
«Le persone vanno valorizzate per le capacità non per gli errori commessi. Senza lavoro è difficile ricominciare, ma le seconde possibilità sono concrete. Ora sono indipendente, contribuisco alla società e la fiducia può cambiare la vita».
Con queste parole Anastasia, giovane ex detenuta, ha raccontato questa mattina in Campidoglio il proprio percorso di rinascita durante «Roma al Lavoro - Dalla Reclusione all’Inclusione: Oltre le barriere».
Prima hostess sugli aerei, poi il carcere, Anastasia ha parlato della sua reclusione come di «un momento di riflessione profondo» che le ha «insegnato umiltà e la forza di ricominciare» e di come abbia trovato «la dimensione nel settore alberghiero», dove è rimasta quattro anni «crescendo professionalmente e ricostruendo la mia identità».
Accanto a lei Bruna, che ha raccontato di aver ottenuto «un contratto a tempo indeterminato a 53 anni» al call center dell’Università La Sapienza. Prima ancora, si era riappropriata della propria vita recitando, nelle attiivtà teatrali del carcere di Rebibbia: «Prima gli spettacoli li concepivo solo da spettatrice» ricorda. Ora invece c'è una vera e propria compagnia teatrale, composta da detenuti. Storie diverse, unite dal filo rosso del lavoro come strumento di dignità e inclusione.
L’evento, promosso dall'assessorato alla Scuola, Formazione e Lavoro, insieme all’Ufficio della Garante dei diritti delle persone private della libertà, in collaborazione con Hrc Community, ha riunito istituzioni, imprese e cooperative per approfondire strumenti e opportunità di inserimento lavorativo delle persone a rischio di esclusione sociale, con un focus sulla Legge Smuraglia e sugli incentivi fiscali per le aziende che assumono detenuti ed ex detenuti.
«Questa - commenta l'assessora alle Pari Opportunità Claudia Pratelli - è una delle iniziative che stiamo promuovendo sul lavoro a 360 gradi, nella convinzione che vi sia bisogno di protagonismo e concretezza da parte delle istituzioni. Il lavoro infatti non è solo un’opportunità, ma una leva di giustizia sociale. Occuparci dei percorsi di inserimento lavorativo delle persone detenute ed ex detenute significa rompere il ciclo dell’esclusione per restituire futuro, dignità e sicurezza all’intera comunità».
Oggi il Campidoglio si è inserito in questo contesto «fornendo ai potenziali datori di lavoro strumenti operativi e utili per conoscere il sistema e usufruire delle opportunità che esistono». ha concluso Claudia Pratelli.
Inoltre, per Valentina Calderone, Garante dei diritti delle persone private della libertà di Roma, «questo momento di incontro è solo uno dei tanti tasselli che rappresentano il senso del percorso che stiamo costruendo da tre anni». Calderone ha ricordato «il protocollo con il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria sulla formazione, il progetto pilota con Ama, i prossimi investimenti per corsi professionalizzanti», parlando di «un ponte tra il dentro e il fuori, che attraverso concrete opportunità di formazione e lavoro acquista ancora più significato, in un momento in cui sovraffollamento e sofferenza all’interno delle carceri sono diventati intollerabili».
L’intervento di Filippo Giordano, ordinario di Economia aziendale presso l’Università Lumsa ed esperto del Cnel, ha affrontato il tema «Dalla normativa alla pratica: la sostenibilità del lavoro in carcere per abbattere la recidiva». «Occuparsi di carcere è occuparsi di bene comune; come la scuola e ospedale. Istituzioni che devono dare senso di comunità: occuparsi di carcere è occuparsi di comunità all’ennesima potenza», ha spiegato.
Giordano ha definito la recidiva un «wicked problem», un problema complesso che coinvolge istituzioni, sistema giustizia, organizzazioni profit e non profit, personale penitenziario, famiglie e comunità. Ridurla, è emerso, richiede continuità negli interventi, programmi di medio-lungo periodo e una visione di sistema fondata sulla collaborazione tra attori diversi.
Tra le realtà presenti Men At Work, cooperativa sociale a r.l. Onlus costituita a Roma nel 1998 impegnata nella progettazione e gestione di percorsi di inserimento lavorativo per persone svantaggiate. Oggi conta 60 persone tra soci e dipendenti. Presente anche Alberto Mochi Onori, presidente di Gustolibero e anima del Pastificio Futuro, che ha sottolineato come il lavoro, oltre a rappresentare un riscatto personale, contribuisca a ridurre la recidiva, con benefici umani, sociali ed anche economici, per l’intera collettività. Ha così evidenziato un tema che le istituzioni non possono non trattare in modo serio.
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