
Avana, dicembre 2022
Di notte è tutto buio: dopo la caduta di Maduro in Venezuela, a Cuba non è arrivato più il petrolio e questo ha reso la situazione dell’isola, già molto critica, ancora più grave. Parte da qui il documentario «Cuba, un futuro sotto embargo» dell’autore di Vd News Samuele Maccolini che ha raccontato la missione umanitaria partita da Roma il 17 marzo scorso per portare tonnellate di medicine all’Avana.
La produzione e l’approvvigionamento di farmaci è uno dei problemi più seri che sta affrontando Cuba: gli scaffali delle farmacie - come testimonia il reportage presentato giovedì 14 maggio al cinema Troisi di Trastevere - sono quasi completamente vuoti e le medicine arrivano una volta al mese. Nel centro oncologico visitato dalla delegazione italiana manca l’acqua in bagno.
«Girando per le strade dell’Avana, almeno per quelle che abbiamo avuto modo di vedere, si percepisce una città silenziosa, piena di sporcizia, una città sospesa, che sembra aspettare qualcosa senza sapere esattamente cosa», dice Maccolini. «Potrebbe essere un’operazione militare degli Stati Uniti? Potrebbe essere l’inizio di una nuova ondata di proteste?», si domanda il regista. Quello che è certo è che qualcosa sta per accadere come emerge dalle testimonianze raccolte:
«Abbiamo raccontato l’incertezza, l’attesa, le domande che il popolo cubano si pone sul proprio futuro. Abbiamo cercato di dare voce alle persone, alle loro paure, alle loro speranze e alla fatica quotidiana di vivere in un Paese attraversato da una crisi economica ed energetica sempre più pesante», ha sottolineato Maccolini.
Una crisi che per l’attivista romano Gianluca Peciola, responsabile Diritti umani di Sinistra italiana e rappresentante della Flotilla per Cuba, ha una motivazione precisa: «C’è un criminale che si chiama Donald Trump che vuole prendersi Cuba non perché è interessato al popolo cubano ma perché è interessato alle risorse dell’isola: alle sue spiagge, ai palazzi, alla rendita fondiaria. È per questo che sta strangolando l’economia cubana».
Una situazione che porta all’impossibilità di curarsi, di spostarsi e spesso di mangiare.
«Eravamo nel centro dell’Avana - racconta Peciola - vicino al museo della Rivoluzione, e abbiamo visto un ragazzo, chiaramente con problemi psichiatrici, che si nutriva direttamente dai rifiuti. Attorno a lui c’era tutta la decadenza strutturale di una città che vive enormi difficoltà anche a causa dell’embargo imposto dagli Stati Uniti. L’immagine di quella persona che mangiava dai rifiuti penso che non la dimenticherò mai. Fa male, soprattutto perché chi era stato a Cuba venti o trent’anni fa ricorda un altro Paese. Le persone che erano con me, e che avevano conosciuto Cuba negli anni passati, continuavano a dire: “C’è troppo silenzio. Sembra che qualcosa si sia spento”».
Quindi cosa possono fare Roma e l’Italia per Cuba? «Sostenere il popolo cubano nella sua resistenza contro uno degli imperi più feroci e predatori che la storia abbia mai conosciuto, quello americano», ha risposto Peciola.«Nell’epoca degli imperi bisogna creare ponti, bisogna dare voce all’umanità che resiste, come quella cubana, che oggi fatica a sopportare le conseguenze dell’embargo e mettere in contatto il mondo con il popolo cubano», conclude l’attivista.

Presentazione al cinema Troisi. Da sinistra: Gianluca Peciola, Luciana Castellina, Samuele Maccolini, Valentina Brinis
Il futuro di Cuba rimane incerto: «Pensare di poter fare una rivoluzione migliore di quella del passato in questo momento è molto difficile», ha detto la giornalista e militante politica Luciana Castellina dopo la visione del documentario. «Fare il socialismo in un solo Paese in un mondo globalizzato come è adesso non è possibile», ha aggiunto.
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