
Vernice rossa a terra, un cocomero gonfiabile e tante bandiere palestinesi che sventolano di fronte all’obelisco egizio di piazza Montecitorio. Un centinaio di manifestanti si riunisce nel tardo pomeriggio del 20 maggio davanti alla Camera dei deputati, a Roma, per un presidio di solidarietà agli attivisti della Flotilla, fermati dalle forze israeliane dopo l’abbordaggio dell’imbarcazione in acque internazionali al largo di Cipro.
La protesta prosegue nonostante la pioggia sulla Capitale ed è accompagnata da un flash mob che riproduce le immagini diffuse dal ministro israeliano Itamar Ben Gvir, esponente del governo israeliano, e già condannate dal governo italiano. I partecipanti si inginocchiano sul selciato con gli occhi bendati, richiamando le scene mostrate nei video relativi al fermo degli attivisti.
La mobilitazione arriva dopo il fermo delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, partite dalla Turchia con l’obiettivo dichiarato di raggiungere Gaza per portare aiuti umanitari e contestare il blocco navale israeliano. Secondo le informazioni diffuse nelle ultime ore, tra gli attivisti coinvolti ci sono anche cittadini italiani.
Nella mattinata è intervenuto il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. In una nota diffusa dal Campidoglio, il primo cittadino ha espresso «forte preoccupazione» per il fermo degli attivisti, tra i quali ci sarebbero anche cittadini romani e residenti nella Capitale, chiedendo «piena tutela, assistenza, condizioni di sicurezza e una rapida liberazione, nel rispetto del diritto internazionale e dei diritti fondamentali». Il sindaco aveva inoltre spiegato che Roma Capitale era in contatto con la Farnesina per seguire l’evoluzione della situazione.
Tra i partecipanti al presidio emergono rabbia e richieste di un cambio di linea da parte del governo italiano.
Un manifestante sintetizza così il motivo della presenza in piazza: «Siamo abbastanza esausti di essere presi in giro: basta violenza, basta occupazione, basta guerra».
Un giovane manifestante sventola una bandiera al centro della piazza. Indossa una maglietta con le bandiere del Marocco e della Palestina e spiega: «Siamo qui per fermare il genocidio della Palestina che va avanti da troppo tempo». Poi aggiunge: «Sono nostri concittadini e al governo sta il dovere di fare qualcosa».
Francesca, tra le partecipanti alla manifestazione, chiede un cambio di linea da parte dell’esecutivo: «Il governo deve interrompere gli accordi con Israele e chiedere il rispetto della sovranità nazionale». E precisa: «Non è una posizione antisemita, è una posizione antisionista».
Accanto a lei c’è Mario, che rivolge un appello al governo italiano: «Il governo dovrebbe comportarsi da governo sovranista, non a parole ma a fatti, come Sanchez in Spagna». Poi conclude con una riflessione: «Noi festeggiamo il 25 aprile e mai più significa mai più per nessuno».
Al presidio prendono parte esponenti delle opposizioni, tra cui le parlamentari e i parlamentari Stefania Ascari, Alessandra Maiorino, Marco Croatti, Marco Grimaldi, Arturo Scotto e Laura Boldrini.
Alessandra Maiorino, senatrice del Movimento 5 Stelle, critica duramente quanto avvenuto. Definisce il trattamento riservato agli attivisti un’«accoglienza assolutamente ripugnante, degradante, umiliante, al limite della tortura». La parlamentare fa riferimento alle immagini degli attivisti «legati con i laccetti di plastica ai polsi», inginocchiati e «anche malmenati».
Maiorino contesta poi la posizione del governo italiano, sostenendo che le parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni siano «assolutamente ipocrite» e chiedendo misure più incisive nei confronti di Israele.
Sulla mobilitazione interviene anche Giovanni Barbera, segretario romano e membro della Direzione nazionale di Rifondazione comunista. In una nota, Barbera definisce le immagini degli attivisti «l’ennesimo salto di qualità nella barbarie politica e morale» del governo israeliano. Il dirigente del Prc giudica «vergognosamente insufficiente» la reazione dell’esecutivo italiano. Chiede l’interruzione dei rapporti politici, militari e commerciali con Israele e l’adozione di sanzioni.
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