
Dall’innovazione tecnologica alla sostenibilità, dal design alla conciliazione tra lavoro e famiglia. Sono questi alcuni dei filoni che emergono dalle imprese premiate con il bando “Idea Innovativa”, promosso dalla Camera di Commercio di Roma per sostenere la nuova imprenditorialità femminile.
La cerimonia di premiazione si è svolta nella Sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano, sede dell’ente camerale. Nove le imprese premiate, vincitrici delle edizioni 2024 e 2025 del bando, iniziativa che punta a diffondere la cultura imprenditoriale tra le donne e a sostenere progetti innovativi capaci di valorizzare il tessuto economico e sociale del territorio.
Secondo i dati presentati durante l’evento, al 31 dicembre 2025 nell’area metropolitana di Roma sono registrate 96.439 imprese femminili, il numero più alto tra tutte le province italiane. Nel Lazio le imprese guidate da donne sono 137.529.
Nonostante il primato numerico, il peso percentuale resta limitato: le imprese femminili rappresentano il 22,1% del totale.
A sottolinearlo è stato il presidente della Camera di Commercio di Roma Lorenzo Tagliavanti: «Roma si conferma prima provincia italiana per numero di imprese femminili. Un dato importante che però non deve indurre a facili entusiasmi», ha spiegato.
«Negli ultimi anni il ruolo delle donne nell’economia è cresciuto, ma i dati mostrano che restano divari significativi. Il tasso di femminilizzazione delle imprese è ancora troppo basso: solo il 22,1% delle imprese romane è guidato da donne».
Tagliavanti ha ricordato anche il dato sull’occupazione: nel 2024 il tasso di occupazione femminile nella capitale ha raggiunto il 58,5%, oltre cinque punti sopra la media nazionale (53,3%). Un risultato positivo ma ancora distante sia dalla media europea sia dal tasso di occupazione maschile, che a Roma supera il 73%.
«L’imprenditoria femminile rappresenta una componente vitale e strategica del nostro tessuto produttivo», ha aggiunto.
L’analisi dei dati mostra una forte concentrazione nel settore terziario.
Il comparto con il maggior numero di imprese femminili è il commercio, con quasi 22mila attività, seguito da alloggio e ristorazione con circa 9.500 imprese e dai servizi alla persona con oltre 9mila realtà.
Proprio nei servizi alla persona si registra anche il più alto tasso di femminilizzazione: oltre il 50% delle imprese del settore è guidato da donne.
La forma giuridica prevalente è quella delle società di capitale, che rappresentano oltre la metà delle imprese femminili (53,1%), seguite dalle imprese individuali.
In crescita anche la componente internazionale: nel 2025 le imprenditrici nate all’estero hanno superato quota 15mila, pari al 15,8% delle imprese femminili romane.
Durante la cerimonia sono state premiate nove imprese, selezionate tra i progetti più innovativi presentati nelle edizioni 2024 e 2025 del bando.
Tra i progetti premiati nel 2025:
Per l’edizione 2024 sono state premiate:
Un riconoscimento speciale è stato inoltre assegnato all’editrice Elisabetta Sgarbi, fondatrice de La nave di Teseo.
Durante la cerimonia è intervenuta anche la vicepresidente della Regione Lazio Roberta Angelilli, che ha sottolineato il ruolo centrale dell’innovazione nelle politiche europee.
«Dopo il Covid l’innovazione è diventata la parola chiave della competitività», ha spiegato. «Non significa solo tecnologia avanzata: è innovazione tutto ciò che porta un cambiamento positivo, che migliora l’efficienza, riduce i tempi e aumenta la qualità». Tra le priorità indicate dall’assessora anche la necessità di rendere i bandi più accessibili.
«In passato abbiamo visto bandi bellissimi sulla carta ma troppo complicati. Se un’impresa pensa di non capirli o di perdere troppo tempo, rinuncia a partecipare», ha detto, sottolineando l’importanza di strumenti più semplici come i voucher.
Nel dibattito è intervenuta anche l’assessora alle Attività produttive di Roma Capitale Monica Lucarelli, che ha evidenziato alcune criticità ancora presenti nel mercato del lavoro femminile.
Secondo Lucarelli la crescita dell’imprenditoria femminile è legata anche alle trasformazioni del lavoro dopo la pandemia: «Molte donne hanno trovato lavoro negli ultimi anni, ma molte lo hanno anche perso», ha osservato, ricordando che spesso sono proprio le lavoratrici con contratti più precari o con maggiori carichi familiari a rinunciare all’occupazione.
Un altro nodo riguarda i settori in cui le donne avviano imprese. «Le donne fanno ancora impresa soprattutto nei comparti meno innovativi, come i servizi alla persona», ha spiegato. «Sono settori che rischiano di essere tra i primi a essere trasformati dall’intelligenza artificiale».
Per questo, secondo l’assessora, è necessario investire soprattutto su formazione e competenze tecnologiche, accompagnando le nuove imprenditrici verso ambiti più innovativi.
Il tema della formazione è stato uno dei punti più ricorrenti nel dibattito.
Secondo Lucarelli molte ragazze continuano a orientarsi verso percorsi di studio lontani dalle competenze tecnologiche, con effetti diretti anche sulle scelte imprenditoriali.
Tra i dati citati, quello sulle competenze finanziarie: solo una minoranza di donne possiede oggi una conoscenza adeguata degli strumenti economici e finanziari necessari per gestire un’impresa.
Per questo le istituzioni locali puntano a rafforzare la collaborazione con scuole, università e associazioni di categoria, con l’obiettivo di accompagnare le nuove generazioni verso percorsi imprenditoriali più innovativi.
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