
Gogna giudiziaria su Francis Kaufmann. La procura di Roma ha chiesto la pena dell'ergastolo con tre anni di isolamento diurno per il duplice omicidio della compagna Anastasia Trofimova e della figlia della coppia, la piccola Andromeda.
I corpi senza vita delle due vittime vennero ritrovati il 7 giugno dello scorso anno all'interno del parco di Villa Pamphili in un caso di cronaca che ha sconvolto l'opinione pubblica.
L'inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini e dal pubblico ministero Antonio Verdi, contesta all'imputato reati pesantissimi. Kaufmann – fuggito in Grecia subito dopo i fatti e poi arrestato – deve rispondere di duplice omicidio aggravato dai motivi futili e abietti, minorata difesa delle vittime. Legame di parentela e affettivo (relazione affettiva con la compagna e discendenza diretta per la figlia) e occultamento di cadavere.
Nel corso di una requisitoria durata oltre due ore davanti ai giudici della Corte d'Assise, il pm Antonio Verdi ha ricostruito le ultime ore di vita delle vittime e la personalità dell'imputato, oggi assente in aula.
L'accusa ha tracciato il profilo psicologico di Kaufmann descrivendolo come una «persona lucida, un narcisista patologico con spiccate capacità manipolatorie, un vero e proprio impostore». «Un narcisista patologico con capacità manipolatorie, un impostore», ha detto il pm Antonio Verdi.
Uno dei passaggi più duri e drammatici dell'intervento del rappresentante dell'accusa ha riguardato i controlli delle forze dell'ordine precedenti al ritrovamento dei cadaveri.
Il pm ha ricordato i diversi episodi in cui Kaufmann era stato fermato per strada per accertamenti. L'ultimo controllo risaliva al 5 giugno, data in cui Anastasia era purtroppo già stata uccisa, mentre Kaufmann si trovava in strada in visibile stato di ebbrezza con la piccola Andromeda ancora in vita.
«Gli agenti non hanno fatto bene il loro mestiere: se avessero fatto quello che andava fatto, forse la bimba sarebbe ancora viva. Si sono fatti incartare da Kaufmann», ha affermato il pm in aula, evidenziando le tragiche falle che non hanno impedito la morte della bambina. La parola passa ora alla difesa e successivamente alla Corte per la sentenza.
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