
Francesco Riva (Cnel)
Dal gennaio 2026 il diritto all’oblio oncologico entrerà pienamente a regime. Le persone dichiarate guarite da un tumore non saranno più obbligate a dichiarare la malattia pregressa in caso di mutui, assicurazioni, adozioni o percorsi lavorativi. Una norma attesa da anni, destinata a incidere sulla vita di circa un milione di italiani. Ma la fine delle discriminazioni, avverte chi ha promosso la legge, non sarà automatica: serviranno informazione, controlli e soprattutto un cambiamento culturale.
Il disegno di legge è stato presentato dal professor Francesco Riva, medico e consigliere del Consiglio nazionale dell’Economia e del Lavoro, oggi Presidente delegato della Giunta del Regolamento del CNEL e membro del Consiglio di Presidenza dell’organo consultivo.
Riva ha diretto per oltre vent’anni l’Unità operativa complessa di Chirurgia odontostomatologica del Policlinico Umberto I Eastman di Roma. Dal 2019 guida il Dipartimento Sanità della CIU-Unionquadri, che rappresenta quadri, ricercatori ed elevate professionalità, e dal 2020 siede al CNEL in rappresentanza della Confederazione ed è componente del Comitato consultivo ANVUR e del Comitato nazionale per la sicurezza alimentare del Ministero della Salute.
Il tema ha un peso rilevante anche nel Lazio: secondo i dati della Fondazione AIOM (Associazione italiana di oncologia medica), nella regione si registrano ogni anno oltre 32 mila nuovi casi di tumore e più di 46 mila ricoveri ospedalieri legati a patologie oncologiche.
Abbiamo intervistato il professor Riva per capire cosa cambia concretamente dal 2026 e quali sono i prossimi passaggi.
Dopo l’approvazione della legge ci sono state alcune difficoltà legate ai decreti attuativi, ma ora lo strumento è pienamente operativo. È fondamentale far conoscere questa possibilità a tutti i pazienti dichiarati guariti secondo i criteri scientifici: per alcune patologie dopo 10 anni dalla fine delle terapie, per altre dopo 5 anni se la diagnosi è arrivata prima dei 21 anni.
Parallelamente bisogna fare una grande attività di informazione nei settori coinvolti: banche, assicurazioni, mondo del lavoro. Dovrebbero essere loro stessi a comunicare che certi impedimenti non sono più attivi. Lo stesso vale a livello sindacale, imprenditoriale e datoriale.
Sì, molte persone non sono a conoscenza di questo diritto. Anche il mondo dell’informazione deve farsi carico di diffondere queste notizie. È stata una legge presente in Parlamento per anni: quando mi è stato chiesto di portarla avanti ho seguito un percorso istituzionale con audizioni e confronti, poi il disegno di legge è stato approvato all’unanimità sia alla Camera sia al Senato.
Adesso però bisogna farla vivere nella pratica quotidiana.
Non può farlo, andrebbe contro la legge. Sarebbe utile organizzare momenti di confronto per chiarire cosa prevede la norma. A volte i formulari restano invariati e continuano a chiedere se una persona abbia avuto malattie.
Se il cittadino è stato dichiarato guarito secondo i criteri previsti, non deve dichiararlo. Naturalmente resta la responsabilità individuale nel fornire informazioni corrette, ma è evidente che serve una comunicazione più capillare, anche attraverso le associazioni dei pazienti e le società scientifiche.
I tempi sono definiti dalla comunità scientifica. Ci sono tumori che, anche dopo 10 anni, possono presentare recidive o metastasi. Non si tratta quindi di un limite politico, ma medico-scientifico. È una responsabilità stabilire quando una persona può essere considerata effettivamente guarita.
Ci sono anche aspetti delicati, come nel caso delle adozioni, dove si è voluto tutelare il minore da possibili ulteriori traumi.
A livello nazionale, parliamo di circa un milione di persone dichiarate guarite.
Ed è proprio questo il punto che ho portato anche al CNEL: stiamo parlando di persone che rientrano pienamente nel mondo produttivo. Possono riprendere l’attività lavorativa, avere una progressione di carriera, accendere un mutuo. E accendere un mutuo significa mobilitare un intero indotto economico. Sono persone che per anni sono rimaste ai margini, almeno sotto il profilo delle opportunità.
Il prossimo passo è culturale. C’è ancora paura nel dire di aver avuto un tumore. Dobbiamo far sentire queste persone pienamente vive, parte della società. Anche perché nel campo oncologico la fiducia è fondamentale: può sembrare retorico, ma l’ottimismo e la fiducia sono parte integrante del percorso di cura.
La Capitale, il nuovo giornale online di Roma
La Capitale, è una testata giornalistica iscritta nel Registro Stampa del Tribunale di Roma il 25 luglio 2024, n. 100/2024
DIRETTORE RESPONSABILE
Stefano Quagliozzi