
I festeggiamenti della squadra italiana a Birmingham (Foto: Francesca Grana/FIDAL)
L’Italia dell’atletica si conferma sul tetto d’Europa. Gli azzurri infatti chiudono al primo posto il medagliere degli Europei di atletica di Birmingham 2026 con 22 medaglie, 10 ori, sei argenti e sei bronzi, precedendo la Gran Bretagna, seconda con 19 podi e nove ori. Per la Nazionale è il secondo successo consecutivo dopo quello ottenuto agli Europei di Roma 2024.
Il sorpasso sui padroni di casa arriva nelle ultime gare della manifestazione. Prima l’oro di Larissa Iapichino nel salto in lungo, poi il bronzo della 4x400 femminile e infine la vittoria della 4x400 maschile, decisiva per consegnare definitivamente all’Italia il primo posto nel medagliere.
A dare il via alla rimonta azzurra è Larissa Iapichino. La 24enne toscana conquista il suo primo titolo europeo all’aperto con un salto da 7 metri, realizzato già al primo tentativo con vento di +2.1 metri al secondo.
Una misura sufficiente per precedere la britannica Jazmin Sawyers, argento con 6,99, e la francese Hilary Kpatcha, bronzo con 6,98. Alle loro spalle la portoghese Agate de Sousa si ferma a 6,96, mentre la tedesca Malaika Mihambo chiude quinta con 6,94.
Iapichino, che nel corso della finale fa registrare anche un 6,93 e un 6,80, diventa così la prima atleta italiana a vincere il titolo europeo outdoor nel salto in lungo femminile. Due anni prima, agli Europei di Roma, aveva conquistato l’argento.
La penultima gara della serata porta un’altra medaglia all’Italia. Alessandra Bonora, Anna Polinari, Alice Mangione ed Eloisa Coiro chiudono la finale della 4x400 femminile al terzo posto con il tempo di 3'23"57.
L’oro va ai Paesi Bassi in 3'21"10, davanti alla Gran Bretagna, seconda in 3'21"68. Per l’Italia il bronzo eguaglia i migliori piazzamenti ottenuti nella specialità agli Europei, già raggiunti nel 2010 e nel 2016.
Il risultato consente però alla Gran Bretagna di portarsi momentaneamente davanti agli azzurri nel medagliere. Tutto si decide così nell’ultima gara della manifestazione.
A firmare il sorpasso definitivo sono Edoardo Scotti, Luca Sito, Mohamed Soudassi e Lorenzo Benati. Nella finale della 4x400 maschile gli azzurri vincono in 2'59"16, battendo proprio la Gran Bretagna per appena tre centesimi. I britannici chiudono in 2'59"19, davanti ai Paesi Bassi, terzi in 2'59"49.
Il quartetto italiano era arrivato alla finale dopo aver già lasciato il segno in batteria con il record italiano di 2'58"10, migliorando un primato nazionale che resisteva da 36 anni. Un tempo che ha rappresentato anche il record della manifestazione continentale e la quinta prestazione europea di sempre.
Dopo l’argento conquistato a Roma 2024, Scotti, Sito, Soudassi e Benati regalano così all’Italia il primo oro europeo della sua storia nella 4x400 maschile.
«Erano tre giorni che dicevo ai ragazzi: guardate che ci giocheremo il medagliere nella nostra gara», ha raccontato Scotti al termine della finale. «Prima di entrare sono andato dagli inglesi e gli ho detto che gli avremmo rovinato la festa, e così è stato».
La giornata conclusiva aveva già regalato due argenti all’Italia nella maratona. Pietro Riva ha chiuso la prova maschile al secondo posto in 2h09'18, a soli sette secondi dal tedesco Amanal Petros, oro in 2h09'11.
Medaglia d’argento anche nella classifica a squadre della maratona femminile. La migliore delle italiane è stata Rebecca Lonedo, sesta in 2h27'55, seguita da Sofiia Yaremchuk, settima in 2h28'02. A contribuire al risultato anche Giovanna Epis, 21esima in 2h33'02, e Alessia Tuccitto.
Con il successo di Birmingham l’Italia conferma il risultato ottenuto due anni prima agli Europei di Roma, quando aveva chiuso in testa al medagliere con il record di 24 podi.
In Inghilterra le medaglie sono state 22, ma gli azzurri hanno conquistato ancora una volta 10 ori, sufficienti per precedere la Gran Bretagna, ferma a nove. L’Italia chiude davanti a tutti anche nella classifica a punti, confermando il livello raggiunto dall’atletica azzurra negli ultimi anni.
«I ragazzi e le ragazze hanno dato il 110 per cento, sono scesi in pista, in pedana e in strada avvelenati, per dimostrare che Roma non era stata un caso», ha commentato il presidente della Fidal Stefano Mei al termine degli Europei.
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