
«Questo teatro non è in vendita». «Questo teatro non si dovrebbe vendere». Queste parole su due grandi cartelli appesi sul portone a specchio del Teatro delle Vittorie, in via Col di Lana, nel quartiere Prati a Roma, dallo showman tra i più popolari della televisione italiana Rosario Fiorello e Fabrizio Biggio, attore e co-conduttore del programma Rai, La Pennicanza.
Il gesto è stato documentato in un video pubblicato sui social dallo stesso Fiorello, che ha scelto il teatro come punto di partenza per la nuova puntata del suo programma.
Nel video, Fiorello spiega: «Siamo davanti al teatro delle Vittorie. Oggi iniziamo la puntata da qui, l’appuntamento è alle 13:45 per una nuova settimana della Pennicanza».
Poi interviene sulla possibile vendita della struttura: «È un crimine contro la storia dello spettacolo italiano. Questo teatro non si dovrebbe vendere, non si dovrebbe neanche pensare di venderlo, per quello che si è vissuto là dentro, per il grande varietà, i grandi Fantastico di Pippo Baudo, e poi Raffaella Carrà, Mina... Tutti i grandi dello spettacolo sono stati qua dentro».
A sollevare il tema nelle ore precedenti era stato Renzo Arbore, musicista, autore televisivo e figura storica della radio e della televisione italiana. In un’intervista al Messaggero, Arbore aveva definito la scelta di vendere il Teatro delle Vittorie «avvilente», invitando Fiorello a mobilitarsi e a trasferire lì il suo programma La Pennicanza.
Il Teatro delle Vittorie è uno storico teatro di posa della Rai, situato nel quartiere Della Vittoria. Nato durante la Seconda guerra mondiale per spettacoli di varietà, è stato acquistato dalla Rai tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta e trasformato in studio televisivo.
Dal 1961 ha ospitato alcuni dei programmi più importanti della televisione italiana, tra cui Canzonissima, Studio Uno, Milleluci, Fantastico e Scommettiamo che....
Adesso è utilizzato per produzioni di access prime time come Affari tuoi.
Nel corso della sua storia, il teatro è diventato un luogo simbolo del grande varietà italiano, legato ai nomi di artisti come Pippo Baudo, Raffaella Carrà e Mina, richiamati dallo stesso Fiorello nel suo intervento.
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