
Rome Art Week 2026, "Taste the Art", Lissor e Michela Carboni
Roma saluta l'undicesima edizione di Rome Art Week, la manifestazione che dal 19 al 25 ottobre ha trasformato la Capitale in un grande laboratorio diffuso di arte contemporanea. Una settimana di mostre, performance, incontri e visite agli atelier, con quasi mille partecipanti tra artisti, curatori, gallerie e istituzioni culturali e oltre 500 appuntamenti distribuiti nei diversi quartieri della città.
Una manifestazione che offre al pubblico la possibilità di avvicinarsi all'arte contemporanea non soltanto attraverso i tradizionali spazi espositivi, ma anche entrando nei luoghi in cui le opere nascono, incontrando direttamente gli artisti e scoprendo percorsi creativi spesso lontani dai circuiti più conosciuti.
È proprio questa dimensione aperta e partecipativa a rappresentare uno degli aspetti più interessanti di Rome Art Week: una città che diventa spazio di ricerca, sperimentazione e dialogo tra linguaggi artistici differenti.
E tra gli appuntamenti dell'ultima giornata, sul litorale romano, un piccolo evento ha saputo interpretare questo spirito in maniera particolarmente originale.
Una splendida domenica di sole, il cielo attraversato dalle nuvole e la luce del pomeriggio che lentamente si tinge dei colori del tramonto. Sul lungomare di Ostia, nello studio della pittrice Lissor, l'incontro con la chef Michela Carboni ha dato vita a Taste the Art, un'esperienza nella quale pittura, collage, incisioni e gastronomia si sono intrecciati in un percorso multisensoriale.

Non una semplice mostra accompagnata da una degustazione, ma una performance costruita intorno alle opere dell'artista e alle interpretazioni culinarie della chef.
Il pubblico è stato accompagnato alla scoperta dei lavori di Lissor attraverso il racconto delle opere, dei loro significati e delle suggestioni che le hanno ispirate. Contemporaneamente, quasi seguendo il ritmo di una narrazione, le creazioni gastronomiche sono state servite una dopo l'altra, ciascuna in dialogo con un'immagine, una forma o un colore delle opere.
Una successione di piccoli incontri tra linguaggi diversi, nei quali il confine tra arte visiva e arte culinaria è diventato sempre più sottile.
Ed è forse proprio questo il gioco più affascinante ideato dalle due protagoniste. Le immagini raccontano un mondo nel quale la natura, le forme e i colori delle opere di Lissor trovano una sorprendente corrispondenza nelle creazioni di Michela Carboni.
Le foglie disegnate negli sketchbook dell'artista, attraversate da nervature bianche e tonalità verdi, rosa e violacee, sembrano uscire dalla pagina per trasformarsi in delicate trame commestibili, leggere e traforate, dolci e salate.

Un'altra composizione, dedicata al mondo marino, accosta pesci dalle tonalità azzurre, arancioni e dorate a piccoli biscotti sagomati, riprendendo il dialogo tra il disegno e la sua interpretazione gastronomica.
E poi le rose dipinte dall'artista, accese di rosso e rosa, diventano piccole opere tridimensionali di alta pasticceria, con petali modellati e sfumature che ricordano vere composizioni floreali.
Ma la sorpresa più curiosa arriva proprio quando l'occhio sembra riconoscere qualcosa di familiare.
Su un piatto, tra nocciole e rami d'ulivo, compaiono delle olive. O almeno così sembrano. La loro forma, il colore e la superficie lucida riproducono perfettamente il frutto, ma l'assaggio rivela una preparazione del tutto inattesa.
È il gioco dell'illusione gastronomica in cui ciò che appare evidente alla vista viene contraddetto dal gusto, trasformando un semplice assaggio in una piccola scoperta.
Accanto a queste creazioni, sfere lucide, intrecci sottilissimi e composizioni che richiamano spighe e foglie testimoniano un lavoro di precisione, fantasia e sperimentazione.
Ogni elemento è pensato per sorprendere, ma soprattutto per stabilire una relazione tra le due artiste e le loro opere.
Ne nasce un percorso fatto di contrasti e corrispondenze, nel quale la materia cambia forma e funzione, passando dal segno sulla carta alla costruzione gastronomica.
La ricerca di Lissor attraversa pittura, incisione e collage, con un linguaggio nel quale natura, colore e composizione assumono un ruolo centrale.
Michela Carboni raccoglie questi stimoli e li rielabora attraverso ingredienti, consistenze, tecniche e presentazioni, creando un percorso che non si limita a riprodurre visivamente le opere, ma cerca di interpretarne le suggestioni.

Il risultato è un'esperienza che coinvolge contemporaneamente vista, gusto, olfatto e immaginazione. Mentre l'artista racconta il proprio lavoro, la chef ne propone una lettura diversa, effimera e sorprendente, destinata a vivere nel momento stesso in cui viene assaporata.
Il pubblico non è soltanto spettatore, ma partecipa a un racconto nel quale ogni opera trova una nuova espressione e ogni creazione culinaria aggiunge un elemento di scoperta.
Una contaminazione che invita a riflettere anche sul significato dell'arte contemporanea e sulla sua capacità di attraversare discipline, materiali ed esperienze apparentemente lontani.
A concludere il pomeriggio, una torta sulla quale la pittrice crea in diretta un disegno che suggella simbolicamente il percorso condiviso dalle due protagoniste.
Un finale perfettamente in sintonia con lo spirito dell'iniziativa, nel quale l'opera non è più soltanto qualcosa da osservare, ma anche da condividere e assaporare.
Fuori, intanto, il sole scende lentamente sul mare di Ostia. La luce del tramonto accompagna gli ultimi momenti di questo incontro, aggiungendo i colori del paesaggio a quelli delle opere e delle creazioni gastronomiche.
Un piccolo evento, ma capace di raccontare uno degli aspetti più interessanti di Rome Art Week: la possibilità di scoprire l'arte attraverso esperienze inattese, entrando negli spazi della creatività e lasciandosi sorprendere dall'incontro tra sensibilità differenti.
Perché, in fondo, anche una creazione destinata a scomparire in un assaggio può lasciare un ricordo duraturo.
E così, tra il mare, i colori e un ultimo dolce, Rome Art Week trova a Ostia il suo dulcis in fundo: un'esperienza nella quale l'arte non si è soltanto guardata, ma si è anche assaporata.

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