextile di Shanghai. Foto: agenzia Xinhua

Il completo formale con la cravatta non è più l'unico punto di riferimento per chi in Cina acquista tessuti italiani di alta gamma. Tra i consumatori più giovani cresce la domanda di capi più informali, comodi e utilizzabili in occasioni diverse, mentre l'e-commerce sta facendo emergere nuovi clienti e prodotti che fino a pochi anni fa avevano uno spazio marginale sul mercato.

È quanto raccontano alcune aziende italiane presenti a Intertextile Shanghai Apparel Fabrics, una delle principali fiere asiatiche dedicate al settore tessile, che si è svolta a Shanghai dal 25 al 27 agosto.

Allo stand di Vitale Barberis Canonico, accanto ai tradizionali tessuti per abiti in lana, sono state presentate una giacca casual in lana blu denim e una in pied-de-poule con finitura idrorepellente. Prodotti che mostrano come anche un materiale fortemente associato alla sartoria classica venga progressivamente utilizzato per capi pensati per il tempo libero e la vita quotidiana.

Dai completi con la cravatta a un guardaroba più informale

Secondo Alessandro Barberis Canonico, amministratore delegato dell'azienda biellese, il cambiamento della domanda cinese è diventato evidente nel corso degli anni.

Quando Vitale Barberis Canonico ha iniziato a sviluppare il proprio mercato nel Paese, ha spiegato a Xinhua, i clienti cercavano soprattutto l'abbigliamento maschile formale: completi tradizionali, generalmente indossati con la cravatta.

Progressivamente il mercato si è allargato alle giacche e a un abbigliamento da lavoro meno rigido, fino ad arrivare a capi utilizzabili in contesti molto differenti.

Il cambiamento riguarda soprattutto i più giovani, che secondo Barberis Canonico «non si accontentano più dei tradizionali abiti formali», ma cercano prodotti capaci di esprimere maggiormente il proprio stile personale e attribuiscono più importanza a comfort e versatilità.

La tendenza ha portato l'azienda ad ampliare anche le proposte legate allo sport e all'outdoor, seguendo la crescita dell'athleisure, cioè l'utilizzo di materiali e caratteristiche proprie dell'abbigliamento sportivo anche nei capi destinati alla vita quotidiana.

Una direzione coerente con l'evoluzione recente delle collezioni del lanificio, che sta progressivamente affiancando ai tessuti classici soluzioni stretch, resistenti alle pieghe e pensate anche per un utilizzo casual e per i viaggi.

L'e-commerce crea nuovi clienti per i lanifici italiani

Un altro cambiamento arriva dalla crescita delle vendite online.

Per il Lanificio Luigi Colombo, storicamente legato soprattutto alla produzione di cashmere e fibre pregiate, l'e-commerce cinese ha portato domanda anche verso tessuti che non rappresentavano tradizionalmente i prodotti più venduti nel Paese.

Zhao Long, agente dell'azienda in Cina, ha citato il caso di alcuni tessuti femminili in stile tweed, diventati più popolari tra i clienti online. In alcuni casi rappresentano il primo acquisto di un nuovo cliente, che successivamente si orienta verso prodotti in cashmere.

Il commercio digitale sta però modificando anche il rapporto tra produttori e acquirenti. I grandi marchi possono programmare ordini consistenti, mentre molte realtà nate online preferiscono partire con quantità limitate per non accumulare scorte e chiedono la possibilità di effettuare rapidamente nuovi ordini se un prodotto ha successo.

Per i produttori significa quindi confrontarsi con un mercato più frammentato e veloce, nel quale la capacità di adattare quantità e tempi di produzione assume un peso maggiore rispetto al passato.

I clienti chiedono anche da dove viene il cashmere

Tra i segnali osservati dalle aziende italiane c'è anche una maggiore attenzione alla tracciabilità delle materie prime.

Andrea Rossi, amministratore delegato del Lanificio Luigi Colombo, ha spiegato che alcuni marchi cinesi attivi soprattutto online hanno iniziato a chiedere informazioni non soltanto sulle caratteristiche del cashmere, ma anche sulla sua provenienza e sulle modalità con cui viene prodotto.

La tracciabilità diventa così un altro elemento con cui competere sul mercato di fascia alta, insieme alla qualità tradizionalmente associata ai tessuti italiani.

Nel caso di Colombo, l'azienda dichiara di seguire direttamente la propria filiera del cashmere, dalla selezione della fibra nelle aree di origine fino alla lavorazione negli stabilimenti italiani.

Le aziende italiane guardano anche alla tecnologia cinese

Il rapporto tra le due industrie non procede però in un'unica direzione.

Per alcune imprese italiane la fiera di Shanghai è anche un'occasione per osservare le tecnologie sviluppate dai produttori cinesi, soprattutto nel settore dei tessuti tecnici e funzionali.

«Siamo venuti alla fiera non soltanto per vendere, ma anche per osservare i prodotti e le tecnologie dei nostri omologhi cinesi e trarne nuovi spunti», ha spiegato a Xinhua Antonio Petrocchi, rappresentante di Mario Cucchetti Tessuti.

Funzionalità, resistenza, trattamenti dei materiali e nuove tecniche produttive stanno infatti diventando sempre più importanti anche nel segmento di fascia alta, affiancandosi a elementi tradizionali come qualità delle fibre e lavorazione.

L'export italiano verso la Cina cresce del 7,8 per cento

I segnali provenienti dal mercato cinese assumono un peso particolare in un momento ancora difficile per l'industria tessile italiana.

Secondo i dati elaborati dall'Ufficio Studi Economici e Statistici di Confindustria Moda e pubblicati da Milano Unica, nel primo trimestre del 2026 le esportazioni italiane di tessuti hanno raggiunto i 729 milioni di euro, diminuendo complessivamente del 3,4 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025.

La Cina si è invece mossa nella direzione opposta: le esportazioni italiane verso il mercato cinese sono aumentate del 7,8 per cento. Nello stesso periodo sono cresciute anche quelle verso Francia (+8,5 per cento) e Polonia (+19,6 per cento), mentre sono diminuite quelle dirette negli Stati Uniti (-10,7 per cento), in Tunisia (-9,1), Spagna (-5,1) e Germania (-0,8).

È ancora un dato limitato ai primi tre mesi dell'anno e non sufficiente a stabilire una tendenza di lungo periodo. Ma mostra come, mentre il comparto tessile italiano continua a confrontarsi con una domanda internazionale debole, la Cina rappresenti uno dei mercati in controtendenza.

E anche lì ciò che viene richiesto sta cambiando: alla reputazione del Made in Italy e alla qualità dei materiali si aggiungono sempre più spesso comodità, utilizzo quotidiano, rapidità degli ordini, tracciabilità e innovazione tecnologica.

Fonte: agenzia Xinhua

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