
Restauro antiche listarelle cinesi (Foto agenzia Xinhua)
Dallo scavo archeologico al laboratorio, fino alla conservazione nei depositi e all’esposizione nei musei. A Jingzhou, nella provincia cinese dello Hubei, un centro specializzato si occupa oggi della conservazione di circa l’80 per cento delle listarelle di bambù e legno impregnate d’acqua rinvenute in Cina.
Istituito nel 2003, il Centro per la protezione dei beni culturali di Jingzhou ha finora restaurato oltre 180mila listarelle, più di 10mila manufatti in legno laccato e oltre 1.100 reperti tessili, fornendo assistenza tecnica a più di 130 istituzioni culturali e museali del Paese.
Le immagini diffuse il 21 ottobre dall’agenzia Xinhua mostrano i restauratori al lavoro su manufatti molto diversi: dalla decorazione dipinta di un reperto ai tessuti, fino a una bara antica e alle sottili listarelle utilizzate per la scrittura.
Le listarelle di bambù e legno sono tra le più importanti fonti documentarie per ricostruire la storia della Cina antica.
Prima della diffusione della carta, sottili strisce di bambù o legno venivano utilizzate come supporto per la scrittura e potevano essere legate insieme formando veri e propri testi. Su questi materiali sono arrivati fino agli archeologi documenti amministrativi, opere filosofiche, testi matematici, prescrizioni mediche e testimonianze della vita quotidiana.
Jingzhou rappresenta uno dei territori più importanti per questo patrimonio. L’antica città fu legata al regno di Chu e nell’area sono state rinvenute circa 30mila listarelle, in gran parte databili tra il periodo degli Stati Combattenti e la dinastia Han.
Tra i materiali trattati dal centro figurano anche listarelle della dinastia Han occidentale, tra il 202 a.C. e il 25 d.C.
La conservazione diventa particolarmente complessa quando bambù e legno rimangono per secoli in ambienti saturi d’acqua.
L’umidità può consentire ai materiali organici di sopravvivere sottoterra, ma una volta riportati alla luce il brusco cambiamento delle condizioni ambientali rischia di provocarne deformazione, restringimento o deterioramento.
Per questo il centro di Jingzhou ha sviluppato tecniche che iniziano già durante lo scavo archeologico e proseguono con pulizia, stabilizzazione, trattamento in laboratorio, conservazione e preparazione all’esposizione.
L’obiettivo non è soltanto preservare fisicamente le listarelle, ma renderne nuovamente leggibili le iscrizioni, permettendo agli studiosi di analizzare testi rimasti sepolti per secoli.
L’attività del centro non riguarda soltanto bambù e legno utilizzati per la scrittura.
Nei laboratori vengono trattati anche reperti in legno laccato, manufatti dipinti e materiali tessili, categorie particolarmente fragili quando provengono da tombe o ambienti archeologici caratterizzati da elevata umidità.
Dal 2003 il centro ha restaurato più di 10mila oggetti lignei laccati e oltre 1.100 manufatti tessili.
Il lavoro svolto a Jingzhou si inserisce così in un sistema più ampio di conservazione del patrimonio archeologico cinese, nel quale tecniche scientifiche, documentazione digitale e restauro vengono integrate per intervenire sui reperti già dal momento della scoperta.
Fonte: agenzia Xinhua
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