
Due risultati elettorali ridisegnano gli equilibri politici in Brasile e Serbia. In America Latina, il presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva ha conquistato la rielezione, battendo al ballottaggio il senatore Flávio Bolsonaro. In Serbia, invece, la lista sostenuta dal movimento studentesco è indicata come vincitrice delle elezioni parlamentari anticipate, segnando una battuta d’arresto per Aleksandar Vučić, che ha riconosciuto la sconfitta del proprio schieramento.
Lula ha ottenuto il 51,8 per cento dei voti, contro il 48,2 per cento di Flávio Bolsonaro, secondo i risultati ufficiali comunicati dall’autorità elettorale brasiliana. Per il leader del Partito dei lavoratori si tratta di un nuovo mandato presidenziale, il quarto non consecutivo. La vittoria arriva al termine di una campagna elettorale combattuta, segnata dal confronto sul costo della vita, sulla sicurezza e sul futuro economico del Paese. Al primo turno Lula era arrivato dietro al suo avversario, ma al ballottaggio è riuscito a recuperare lo svantaggio. Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, ha contestato l’esito del voto e annunciato l’intenzione di chiederne l’annullamento. La vittoria di Lula conferma la permanenza della sinistra alla guida della maggiore economia dell’America Latina, in una fase regionale caratterizzata anche da successi elettorali di forze conservatrici.
In Serbia, le elezioni parlamentari anticipate del 25 ottobre hanno premiato la lista sostenuta dal movimento studentesco, nato nel contesto delle proteste contro la corruzione e il governo di Aleksandar Vučić. Secondo le proiezioni diffuse da Ipsos e CeSID, basate su un campione parziale dello scrutinio, la lista «Students Win» potrebbe ottenere tra 135 e 140 seggi sui 250 dell’Assemblea nazionale, superando la soglia dei 126 necessari per la maggioranza assoluta. La coalizione legata a Vučić si fermerebbe intorno a 105 seggi. L’ex presidente, candidato alla guida del governo, ha riconosciuto la sconfitta del proprio schieramento, pur precisando che i risultati definitivi non erano ancora disponibili. Il movimento studentesco si è rafforzato dopo le proteste seguite al crollo di una pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad, nel novembre 2024, che provocò 16 morti. Il risultato rappresenta una svolta per la politica serba e un duro colpo per il Partito progressista serbo, al centro del potere politico nazionale dal 2012. La lista vincitrice nasce però da un movimento di protesta eterogeneo: il suo successo non equivale, di per sé, a una vittoria della sinistra in senso tradizionale. Due Paesi diversi, dunque, e due percorsi politici distinti: in Brasile gli elettori hanno confermato un presidente di sinistra; in Serbia hanno premiato un’alternativa sostenuta dagli studenti, aprendo una nuova fase dopo anni di predominio politico di Vučić.
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