Roma, 23 aprile 2026
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Case Enpaia, scontro in Campidoglio su Collina delle Muse: tensione tra commissione e uffici

Seduta accesa sul nodo sfratti: Trombetti annuncia «una commissione a settimana». Raggi: «Esiste un decreto di esproprio»

di Camilla Palladino - TEMPO DI LETTURA 2'
Case Enpaia, scontro in Campidoglio su Collina delle Muse: tensione tra commissione e uffici

Un confronto teso, a tratti acceso, quello andato in scena in Campidoglio durante la commissione capitolina Patrimonio dedicata al caso delle abitazioni dell’ente Enpaia a Collina delle Muse. Al centro della discussione, gli sfratti che stanno interessando alcune famiglie – tra cui appartenenti alle forze dell’ordine – alle prese con l’aumento dei canoni e la revisione dei contratti. La seduta, presieduta dal consigliere del Partito democratico Yuri Trombetti, era stata richiesta dall’ex sindaca Virginia Raggi, con l’obiettivo di fare chiarezza su una vicenda che si trascina da anni e che coinvolge diritti abitativi e interpretazioni urbanistiche.

Il nodo della convenzione sugli affitti

Al centro dello scontro c’è la validità di una convenzione tra il Comune e l’ente proprietario degli immobili, che secondo i consiglieri garantirebbe affitti calmierati. Una lettura, però, contestata da Enpaia, che non riconosce l’accordo e ha avviato una revisione dei canoni, con conseguenti procedure di sfratto per morosità. «Enpaia non ha partecipato al bando per il reperimento di case popolari del Comune di Roma. 15 giorni fa gli abbiamo chiesto il numero degli sfratti previsti, ne avremo il 6 maggio e il 21 giugno. Quello che avviene oggi è per famiglie di forze dell’ordine che hanno vinto il bando per un altro piano di zona, avendone quindi i requisiti di reddito. È di una gravità inaudita, un’umiliazione inutile», ha dichiarato Trombetti nel corso della seduta. Una posizione netta, che punta a evidenziare il profilo sociale della vicenda.

Il confronto con gli uffici: interpretazioni opposte

La discussione si è rapidamente spostata sul piano tecnico, con un confronto serrato tra la commissione e gli uffici capitolini, in particolare quelli dell’Urbanistica. Secondo questi ultimi, il Comune non avrebbe titolo sull’area in questione e quindi non potrebbe intervenire direttamente. Una ricostruzione che si basa sulla natura giuridica dei terreni: «Abbiamo avuto modo di verificare che queste aree nel 73 non erano state cedute, bensì assegnate all’ente Roma 70. Roma 70, dopo l’assegnazione di queste aree ai sensi dell’articolo 11 della legge 167 del 62, li ha acquistati direttamente, quindi parliamo di interventi edilizi che sono stati realizzati su aree private», ha spiegato il rappresentante degli uffici durante la seduta. Una lettura che contrasta con quanto sostenuto da Trombetti, che ha richiamato un parere dell’Avvocatura capitolina del 2022 secondo cui le convenzioni degli anni Settanta sarebbero ancora valide.

Raggi: «Il decreto di esproprio esiste»

A complicare ulteriormente il quadro è intervenuta Virginia Raggi, che ha rivendicato il possesso di un documento chiave: «Se ce l’ho io, gli uffici dovrebbero averlo». L’ex sindaca ha fatto riferimento a un decreto di esproprio che, se confermato, potrebbe incidere sulla qualificazione giuridica dell’area e quindi sugli strumenti a disposizione del Comune. Con una battuta, ha poi criticato i tempi dell’amministrazione: «E se questo parere dell’Avvocatura è del 2022, e gli uffici dell’Urbanistica all’Eur non è che ci vogliono quattro anni per andare dall’Eur al Campidoglio». Parole che hanno alimentato il clima già teso della seduta.

Il tentativo di mediazione di Veloccia

A riportare il confronto su toni più istituzionali è stato l’assessore all’Urbanistica Maurizio Veloccia, intervenuto nel finale della riunione. «Questa questione non è stata risolta dagli anni 70, quindi è una questione complessa», ha sottolineato, invitando tutti a una riflessione. Veloccia ha spiegato che l’amministrazione sta lavorando per chiarire gli effetti concreti di una eventuale nuova convenzione: «Con il nuovo direttore del dipartimento stiamo cercando di approfondire la questione non tanto sulla necessità o meno di fare una convenzione ‘ora per allora’, ma sugli effetti che questa convenzione produrrebbe, cioè se davvero questi effetti sarebbero effetti tutelanti o non tutelanti rispetto agli attuali inquilini».

Verso nuove commissioni

Il confronto è destinato a proseguire. Trombetti ha infatti annunciato l’intenzione di convocare una commissione a settimana per approfondire la vicenda, a partire da una prima seduta a porte chiuse che consentirà la partecipazione dell’Avvocatura capitolina, attualmente impossibilitata a intervenire pubblicamente per via del contenzioso in corso. Nel frattempo, è stata richiesta a Raggi copia del decreto di esproprio, documento che potrebbe rappresentare un elemento decisivo per orientare le prossime valutazioni.

Una vicenda aperta da decenni

Quello di Collina delle Muse è un caso che affonda le radici negli anni Settanta e che oggi riemerge con forza, intrecciando questioni giuridiche, sociali e politiche. Da un lato le famiglie alle prese con sfratti e aumenti dei canoni, dall’altro un nodo urbanistico mai completamente sciolto. La sensazione, al termine della seduta, è quella di una partita ancora tutta aperta. Con un punto fermo: servirà tempo – e probabilmente nuovi atti – per arrivare a una soluzione condivisa.

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