
Roma è una città sempre più esposta agli effetti della crisi climatica. Negli ultimi dieci anni, dal 2015 al 2025, l’80 per cento dei quartieri della Capitale ha registrato, nel periodo estivo compreso tra il primo giugno e il 31 agosto, temperature medie diurne al suolo comprese tra i 40 e i 45 gradi. È quanto emerge dalla quarta tappa della campagna nazionale di Legambiente «Che caldo che fa! Contro la cooling poverty: città più fresche, città più giuste», realizzata insieme al partner tecnico RSE (Ricerca sul Sistema Energetico) e alla Croce Rossa Italiana.
Secondo l’associazione ambientalista, 124 dei 155 quartieri romani superano stabilmente i 40 gradi durante l’estate. Un ulteriore 12 per cento registra temperature medie superiori ai 45 gradi, mentre solo l’8 per cento resta sotto la soglia dei 40 gradi. Tra le aree più calde spicca il quartiere Alessandrino, nel quadrante est della città, che nell’ultimo decennio ha fatto registrare temperature medie diurne superiori ai 45 gradi.
L’analisi evidenzia come la Capitale stia vivendo un progressivo processo di tropicalizzazione. Dal 1960 la temperatura media cittadina è aumentata di 2,66 gradi, con conseguenze evidenti: ondate di calore sempre più frequenti, notti tropicali, isole di calore urbane e un aumento degli eventi meteorologici estremi. Con la terza ondata di calore già in corso, Roma ha raggiunto a inizio luglio lo stesso numero di ondate registrate durante tutta l’estate 2025 e, mantenendo questo andamento, rischia di superare il dato dello scorso anno.
Particolarmente preoccupante è il fenomeno delle notti tropicali, quando la temperatura minima non scende sotto i 20 gradi: nel 2025 sono già state registrate 113 notti di questo tipo. Sempre lo scorso anno il caldo avrebbe provocato 835 decessi. Un altro dato evidenziato da Legambiente riguarda gli eventi meteorologici estremi: dal 1993 al 2025 l’Osservatorio Città Clima ne ha censiti 93, facendo di Roma il Comune italiano con il maggior numero di episodi.
Per monitorare il quartiere Alessandrino, Legambiente ha effettuato rilievi con una termocamera a infrarossi lungo due percorsi di circa quindici minuti, analizzando 53 luoghi tra servizi pubblici, fermate, parchi e infrastrutture. I risultati mostrano come circa il 70 per cento dei siti monitorati sia completamente esposto al sole nelle ore più calde della giornata. Sul fronte delle cosiddette infrastrutture blu, nel quartiere sono presenti soltanto sette fontanelle.
Tra gli esempi più significativi c’è la fermata dell’autobus Alessandrino, completamente priva di pensilina e sedute: qui l’asfalto arriva a sfiorare i 60 gradi. Sul lato opposto della strada, invece, dove è presente l’ombra degli edifici, la temperatura dell’asfalto scende di circa 30 gradi, dimostrando l’importanza dell’ombreggiamento degli spazi pubblici. Anche davanti all’ufficio postale la presenza di un filare di alberi mantiene l’asfalto sotto i 30 gradi, mentre all’ingresso della scuola primaria Marconi, utilizzata come centro estivo, le superfici ombreggiate restano sotto i 40 gradi contro oltre 56 gradi registrati nelle aree esposte al sole. Situazione diversa davanti al centro commerciale del quartiere, caratterizzato da vaste superfici asfaltate e parcheggi privi di ombra.
La temperatura più bassa rilevata durante il monitoraggio è stata quella della fontanella dell’Acquedotto Alessandrino, dove si sono registrati circa 25 gradi. Tuttavia, l’area è stata giudicata poco fruibile a causa del ristagno dell’acqua, del fango e della scarsa manutenzione, nonostante potrebbe rappresentare un importante rifugio climatico. Criticità emergono anche nei parchi del quartiere. Il parco di via del Campo appare in stato di abbandono, con aree chiuse, giochi smontati e terreni secchi che superano i 50 gradi, perdendo così la loro funzione di mitigazione climatica. Al parco Giovanni Palatucci l’asfalto esposto al sole supera i 60 gradi, mentre le poche aree ombreggiate si attestano intorno ai 35 gradi. Al parco Francesco Bonafede la temperatura dell’aria supera i 41 gradi, la pavimentazione raggiunge oltre 55 gradi e quella gommata dell’area fitness arriva addirittura a superare i 74 gradi, rendendo gli impianti inutilizzabili nelle ore diurne.
Proprio dall’Alessandrino Legambiente ha lanciato un doppio appello al Governo e al Campidoglio, presentando un pacchetto di undici proposte. A livello nazionale l’associazione chiede lo stanziamento immediato delle risorse necessarie per rendere operativo il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici e la definizione di una strategia nazionale sui rifugi climatici, prendendo come modello l’esperienza di Barcellona.
Al sindaco Roberto Gualtieri vengono invece rivolte nove richieste: incrementare gli interventi di depaving e rigenerazione dei suoli urbani, rafforzare il ruolo dell’Ufficio Clima del Comune, realizzare una rete di attraversamenti pedonali ombreggiati soprattutto nelle periferie, aumentare l’albedo degli edifici pubblici, avviare un piano straordinario di manutenzione del patrimonio arboreo, coinvolgere i cittadini nella cura delle nuove alberature, potenziare la mobilità sostenibile e ampliare la rete delle infrastrutture blu. Alla Regione Lazio, invece, Legambiente chiede la realizzazione del Parco Fluviale del Tevere e la valorizzazione dell’intero reticolo idrografico romano, comprendendo anche laghi e fossi come elementi centrali della rete ecologica cittadina.
«La mancanza di ombra o di superfici riflettenti – spiegano Maria Teresa Imparato, responsabile Giustizia climatica di Legambiente, e Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio – può far persistere temperature elevate anche nelle ore serali, contribuendo alla formazione delle notti tropicali. Per questo chiediamo al Governo Meloni e al sindaco Gualtieri interventi concreti e mirati per contrastare la crisi climatica e la cooling poverty. Bene il Piano caldo della città di Roma, ma ora occorre renderlo pienamente operativo».
Secondo Emanuele Cocchi, ricercatore di RSE, «le recenti ondate di calore mostrano che la cooling poverty è una sfida sempre più urgente. L’Alessandrino emerge come uno dei casi più significativi e l’obiettivo è fornire uno strumento utile per individuare le aree maggiormente esposte al fenomeno e comprenderne le cause».
Lo studio sottolinea infine che l’indice di disagio socio-economico dell’Alessandrino raggiunge quota 102,2, superiore alla media comunale fissata a 100, confermando come gli effetti del cambiamento climatico colpiscano in modo più pesante proprio le aree periferiche e socialmente più fragili della città.
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