Roma, 12 giugno 2026
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Crans-Montana, le autopsie sui sei ragazzi italiani riaprono il caso. I legali: «Niente alcol né droga, ora accusa di dolo eventuale»

La Procura di Roma procede per disastro colposo, omicidio plurimo colposo, incendio e lesioni gravissime aggravate. I pubblici ministeri Stefano Opilio e Giovanni Conzo, coordinati dal Procuratore Capo Francesco Lo Voi, attendono per la prossima settimana l'arrivo da Sion di nuovi importanti documenti legati alla rogatoria internazionale

di Redazione La Capitale - TEMPO DI LETTURA 2'
Crans-Montana, le autopsie sui sei ragazzi italiani riaprono il caso. I legali: «Niente alcol né droga, ora accusa di dolo eventuale»

Non erano ubriachi. Non avevano assunto sostanze stupefacenti. Erano perfettamente lucidi quando, nella notte tra il 31 dicembre 2025 e il 1° gennaio 2026, il fuoco ha invaso il bar-discoteca Le Constellation di Crans-Montana.

È il dato definitivo pesante che emerge dai risultati delle autopsie disposte sui corpi delle sei vittime italiane. Achille Barosi, Chiara Costanzo, Giovanni Tamburi, Riccardo Minghetti, Sofia Prosperi ed Emanuele Galeppini, tutti ragazzi di età compresa tra i 15 e i 17 anni. Gli esami medico-legali hanno escluso l'assunzione di alcol in quantità rilevanti o di droghe, confermando che il decesso è sopraggiunto esclusivamente per le gravissime ustioni e per l’inalazione dei fumi tossici sprigionati dal rogo.

Un passaggio investigativo cruciale che esclude formalmente qualsiasi ipotesi di concorso di colpa. I ragazzi erano in grado di reagire e avrebbero potuto mettersi in salvo. Se non ci sono riusciti, la causa è da ricercare altrove.

Il nodo delle uscite di sicurezza sbarrate

Il focus dell'inchiesta si sposta ora con forza sulle condizioni di sicurezza del locale del Canton Vallese. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti e delle parti civili, a intrappolare i sei adolescenti – insieme alle altre vittime – sarebbero state le vie di fuga chiuse o del tutto inutilizzabili.

Già nei mesi scorsi, diversi feriti italiani avevano denunciato come le uscite di sicurezza fossero sbarrate nei momenti più drammatici del panico. Le testimonianze dei sopravvissuti tratteggiano un quadro di gravi inadempienze: mancanza di indicazioni per le via di fuga, assenza o mancato uso tempestivo degli estintori, un forte sovraffollamento del locale e la presenza di materiali altamente infiammabili che hanno accelerato la propagazione del fuoco.

Il rogo era divampato nel seminterrato del Le Constellation a causa delle scintille di alcune candele pirotecniche applicate a bottiglie di champagne, che avevano rapidamente incendiato la schiuma fonoassorbente del soffitto. Il bilancio finale è drammatico: 41 morti e 115 feriti, in gran parte giovanissimi di nazionalità italiana e francese.

I messaggi del 2019 e la richiesta di dolo eventuale

Alla luce dei nuovi esiti autoptici, i legali delle famiglie delle vittime chiedono un immediato e drastico salto di qualità nell'imputazione per i gestori del locale, i coniugi Jacques e Jessica Moretti. La richiesta è di convertire l'accusa da omicidio colposo a omicidio con dolo eventuale.

Secondo le parti civili, infatti, i proprietari erano pienamente consapevoli del rischio a cui sottoponevano i clienti. Un'ipotesi suffragata da un elemento clamoroso emerso nell'audizione dello scorso 5 giugno a Sion: gli inquirenti hanno contestato alla coppia una chat risalente al 2019. In quello scambio, Jessica Moretti avvertiva il personale di prestare massima attenzione alle candele pirotecniche poiché, se avessero toccato divani, moquette o la schiuma del soffitto, il locale avrebbe potuto prendere fuoco. Per i legali si tratta della «pistola fumante» che dimostra la pregressa conoscenza del pericolo, sebbene la difesa dei Moretti respinga fermamente l'accusa sostenendo che i due non abbiano mai accettato il rischio del disastro.

Il doppio fronte giudiziario e le polemiche sulle indagini

L'inchiesta si muove parallelamente su due binari internazionali. In Svizzera la Procura del Canton Vallese indaga i coniugi Moretti per incendio, omicidio e lesioni per negligenza (a cui per Jessica Moretti si aggiunge l'accusa di falso documentale). Sotto la lente della giustizia elvetica ci sono anche funzionari e amministratori locali per il mancato controllo delle norme di sicurezza.

Mentre la Procura di Roma procede per disastro colposo, omicidio plurimo colposo, incendio e lesioni gravissime aggravate. I pubblici ministeri Stefano Opilio e Giovanni Conzo, coordinati dal Procuratore Capo Francesco Lo Voi, attendono per la prossima settimana l'arrivo da Sion di nuovi importanti documenti legati alla rogatoria internazionale.

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