Roma, 19 agosto 2026
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La Francia ha introdotto il diritto all’aiuto a morire

Emmanuel Macron ha promulgato la legge approvata definitivamente a luglio. Potranno accedere alla procedura, a determinate condizioni, i maggiorenni affetti da patologie gravi e incurabili

di Giacomo Zito TEMPO DI LETTURA 4'
La Francia ha introdotto il diritto all’aiuto a morire

La Francia ha introdotto il diritto all'aiuto a morire. Il presidente Emmanuel Macron ha promulgato il 18 agosto la legge, pubblicata oggi, mercoledì 19 agosto, sulla Gazzetta ufficiale francese dopo un iter parlamentare durato oltre un anno. Il provvedimento era stato approvato definitivamente dall'Assemblea nazionale il 15 luglio e successivamente sottoposto al Consiglio costituzionale.

La nuova normativa non sarà però immediatamente applicabile. Il governo dovrà adottare i decreti necessari a definire nel dettaglio la procedura, mentre la Haute Autorité de santé dovrà stabilire quali sostanze letali potranno essere utilizzate e predisporre le relative raccomandazioni.

Chi potrà chiedere l'aiuto a morire

La legge stabilisce cinque condizioni che devono essere rispettate contemporaneamente. La persona deve avere almeno 18 anni, essere cittadina francese oppure risiedere stabilmente e regolarmente in Francia ed essere affetta da una malattia grave e incurabile che comprometta la prognosi vitale e si trovi in fase avanzata o terminale.

È inoltre necessario che il paziente presenti una sofferenza collegata alla patologia che sia refrattaria ai trattamenti oppure considerata insopportabile nel caso in cui abbia scelto di interrompere o non ricevere una terapia. La sola sofferenza psicologica non è sufficiente per accedere alla procedura. La persona dovrà infine essere in grado di esprimere una volontà libera e consapevole.

La richiesta dovrà essere presentata direttamente a un medico e non potrà essere formulata o confermata attraverso una teleconsultazione. Il medico dovrà informare il paziente sulle condizioni di salute, sulle possibilità terapeutiche e sull'accesso alle cure palliative, oltre a ricordargli che potrà rinunciare alla procedura in qualsiasi momento.

La decisione entro 15 giorni

L'ammissibilità della richiesta sarà valutata dal medico attraverso una procedura collegiale che coinvolgerà almeno un altro medico specialista della patologia del paziente e un professionista sanitario o sociosanitario. La decisione dovrà essere comunicata entro 15 giorni dalla formalizzazione della richiesta.

In caso di risposta positiva è previsto un periodo di riflessione di almeno due giorni prima che il paziente possa confermare la propria volontà. Se trascorrono più di tre mesi dalla decisione, il medico dovrà verificare nuovamente che la scelta sia ancora libera e consapevole.

Il principio stabilito dalla legge è quello dell'auto-somministrazione: sarà la persona interessata ad assumere la sostanza letale, alla presenza di un medico o di un infermiere. Soltanto quando il paziente non sia fisicamente in grado di farlo, la sostanza potrà essere somministrata dal professionista sanitario.

La procedura potrà svolgersi anche a domicilio, oltre che nelle strutture sanitarie e assistenziali, e il paziente potrà essere accompagnato dalle persone che desidera. Il giorno previsto il sanitario dovrà inoltre verificare nuovamente la volontà del paziente e accertarsi che non siano state esercitate pressioni.

Il lungo confronto politico sul fine vita

Il testo arriva al termine di un percorso iniziato negli anni scorsi e segnato da un forte confronto politico e sociale. La proposta, presentata dall'ex deputato Olivier Falorni, era stata approvata più volte dall'Assemblea nazionale e respinta dal Senato. Dopo il mancato accordo tra le due Camere, il 15 luglio l'Assemblea ha avuto l'ultima parola approvandola definitivamente.

Il Consiglio costituzionale, chiamato a pronunciarsi dopo cinque ricorsi, ha convalidato la legge il 14 agosto accompagnandola con alcune riserve interpretative. Tra le questioni più discusse c'è anche la clausola di coscienza: medici e altri professionisti sanitari potranno rifiutarsi di partecipare alla procedura, ma dovranno indicare al paziente altri professionisti disponibili.

Macron ha definito la pronuncia del Consiglio costituzionale il completamento di «un dibattito democratico esemplare». Falorni ha parlato invece di «una grandissima conquista che finalmente si concretizza». Il provvedimento continua tuttavia a incontrare l'opposizione di organizzazioni religiose e di una parte del mondo sanitario.

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