
Innovare, in ambito di neuro sviluppo, significa ripensare i percorsi di cura in modo integrato, superando frammentazioni e ritardi. Significa investire in modelli che riducano i tempi della diagnosi, migliorino l’accesso agli interventi per offrire risposte personalizzate ai bisogni complessi delle persone.
Parlare di autismo significa, prima di tutto, parlare di sviluppo e di tempo. I disturbi dello spettro autistico rappresentano una delle condizioni del neurosviluppo più complesse e, al tempo stesso, più eterogenee, richiedendo uno sguardo clinico capace di coglierne la variabilità e le traiettorie evolutive. Riconoscere precocemente i segnali e comprenderne il significato è il primo passo per costruire percorsi di cura realmente efficaci.
Negli ultimi anni, la crescente attenzione ai disturbi del neurosviluppo ha portato a una maggiore consapevolezza dell’importanza della diagnosi precoce e della presa in carico tempestiva. Tuttavia, riconoscere i segnali iniziali e formulare una diagnosi non è sufficiente. La vera sfida è trasformare la conoscenza clinica in interventi capaci di incidere concretamente sulla vita quotidiana delle persone e delle loro famiglie.
Questo è particolarmente evidente nei disturbi dello spettro autistico, una condizione eterogenea e complessa che richiede percorsi di cura flessibili, personalizzati e fondati sulle evidenze scientifiche. L’autismo non può essere affrontato con modelli rigidi o standardizzati: ogni profilo di funzionamento necessita di strumenti calibrati, in grado di adattarsi ai bisogni evolutivi e di favorire la generalizzazione delle competenze nei contesti reali di vita.
In questo scenario, la diagnosi precoce rappresenta il punto di partenza. Individuare tempestivamente difficoltà nella comunicazione sociale, nella regolazione emotiva o nelle competenze relazionali consente di intervenire nei momenti di maggiore plasticità cerebrale, aumentando l’efficacia dei trattamenti. Ma è solo attraverso una presa in carico strutturata e continuativa che queste opportunità possono tradursi in cambiamenti significativi.
Negli ultimi anni, accanto agli approcci clinici tradizionali, si stanno affermando modelli innovativi che integrano ricerca, tecnologia e intervento umano. L’innovazione, in ambito sanitario, non coincide con la sostituzione della relazione terapeutica, ma con il suo potenziamento. Strumenti tecnologici avanzati possono offrire ambienti prevedibili, modulabili e motivanti, facilitando l’apprendimento e riducendo l’ansia che spesso accompagna l’interazione sociale nelle persone con disturbi dello spettro autistico.
In questa prospettiva si colloca il progetto NEUROBRIDGE, sviluppato all’interno del Gruppo INI, che rappresenta un esempio concreto di come l’innovazione possa essere messa al servizio della clinica. Il progetto propone un modello di riabilitazione delle abilità sociali che integra interventi terapeutici strutturati e supporti tecnologici, con l’obiettivo di favorire non solo l’acquisizione delle competenze, ma soprattutto la loro generalizzazione in contesti sempre più naturali.
Il valore di questi modelli risiede nella loro capacità di costruire un ponte tra il setting clinico e la vita quotidiana, accompagnando progressivamente bambini e adolescenti verso una maggiore autonomia relazionale. La tecnologia diventa così uno strumento di mediazione, inserito all’interno di un lavoro multidisciplinare che coinvolge professionisti, famiglia e scuola.
Prima si comprende il funzionamento di un bambino, maggiori sono le possibilità di accompagnarne lo sviluppo. Quando diagnosi, competenze cliniche e innovazione dialogano tra loro, la cura diventa non solo più efficace, ma anche più umana. Ed è in questo spazio che il tempo, ancora una volta, fa la differenza.
La ricerca scientifica mostra che l’introduzione della tecnologia nella riabilitazione dell’autismo è efficace quando integra e potenzia l’intervento clinico, senza sostituire la relazione terapeutica.
Gli strumenti tecnologici offrono ambienti prevedibili, modulabili e motivanti, riducendo l’ansia e facilitando l’apprendimento delle abilità sociali e comunicative.
Le evidenze indicano benefici soprattutto quando la tecnologia è inserita in percorsi strutturati, personalizzati e continuativi, orientati alla generalizzazione delle competenze nella vita quotidiana.
In questa cornice si colloca NEUROBRIDGE, che traduce le evidenze della ricerca in un modello riabilitativo integrato, costruendo un ponte tra setting clinico e contesti reali di vita, a supporto dello sviluppo e dell’autonomia relazionale.
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Maria Nicoletta Aliberti: sono medico specializzato in neuropsichiatria Infantile, dottore di ricerca in neuropsicologia e psicopatologia dello sviluppo e psicoterapeuta EMDR e ho un’ esperienza consolidata nell’ambito dei disturbi del neurosviluppo in età evolutiva.
Opero all’interno del Gruppo INI, dove coordino e lavoro in contesti multidisciplinari dedicati alla diagnosi precoce, alla presa in carico clinica e ai percorsi riabilitativi integrati per bambini, adolescenti e le loro famiglie.
Nel mio lavoro coniugo competenza clinica, attenzione al funzionamento globale della persona e supporto alle famiglie, promuovendo modelli di intervento basati sulle evidenze scientifiche e sull’integrazione tra ambito sanitario, educativo e sociale.
Mi occupo di divulgazione sui temi dell’inclusione, della disabilità e dell’innovazione anche con supporto delle tecnologie assistive nei servizi per l’età evolutiva.
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