Roma, 5 settembre 2026
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Il blackout di Roma Termini costa caro a RFI: multa da 1,75 milioni per il caos treni del 2 ottobre 2024

L'Autorità di Regolazione dei Trasporti ha inflitto una sanzione pesante a Rete Ferroviaria Italiana dopo l'istruttoria sul disastro ferroviario che paralizzò la stazione capitolina e l'intera rete nazionale, con oltre mille treni coinvolti e ritardi accumulati per quasi 70mila minuti. La "favola del chiodo" raccontata dal ministro Salvini viene smentita dai fatti

di Leonardo Campara TEMPO DI LETTURA 2'
Il blackout di Roma Termini costa caro a RFI: multa da 1,75 milioni per il caos treni del 2 ottobre 2024

Il giorno in cui il traffico ferroviario si fermò. Era il 2 ottobre 2024 quando Roma Termini divenne l'epicentro di un caos che si propagò a macchia d'olio su tutta la rete ferroviaria italiana. I pendolari e i viaggiatori ricordano ancora quelle ore di paralisi, con migliaia di persone bloccate sui binari o costrette a cercare soluzioni alternative per i propri spostamenti.

Quella mattina, un guasto tecnico mandò in tilt gli apparati di gestione del traffico ferroviario. L'evento scatenante fu un danneggiamento a un cavo elettrico verificatosi durante la notte, intorno all'1:30, che compromise l'alimentazione della linea Acea. I tecnici intervennero prontamente isolando il tratto danneggiato, ma l'operazione innescò una reazione a catena imprevista: il sistema automatico che avrebbe dovuto attivare la linea elettrica alternativa FS non funzionò, generando un blocco permanente della logica interna della cabina elettrica.

Alle 6:20 del mattino, le batterie di backup avevano ormai esaurito la loro autonomia, lasciando al buio - letteralmente - i sistemi di controllo del traffico nel nodo di Roma.

Numeri da record: 1.165 treni e 69mila minuti di ritardo

Il bilancio di quella giornata è da capogiro. L'istruttoria condotta dall'Autorità di Regolazione dei Trasporti ha quantificato con precisione i danni:

  • 686 treni regionali coinvolti con 360 soppressioni totali e 148 parziali
  • 33.374 minuti di ritardo accumulati solo per il trasporto regionale
  • 277 treni Alta Velocità interessati, con 34 soppressioni totali e 21 parziali
  • 20.517 minuti di ritardo per l'Alta Velocità

Considerando anche gli altri servizi e il trasporto merci, il computo totale sale a 1.165 treni coinvolti e 69.267 minuti di ritardo complessivi.

Un disastro che ha messo in ginocchio il sistema e che ha costretto le imprese ferroviarie a sostenere costi ingenti per rimborsi, indennizzi, bus sostitutivi, taxi e persino pernottamenti in hotel per i viaggiatori rimasti a piedi.

La «favola del chiodo» e la realtà dell'istruttoria

All'indomani del caos, il ministro dei Trasporti Matteo Salvini attribuì la colpa a

"un chiodo piantato male"

da una ditta impegnata in lavori, chiedendo pubblicamente nome, cognome e codice fiscale dei responsabili. Una versione che l'istruttoria dell'Art ha ora definitivamente smentito.

La relazione dell'Autorità mette in fila una lunga serie di errori e negligenze nella gestione dell'emergenza da parte di RFI, che vanno ben oltre il presunto chiodo. Tra le criticità emerse:

  • Assenza di sistemi di allarme nella centralina di bassa tensione di Roma Termini
  • Mancanza di procedure adeguate per la prevenzione di guasti simili
  • Carenze nella gestione dell'emergenza, con comunicazioni insufficienti ai viaggiatori
  • Sottovalutazione dei rischi legati all'esaurimento delle batterie di backup
"L'Autorità ha accertato molteplici carenze nella gestione dell'infrastruttura, nei sistemi di allarme e nelle misure di prevenzione e gestione dell'emergenza",

ha commentato il deputato Andrea Casu, membro della commissione Trasporti alla Camera, definendo "definitivamente smontata la favola del chiodo".

Una sanzione da record e un futuro da ripensare

La multa da 1,75 milioni di euro inflitta a RFI rappresenta una delle sanzioni più pesanti mai comminate dall'Autorità di Regolazione dei Trasporti. Un segnale forte che sottolinea la gravità delle mancanze riscontrate e la necessità di intervenire con urgenza sulla sicurezza e l'affidabilità dell'infrastruttura ferroviaria.

"Quella giornata non è purtroppo un caso isolato", ha aggiunto Casu, sottolineando come al 31 luglio 2026 si siano già calcolati, solo in quest'anno e senza contare i giorni di sciopero, oltre otto anni e mezzo di ritardi ferroviari complessivi.

Per i pendolari e i viaggiatori italiani, la speranza è che questa pesante sanzione rappresenti un punto di svolta, spingendo RFI a investire in manutenzione preventiva, sistemi di allarme più efficaci e piani di emergenza all'altezza di una rete ferroviaria moderna. La vera sfida, ora, è trasformare questa multa in una lezione imparata, affinché il caos del 2 ottobre 2024 non si ripeta mai più.

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