
Atti vandalici nella parrocchia di San Paolo della Croce, nel quartiere Corviale, alla periferia ovest della Capitale. Secondo le prime ricostruzioni, quattro giovani si sarebbero introdotti all’interno del complesso parrocchiale danneggiando alcuni ambienti della chiesa e imbrattando i locali destinati al catechismo.
L’episodio sarebbe stato scoperto dal viceparroco, che avrebbe dato l’allarme facendo intervenire le forze dell’ordine e la Scientifica.
Nelle ore successive il Vicariato di Roma è intervenuto con una nota ufficiale per chiarire alcuni dettagli circolati in modo inesatto.
Secondo quanto precisato, l’aula liturgica della chiesa non sarebbe stata contaminata da feci umane, come riportato inizialmente da alcuni organi di stampa.
Gli escrementi sarebbero stati rinvenuti esclusivamente nei bagni del complesso parrocchiale. Nell’area dell’altare, invece, sarebbe stato rovesciato un candelabro contenente olio che ha imbrattato la tovaglia liturgica, dove è stato trovato anche uno scarabocchio quadrato tracciato a penna.
Danneggiato inoltre il vetro di una piccola immagine della Madonna, mentre alcuni locali destinati al catechismo sarebbero stati imbrattati.
Sull’episodio è intervenuto il vescovo ausiliare di Roma, monsignor Stefano Sparapani, che ha invitato a leggere quanto accaduto anche come sintomo di un disagio sociale profondo presente nel quadrante del “Serpentone”.
«Quanto avvenuto è un’evidente espressione del disagio giovanile che purtroppo interessa il Serpentone di Corviale» ha dichiarato il presule. «Dietro la profanazione di uno spazio sacro si celano storie di giovani che crescono in un contesto difficile, segnato da decenni di degrado urbano e mancanza di prospettive».
Il vescovo ha quindi sottolineato il ruolo della comunità parrocchiale come possibile presidio educativo e sociale: «La parrocchia, proprio perché colpita, rimane forse il luogo più adatto per trasformare questo episodio in un’occasione di dialogo e di recupero».
Nella stessa nota il Vicariato ha inoltre precisato che il sacerdote Giacobbe Elia, autore di alcune dichiarazioni diffuse nelle ore successive ai fatti, «non è incardinato nella diocesi di Roma e non riveste alcun incarico di esorcista».
Sull’episodio proseguono gli accertamenti delle forze dell’ordine per ricostruire con precisione quanto avvenuto all’interno del complesso parrocchiale di via Poggio Verde.
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