
Cina progressi chiave nell'azione per il clima (Foto agenzia Xinhua)
Il fotovoltaico ha superato il carbone per capacità installata, diventando a luglio la principale singola fonte del sistema elettrico cinese. È uno dei dati con cui Pechino fotografa l’accelerazione della propria transizione energetica nel nuovo rapporto annuale sulle politiche e le azioni per contrastare il cambiamento climatico.
A presentarlo il 21 ottobre è stato Li Gao, viceministro dell’Ecologia e dell’Ambiente, che ha indicato nella crescita delle rinnovabili, nella riduzione dell’intensità delle emissioni e nell’espansione del mercato nazionale del carbonio alcuni dei principali risultati raggiunti negli ultimi anni.
Nel 2025 le emissioni di anidride carbonica per unità di Pil sono diminuite del 17,7 per cento rispetto al 2020, mentre le fonti non fossili hanno rappresentato il 21,7 per cento del consumo energetico complessivo.
Il cambiamento più visibile riguarda la composizione della capacità elettrica installata.
Alla fine del 2025 eolico e solare avevano raggiunto insieme 1,84 miliardi di kilowatt, pari al 47,3 per cento della capacità elettrica totale cinese.
La crescita è proseguita nel 2026. Alla fine del primo semestre la capacità complessiva delle fonti rinnovabili aveva raggiunto 2,46 miliardi di kilowatt, pari al 60,7 per cento del totale nazionale.
A luglio è arrivato poi un passaggio simbolico: la capacità fotovoltaica installata è salita a circa 1,286 miliardi di kilowatt, superando per la prima volta quella delle centrali a carbone, ferma a circa 1,285 miliardi.
Il sorpasso riguarda però la potenza installata, non la quantità di energia effettivamente prodotta. Il carbone continua infatti a svolgere un ruolo centrale nella generazione elettrica: nel primo semestre del 2026 ha prodotto il 49,7 per cento dell’elettricità cinese, scendendo comunque per la prima volta sotto la soglia del 50 per cento.
Nello stesso periodo eolico e fotovoltaico insieme hanno coperto circa il 24,6 per cento dei consumi elettrici.
Un altro dei punti richiamati dal governo riguarda il sistema nazionale di scambio delle emissioni.
Il mercato cinese del carbonio, operativo dal 2021, copre oggi circa 8,3 miliardi di tonnellate di CO2, equivalenti a oltre il 65 per cento delle emissioni nazionali.
Il volume cumulato delle quote scambiate ha inoltre superato un miliardo di tonnellate.
Nato inizialmente per il settore della produzione elettrica, il sistema è stato progressivamente esteso anche a comparti industriali ad alta intensità energetica come acciaio, cemento e alluminio.
Pechino punta ora ad ampliare ulteriormente il perimetro del mercato, includendo nuovi settori industriali e utilizzando il prezzo del carbonio come strumento per incentivare la riduzione delle emissioni.
Li Gao ha rivendicato anche la crescita della filiera industriale collegata alle tecnologie a basse emissioni.
La Cina dispone oggi della più grande capacità rinnovabile installata al mondo e concentra una parte rilevante della produzione globale di pannelli fotovoltaici, turbine eoliche, batterie e veicoli elettrici.
Sul fronte nucleare, il Paese è arrivato al primo posto mondiale considerando insieme reattori già operativi e unità approvate o in costruzione.
Anche produzione e vendite di veicoli a nuova energia risultano, secondo i dati ufficiali cinesi, al primo posto nel mondo da undici anni consecutivi.
Il rapporto segnala inoltre un volume delle risorse forestali pari a circa 20,99 miliardi di metri cubi, indicato tra gli elementi che contribuiscono alla capacità di assorbimento del carbonio.
La transizione resta però ancora in corso e il carbone continua ad avere un peso molto elevato nel sistema energetico cinese.
Il nuovo piano per il periodo 2026-2030 prevede di ridurre entro la fine del decennio le emissioni di CO2 per unità di Pil di un ulteriore 17 per cento rispetto ai livelli del 2025 e di portare al 25 per cento la quota delle fonti non fossili nei consumi energetici.
L’obiettivo resta raggiungere il picco delle emissioni di anidride carbonica prima del 2030 e la neutralità carbonica prima del 2060.
Entro il 2030 Pechino punta inoltre a portare la capacità combinata di eolico e solare oltre 2,8 miliardi di kilowatt.
Il quadro che emerge dal rapporto è quindi quello di un sistema energetico in rapida trasformazione: il peso delle rinnovabili cresce, il solare ha ormai superato il carbone per capacità installata e il mercato del carbonio continua ad ampliarsi. Ma la produzione elettrica effettiva resta ancora fortemente dipendente dalle fonti fossili, segnalando quanto il passaggio dalla capacità installata alla sostituzione concreta del carbone resti uno dei nodi centrali della transizione cinese.
Fonte: agenzia Xinhua
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