
La rubrica “Alla scoperta dei piatti da mangiare a Roma de La Capitale” fa tappa questa volta da Raviolo d’Oro, nel dedalo affascinante di vicoli che si intrecciano tra il Pantheon e Piazza del Collegio Romano.
Qui Roma cambia ritmo.
Le grandi vie si restringono in stradine acciottolate, le voci si abbassano, le finestre si aprono su palazzi antichi che raccontano secoli di storia. A pochi passi sorge il maestoso Collegio Romano, simbolo del Rinascimento romano, mentre attorno si snodano botteghe, enoteche e trattorie che custodiscono la vera anima gastronomica della città.
È in questo contesto intimo e autentico che nasce il protagonista di oggi: i ravioli alla cacio e pepe.
Da Raviolo d’Oro la pasta fresca non è un semplice accompagnamento, ma il punto di partenza dell’intera proposta gastronomica. La sfoglia, lavorata artigianalmente, si presenta sottile ma resistente, studiata per sostenere il condimento senza perdere consistenza.
Protagonista del piatto è la cacio e pepe, proposta in una versione cremosa ed equilibrata: una mantecatura vellutata che avvolge i ravioli con intensità controllata, evitando eccessi e lasciando spazio alla qualità degli ingredienti.
Nel gusto si distinguono chiaramente la sapidità del pecorino romano, la fragranza aromatica del pepe nero macinato al momento e la cremosità della salsa, che lega il tutto con precisione.
Il risultato è un insieme armonico, in cui la tradizione romana dialoga con la pasta ripiena senza forzature, trovando un punto d’incontro coerente tra tecnica, territorio e materia prima. Ogni assaggio restituisce l’idea di una cucina curata, consapevole e rispettosa degli equilibri.
La cacio e pepe è uno dei piatti più antichi della tradizione romana. Nata come ricetta dei pastori, prevedeva ingredienti semplici e conservabili: pasta secca, pecorino stagionato e pepe. Un piatto essenziale, ma di grande carattere.
I ravioli, invece, affondano le loro radici nella tradizione medievale italiana. Diffusi in molte regioni del Centro Italia, rappresentavano una preparazione “ricca”, spesso legata alle festività o alle domeniche in famiglia.
Unire queste due tradizioni significa raccontare l’evoluzione della cucina romana. Roma, città aperta, ha sempre accolto influenze, adattato ricette, reinventato abitudini.
Nel corso del Novecento, molte trattorie del centro storico hanno iniziato a sperimentare contaminazioni tra pasta fresca e condimenti tipicamente romani. Non un tradimento, ma un’evoluzione naturale.
La versione proposta da Raviolo d’Oro si inserisce proprio in questa storia: una reinterpretazione rispettosa, dove la cremosità della cacio e pepe diventa protagonista assoluta. È la dimostrazione che la tradizione non è immobile, ma viva.
Entrare da Raviolo d’Oro significa respirare convivialità. L’ambiente è caldo, raccolto, con dettagli che richiamano l’osteria romana contemporanea: tavoli ravvicinati, profumo di pasta fresca, il rumore rassicurante dei piatti che arrivano in sala.
Fuori, i tavolini affacciati sui vicoli del centro regalano un’esperienza ancora più suggestiva. La sera, le luci calde si riflettono sui sampietrini, mentre il passeggio romano accompagna la cena.
Dopo il pasto, basta camminare pochi metri per ritrovarsi davanti alla maestosità del Collegio Romano o perdersi tra le stradine che conducono al Pantheon.
Qui il cibo non è solo nutrimento, ma parte integrante dell’esperienza urbana.
Scegliere Raviolo d’Oro significa concedersi un momento autentico nel cuore più vero della Capitale. Per chi ama la pasta fresca fatta come una volta. Per chi cerca un piatto simbolo della tradizione romana reinterpretato con personalità. Per chi vuole cenare immerso nella storia, tra i vicoli che raccontano secoli di vita romana.
I ravioli alla cacio e pepe non sono solo un piatto: sono un incontro tra passato e presente, tra semplicità e carattere, tra manualità e gusto. E nel cuore dei vicoli del centro, dove Roma si mostra nella sua forma più sincera, ogni forchettata diventa un piccolo viaggio nella tradizione che evolve.
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