
La cerimonia di apertura dell’ottavo Simposio internazionale sulla conservazione del patrimonio culturale attraverso la digitalizzazione, a Pechino. Foto Xinhua/Ju Huanzong
Come possono gemelli digitali, sistemi informativi e nuove tecnologie essere utilizzati per conservare e rendere accessibile il patrimonio culturale? È il tema al centro dell’ottava edizione del Simposio internazionale sulla conservazione del patrimonio culturale attraverso la digitalizzazione (CHCD), iniziato il 9 settembre a Pechino.
L’evento, organizzato dalla Tsinghua University, dura quattro giorni e riunisce esperti e studiosi provenienti da oltre 20 Paesi e regioni, insieme a rappresentanti dei settori culturale, tecnologico e industriale.
Nel corso della prima giornata è stato firmato anche un accordo di collaborazione tra Cina e Italia nel turismo culturale digitale, che avrà come riferimento il sito archeologico di Xanadu, nella Mongolia Interna.
La collaborazione sino-italiana è stata presentata durante la cerimonia inaugurale del forum.
Le informazioni diffuse finora indicano Xanadu come riferimento culturale dell’iniziativa, ma non specificano ancora i soggetti italiani firmatari, la durata dell’accordo o quali applicazioni digitali verranno sviluppate.
Il sito è inserito dal 2012 nella Lista del Patrimonio mondiale dell’UNESCO. Si tratta dei resti della città fondata nel XIII secolo e utilizzata prima come capitale e poi come residenza estiva da Kublai Khan e dalla dinastia Yuan. L’UNESCO la considera una testimonianza dell’incontro tra le culture nomadi mongole e quelle agricole della Cina settentrionale.
Paese ospite d’onore dell’edizione 2026 è la Grecia.
Durante una sessione specifica, studiosi ed esperti cinesi e greci si sono confrontati sull’utilizzo della mappatura ad alta precisione, dei gemelli digitali e dei sistemi informativi intelligenti applicati alla conservazione del patrimonio.
I gemelli digitali permettono di creare rappresentazioni virtuali dettagliate di edifici, siti archeologici o altri beni, che possono essere utilizzate per documentarne lo stato, studiare possibili interventi e conservarne una copia digitale aggiornata.
Durante l’apertura è stato inoltre lanciato un progetto dedicato alla rivitalizzazione digitale del patrimonio industriale nucleare GRR1 del Centro nazionale greco per la ricerca scientifica.
Accanto alle sessioni scientifiche, il programma comprende anche iniziative dedicate al patrimonio culturale immateriale, con una mostra di costumi tradizionali, una fiera dell’artigianato e incontri sulle culture etniche.
«Il nostro obiettivo è costruire una piattaforma aperta e intersettoriale che riunisca governo, industria, mondo accademico e istituti di ricerca», ha spiegato He Yan, presidente del Tsinghua Heritage Institute for Digitalization, tra gli organizzatori esecutivi del simposio.
L’obiettivo dichiarato è sperimentare nuovi modelli nei quali gli strumenti digitali non servano soltanto a documentare i beni culturali, ma anche a sviluppare nuove modalità per studiarli e presentarli al pubblico.
Il CHCD è nato nel 2010 e quella in corso a Pechino è la sua ottava edizione.
Fonte: agenzia Xinhua
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