
Settantamila. È questo il numero che fotografa la portata dell'emergenza abitativa a Roma per il prossimo decennio. Una cifra che evidenzia come trovare un'abitazione a prezzi sostenibili sia critico non soltanto per le fasce in condizione di maggiore fragilità economica, ma anche per migliaia di lavoratori con un reddito regolare che rimangono esclusi sia dall'edilizia pubblica sia dal mercato libero. La domanda riguarda in particolare insegnanti, infermieri, forze dell'ordine, operatori sociali, giovani famiglie, nuclei monoparentali e lavoratori precari. Per affrontare questa situazione, il Campidoglio ha avviato un confronto con la Commissione regionale Lazio dell'Associazione Bancaria Italiana (ABI), illustrando un nuovo quadro di interventi e strumenti volto a sviluppare una stagione di housing sociale e di edilizia residenziale accessibile.
Analizzando il fabbisogno complessivo stimato per i prossimi dieci anni, la domanda si articola in 20.000 abitazioni di edilizia pubblica, 30.000 unità destinate all'housing sociale e 20.000 riservate al mercato libero per la fascia di reddito intermedia. Per l'Amministrazione capitolina, le politiche abitative rappresentano una priorità strategica da tradurre in opportunità concrete di investimento e sviluppo urbano. La strategia poggia su passaggi amministrativi e urbanistici fondamentali, a partire dalla Delibera 203/2025, che mette a disposizione aree, strumenti e patrimonio pubblico esistente per realizzare nuovi interventi senza ulteriore consumo di suolo. A questa si affianca il Regolamento Capitolino per l’Abitare Sociale, in fase di chiusura, finalizzato a definire regole certe e trasparenti su tutto il territorio in merito a criteri d'accesso, modalità di gestione, determinazione dei canoni e individuazione dei gestori.
Per garantire la sostenibilità economica degli interventi, Roma Capitale prevede l'impiego di diverse leve, tra cui contributi a fondo perduto, opzioni di acquisto a tempo, partecipazione in equity, garanzie sulla morosità e strumenti legati al canone, applicando un meccanismo premiale in cui il sostegno pubblico cresce in proporzione alla quota di edilizia residenziale sociale inserita nel progetto. Un ruolo operativo di rilievo sarà svolto dall'Agenzia Sociale per l'Abitare, incaricata di accompagnare locatori e conduttori e di gestire il registro dei soggetti idonei all'assegnazione degli immobili. Parallelamente, è in fase di attivazione un apposito fondo di garanzia volto a mitigare il rischio di morosità per i proprietari, incentivando così l'immissione sul mercato di nuove abitazioni a canone concordato.
Sul fronte finanziario, l'Amministrazione sta collaborando con la Banca Europea degli Investimenti (BEI) alla creazione di un veicolo pubblico-privato finalizzato all'acquisizione, alla rigenerazione e alla costruzione di alloggi a canone accessibile, unendo il patrimonio e le competenze pubbliche alle capacità progettuali e di capitale degli investitori istituzionali. Gli assessori all'Urbanistica, Maurizio Veloccia, e al Patrimonio e alle Politiche abitative, Andrea Tobia Zevi, hanno evidenziato l'importanza di un'alleanza strutturata tra le istituzioni e il sistema del credito. L'obiettivo condiviso è moltiplicare le risorse e coniugare la sostenibilità degli investimenti privati con una forte e chiara regia pubblica, offrendo risposte concrete ed efficaci alla domanda abitativa della cittadinanza.
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