
Il giorno in cui il traffico ferroviario si fermò. Era il 2 ottobre 2024 quando Roma Termini divenne l'epicentro di un caos che si propagò a macchia d'olio su tutta la rete ferroviaria italiana. I pendolari e i viaggiatori ricordano ancora quelle ore di paralisi, con migliaia di persone bloccate sui binari o costrette a cercare soluzioni alternative per i propri spostamenti.
Quella mattina, un guasto tecnico mandò in tilt gli apparati di gestione del traffico ferroviario. L'evento scatenante fu un danneggiamento a un cavo elettrico verificatosi durante la notte, intorno all'1:30, che compromise l'alimentazione della linea Acea. I tecnici intervennero prontamente isolando il tratto danneggiato, ma l'operazione innescò una reazione a catena imprevista: il sistema automatico che avrebbe dovuto attivare la linea elettrica alternativa FS non funzionò, generando un blocco permanente della logica interna della cabina elettrica.
Alle 6:20 del mattino, le batterie di backup avevano ormai esaurito la loro autonomia, lasciando al buio - letteralmente - i sistemi di controllo del traffico nel nodo di Roma.
Il bilancio di quella giornata è da capogiro. L'istruttoria condotta dall'Autorità di Regolazione dei Trasporti ha quantificato con precisione i danni:
Considerando anche gli altri servizi e il trasporto merci, il computo totale sale a 1.165 treni coinvolti e 69.267 minuti di ritardo complessivi.
Un disastro che ha messo in ginocchio il sistema e che ha costretto le imprese ferroviarie a sostenere costi ingenti per rimborsi, indennizzi, bus sostitutivi, taxi e persino pernottamenti in hotel per i viaggiatori rimasti a piedi.
All'indomani del caos, il ministro dei Trasporti Matteo Salvini attribuì la colpa a
"un chiodo piantato male"
da una ditta impegnata in lavori, chiedendo pubblicamente nome, cognome e codice fiscale dei responsabili. Una versione che l'istruttoria dell'Art ha ora definitivamente smentito.
La relazione dell'Autorità mette in fila una lunga serie di errori e negligenze nella gestione dell'emergenza da parte di RFI, che vanno ben oltre il presunto chiodo. Tra le criticità emerse:
"L'Autorità ha accertato molteplici carenze nella gestione dell'infrastruttura, nei sistemi di allarme e nelle misure di prevenzione e gestione dell'emergenza",
ha commentato il deputato Andrea Casu, membro della commissione Trasporti alla Camera, definendo "definitivamente smontata la favola del chiodo".
La multa da 1,75 milioni di euro inflitta a RFI rappresenta una delle sanzioni più pesanti mai comminate dall'Autorità di Regolazione dei Trasporti. Un segnale forte che sottolinea la gravità delle mancanze riscontrate e la necessità di intervenire con urgenza sulla sicurezza e l'affidabilità dell'infrastruttura ferroviaria.
"Quella giornata non è purtroppo un caso isolato", ha aggiunto Casu, sottolineando come al 31 luglio 2026 si siano già calcolati, solo in quest'anno e senza contare i giorni di sciopero, oltre otto anni e mezzo di ritardi ferroviari complessivi.
Per i pendolari e i viaggiatori italiani, la speranza è che questa pesante sanzione rappresenti un punto di svolta, spingendo RFI a investire in manutenzione preventiva, sistemi di allarme più efficaci e piani di emergenza all'altezza di una rete ferroviaria moderna. La vera sfida, ora, è trasformare questa multa in una lezione imparata, affinché il caos del 2 ottobre 2024 non si ripeta mai più.
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