Roma, 21 ottobre 2026
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La Cina firma un terzo delle pubblicazioni mondiali nella ricerca di base: era sotto l’1% nel 1985

Il nuovo Rapporto sulla ricerca di base in Cina fotografa quasi quarant’anni di crescita scientifica: nel 2024 Pechino ha raggiunto il 32,6 per cento delle pubblicazioni globali considerate. In aumento anche citazioni, investimenti e numero di ricercatori

di Redazione La Capitale TEMPO DI LETTURA 3'
La Cina firma un terzo delle pubblicazioni mondiali nella ricerca di base: era sotto l’1% nel 1985

Nel 1985 la Cina rappresentava appena lo 0,9 per cento delle pubblicazioni mondiali nella ricerca di base. Nel 2024 la quota è salita al 32,6 per cento, segnando uno dei cambiamenti più rilevanti nella geografia globale della produzione scientifica degli ultimi quarant’anni.

Il dato emerge dal Rapporto sulla ricerca di base in Cina 2026, realizzato da un centro di ricerca strategica dell’Università di Wuhan con il sostegno della National Natural Science Foundation of China, la NSFC.

Lo studio analizza l’evoluzione della produzione scientifica, delle citazioni, degli investimenti e della cooperazione internazionale in 24 principali Paesi e regioni, ricostruendo quasi quattro decenni di trasformazioni.

Crescono anche le citazioni

L’aumento non riguarda soltanto il numero delle pubblicazioni.

Secondo il rapporto, la quota cinese sul totale mondiale delle citazioni ricevute dagli articoli di ricerca di base è passata dallo 0,6 per cento nel 2000 al 20,8 per cento nel 2024, includendo anche le citazioni provenienti dalla stessa Cina.

Il quadro mostra quindi una crescita sia quantitativa sia in termini di influenza della produzione scientifica cinese, anche se il rapporto sottolinea la necessità di trasformare l’aumento di scala in una maggiore capacità di produrre ricerca originale e risultati scientifici di lungo periodo.

La stessa analisi evidenzia inoltre come la produzione mondiale della conoscenza stia diventando più distribuita. Stati Uniti ed Europa restano poli centrali, ma Paesi come Cina, India, Brasile, Corea del Sud e Singapore hanno aumentato il proprio peso.

La spesa per la ricerca di base quasi raddoppia

A sostenere questa crescita è anche l’aumento degli investimenti.

La spesa cinese destinata alla ricerca di base è passata da 16,5 miliardi di dollari nel 2018 a 31,9 miliardi nel 2023, quasi raddoppiando in cinque anni.

Nello stesso periodo è cresciuta anche la forza lavoro scientifica. Il numero dei ricercatori impegnati nel complesso delle attività di ricerca e sviluppo, misurato in equivalenti a tempo pieno, è passato da 1,21 milioni nel 2010 a 3 milioni nel 2023.

Il rapporto indica inoltre una maggiore attenzione alla formazione dei giovani ricercatori, alla disponibilità di infrastrutture scientifiche e allo sviluppo di programmi interdisciplinari.

La NSFC compie quarant’anni

La pubblicazione del rapporto coincide con il 40esimo anniversario della National Natural Science Foundation of China, istituita nel 1986 e diventata uno dei principali strumenti pubblici di finanziamento della ricerca fondamentale nel Paese.

Negli anni la fondazione ha ampliato il sostegno a ricercatori, infrastrutture e studi interdisciplinari, mantenendo la ricerca di base come uno dei propri assi principali.

Il rapporto stesso è stato realizzato con un’impostazione che punta a superare una semplice classifica tra Paesi. Al progetto hanno collaborato ricercatori di nove università e istituti, con la revisione di 13 esperti internazionali e 39 studiosi cinesi.

Skipper: «Cresce il contributo cinese al sistema globale della conoscenza»

Tra gli osservatori internazionali coinvolti nella presentazione c’è anche Magdalena Skipper, direttrice di Nature.

Secondo Skipper, il contributo cinese ai risultati scientifici e alla comunità globale della ricerca è in crescita, mentre la produzione di conoscenza si distribuisce sempre più tra aree geografiche differenti.

Anche James Wilsdon, direttore esecutivo del Research on Research Institute e co-presidente del comitato internazionale di revisione del rapporto, ha sottolineato la continuità del sostegno cinese alla ricerca fondamentale negli ultimi quattro decenni.

La prossima sfida: dalla quantità all’originalità

Il dato del 32,6 per cento fotografa la crescita della Cina nella produzione scientifica, ma non esaurisce il tema della qualità della ricerca.

Una recente analisi di Nature sottolinea come la Cina sia ormai ai vertici mondiali anche per numero di lavori pubblicati in riviste scientifiche influenti, ma evidenzia contemporaneamente alcune criticità: la forte pressione quantitativa sulle pubblicazioni e la necessità di creare condizioni più favorevoli a ricerche originali, di lungo periodo e ad alto rischio scientifico.

È la stessa direzione indicata dal rapporto 2026: dopo una fase di forte espansione, la priorità diventa trasformare la scala raggiunta in capacità sistemica di innovazione, individuando domande scientifiche fondamentali e sostenendo progetti che possano produrre scoperte realmente pionieristiche.

Il 15esimo Piano quinquennale 2026-2030 inserisce infatti tra le priorità il rafforzamento della ricerca di base, dell’innovazione originale e delle tecnologie chiave, con maggiore sostegno anche alla ricerca interdisciplinare e ai progetti a lungo termine.

Fonte: agenzia Xinhua

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