Roma, 24 gennaio 2026
ultime notizie
Economia
Attualità

Il porto crocieristico di Fiumicino fa i conti con la sabbia: lo studio indipendente smentisce le stime ufficiali

Shifting Sands chiude il monitoraggio sui fondali: l’insabbiamento è più rapido del previsto e il rischio è una manutenzione continua, costosa e sottovalutata

di Giacomo ZitoULTIMO AGGIORNAMENTO 2 giorni fa - TEMPO DI LETTURA 7'

Quando si parla del porto crocieristico di Fiumicino, il tema del dragaggio della sabbia viene spesso liquidato come un dettaglio tecnico inevitabile, da risolvere una tantum prima dell’entrata in funzione dell’opera.

I risultati finali del progetto Shifting Sands raccontano invece una storia diversa: l’insabbiamento della "baia dei bilancioni" non è un incidente marginale, ma un processo strutturale, accelerato dalle opere già realizzate e destinato a produrre costi ricorrenti e crescenti.

Lo studio è stato condotto da attivisti, cittadini e scienziati della rete Scienza Radicata, in compagnia della comunità di Mujeres in Mare e della rete di associazioni Tavoli del Porto, per un totale di oltre 130 partecipanti.

Arrivato a conclusione dopo sei mesi di monitoraggio partecipato, lo studio restituisce dati che mettono in discussione le rassicurazioni fornite finora dalla società concessionaria e dalle istituzioni locali. Dati raccolti sul campo, con strumenti accessibili, ma analizzati con metodi geospaziali e confrontati su un arco temporale lungo, dal 2009 al 2025.

Una baia che inghiotte sabbia (e risorse)

Secondo le stime elaborate dalla ricerca, nella sola area interna della baia – quella che dovrebbe ospitare lo yacht marina del futuro porto, delimitata dalla linea verde tratteggiata nella foto di copertina – si accumulano in media circa 81 mila metri cubi di sedimenti all’anno. È una media, e proprio qui sta uno dei punti più critici: la sedimentazione non è affatto uniforme. In alcune zone il fondale cresce di pochi centimetri, in altre di mezzo metro l’anno.

«Questo significa che l’idea di un equilibrio gestibile con interventi programmati è, nella migliore delle ipotesi, ottimistica. Nella peggiore, fuorviante», racconta Claudio Passantino, tra gli scienziati firmatari dello studio. La diga foranea costruita a nord del Faro ha infatti già trasformato l’area «in una vera e propria trappola sedimentaria»: mentre le spiagge a nord e a sud della foce del Tevere arretrano, la baia accumula sabbia «a bizzeffe», come osservano da anni gli abitanti e come ora confermano le misurazioni.

Il problema non è solo quanto, ma come

Il nodo centrale, quindi, non è la necessità del dragaggio iniziale – prevista e ammessa anche nei documenti ufficiali del progetto – bensì ciò che accade dopo. «Lo studio - continua Passantino - mostra che intervenire pesantemente sui fondali, creando “un buco” profondo per ospitare le navi, può alterare in modo non lineare il regime di sedimentazione. In presenza di eventi meteo estremi o di modifiche infrastrutturali, l’apporto di sabbia potrebbe aumentare drasticamente, arrivando – secondo scenari realistici – a superare di molto gli 81 mila metri cubi annui stimati come valore medio».

Non esisterebbe, dunque, solo un problema di continuità nell’opera di dragaggio, ma una volta effettuato lo scavo il bisogno potrebbe anche aumentare rispetto a quello previsto dagli scienziati e - almeno pubblicamente - non preventivato dalla società affidataria dell’area.

Nei materiali presentati dalla Fiumicino Waterfront e nelle relazioni di impatto ambientale, i dati pubblici sulle profondità reali misurate negli anni non si preoccuperebbe abbastanza di tutto ciò. Non è presente, infatti, una modellizzazione basata su serie storiche osservate e si parla in generale di “interventi di gestione”, senza indicare frequenza, costi e responsabilità della manutenzione nel tempo.

Una sottostima che diventa scelta politica

Qui la questione smette di essere solo tecnica e diventa economica e politica. Il sindaco Mario Baccini, in una lettera del luglio scorso, aveva parlato di un beneficio economico superiore ai 50 milioni di euro grazie al riutilizzo delle sabbie dragate per il ripascimento degli arenili.

Ma questa narrazione presenta almeno due criticità: la prima è che per il momento nei costi del progetto si prevede solo un primo dragaggio e non si affronta il tema dei costi cumulativi di una manutenzione potenzialmente continua. Chi pagherà, anno dopo anno, per tenere aperti i canali di accesso e garantire le profondità necessarie alla navigazione? E cosa accade se le stime si rivelano, come suggerisce Shifting Sands, dal 50 al 300 per cento più basse della realtà osservata?

La seconda questione è sia ambientale che sanitaria. I report di caratterizzazione dei sedimenti presentati alla procedura di VIA indicano che i livelli di mercurio rilevati nei campioni di sabbia trasportata dal Tevere rientrano nella classificazione ambientale consentita dal D.M. 173/2016, con concentrazioni per la maggior parte inferiori ai limiti di riferimento e alcune elevate lievemente oltre il livello L2, ma senza evidenze ecotossicologiche conclamate.

Tuttavia, questa lettura normativa non affronta l’incertezza legata alla mobilizzazione e al comportamento del mercurio in un contesto di dragaggio intensivo e continuo, un aspetto che manca nelle modellizzazioni ufficiali e che lo studio indipendente invita indirettamente a considerare con maggiore rigore.

Il rischio è che il porto si trasformi in una macchina mangia-risorse, con oneri scaricati progressivamente sul pubblico o mascherati da operazioni ordinarie e che il beneficio di cui parla il sindaco di Fiumicino possa trasformarsi invece in un costo per lo smaltimento.

Dati dal basso, silenzi dall’alto

Il confronto tra trasparenza e opacità è quindi uno degli elementi più problematici messi in luce dal progetto. Con una strumentazione relativamente semplice e un lavoro collettivo, il monitoraggio partecipato è riuscito a produrre risultati che la società concessionaria non ha mai reso pubblici: misure dirette, confronti temporali, mappe dettagliate delle variazioni dei fondali.

Non si tratta di contrapporre attivismo e scienza istituzionale, ma di evidenziare una mancanza: l’assenza di studi pubblici continuativi basati su dati empirici, in un’area che da quindici anni mostra segnali evidenti di trasformazione. In questo senso, Shifting Sands non è solo un progetto scientifico, ma anche una risposta a un vuoto informativo.

Costruzione autorizzata, manutenzione senza risposte

Con la conclusione del Giubileo 2025, il porto crocieristico di Fiumicino ha perso la cornice emergenziale che ne aveva sostenuto l’urgenza politica, senza però guadagnare maggiore chiarezza operativa.

Nel novembre scorso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha adottato il Decreto di Valutazione di Impatto Ambientale sul progetto di Fiumicino Waterfront Srl, con giudizio positivo ma subordinato alla soddisfazione di un insieme di condizioni e prescrizioni emesse dai ministeri competenti (Ambiente e Cultura), che la società dovrà integrare nei progetti esecutivi e nelle fasi successive.

Il via libera ambientale non ha sciolto i nodi più controversi. Il progetto continua a suscitare opposizioni istituzionali, come quelle del Comune di Civitavecchia, e rilievi sul piano concorrenziale, con l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che ha imposto condizioni sull’uso della concessione.

Anche per questo, il decreto VIA non si è tradotto nell’apertura immediata del cantiere. Dopo l’autorizzazione ambientale, restano passaggi amministrativi, revisioni progettuali e incognite procedurali che hanno rallentato l’avvio dei lavori, evidenziando la distanza tra la narrazione accelerata legata al Giubileo e la complessità reale dell’opera.

Oltre il Giubileo, restano i dati

Con l’evento giubilare archiviato e il cantiere ancora fermo, il progetto del porto crocieristico di Fiumicino entra in una fase in cui le promesse lasciano spazio ai numeri. In questo scenario, i dati raccolti da Shifting Sands — basati su misurazioni dirette e resi pubblici in modo trasparente — mettono in discussione la solidità delle previsioni ufficiali, soprattutto sul piano economico.

Non si tratta solo di valutare l’impatto ambientale di un’infrastruttura, ma di interrogarsi sulla sostenibilità complessiva di un’opera progettata in un’area che funziona già come una trappola sedimentaria. Ignorare questa evidenza significa rinviare il problema, con il rischio che il costo finale venga pagato nel tempo dalle comunità locali e dalle finanze pubbliche.

Foto ed elaborati: Rampoldi, S., Amicucci, C., Barbagallo, M., Centorrino, P., Cocco, G., Conte, L., Mori, A., Verni, S., Violini, E., & Passantino, C. (2026). SHIFTING SANDS: Community-based Bathymetry of Isola Sacra (Fiumicino, Italy). Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.18225947

CONDIVIDI ARTICOLO

La Capitale, il nuovo giornale online di Roma

La Capitale, è una testata giornalistica iscritta nel Registro Stampa del Tribunale di Roma il 25 luglio 2024, n. 100/2024

DIRETTORE RESPONSABILE
Stefano Quagliozzi

SEDE LEGALE

Via Giuseppe Gioacchino Belli, 86
Roma - 00193

FOLLOW US
ORA EDITORIALE SRL P.IVA 17596711006© Copyright 2025 - Made by Semplice