
Sarà l'aeroporto di Fiumicino la porta d'ingresso per 63 rifugiati, tra cui numerose famiglie con bambini, atterreranno al Terminal 5 alle 17. Il volo atterrerà alle ore 17.05 presso il Terminal 5 dello scalo romano.
Si tratta di un trasferimento legale organizzato nell'ambito del progetto dei corridoi umanitari, promosso da Caritas Italiana e finanziato dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) attraverso i fondi dell’8xmille.
Il gruppo è composto da nuclei familiari e singoli profughi originari di Yemen, Sudan, Iraq e Somalia. Tra i beneficiari si registra la presenza di numerosi minori. Le persone in arrivo hanno trascorso un periodo di stazionamento in Giordania, Paese di primo asilo, in attesa del completamento delle procedure di controllo e di sicurezza necessarie per il trasferimento.
L’iter burocratico e logistico ha richiesto oltre sei mesi di coordinamento tra le organizzazioni umanitarie, il Governo italiano e le autorità locali. L'obiettivo del protocollo è garantire un’alternativa legale ai viaggi irregolari, permettendo a soggetti in condizioni di vulnerabilità accertata l'ingresso in Italia con un regolare visto umanitario.
Una volta concluse le formalità doganali e di frontiera, i rifugiati saranno presi in carico dalle Caritas diocesane che hanno aderito al progetto. Il piano prevede una distribuzione dei beneficiari su diverse aree del territorio nazionale, secondo il modello dell'accoglienza diffusa.
Le realtà territoriali coinvolte sono tredici: Vittorio Veneto, Fano, Conversano-Monopoli, San Marco Argentano, Messina, Verona, Milano, Oppido Mamertina-Palmi, Perugia, Como, Vigevano, Tricarico e l’Eparchia di Piana degli Albanesi. Ogni diocesi ha predisposto unità abitative e team di operatori per la gestione dei primi passi del percorso di inserimento, che include l’assistenza sanitaria, l’apprendimento della lingua italiana e il supporto burocratico.
Sull'iniziativa è intervenuto il direttore di Caritas Italiana, don Marco Pagniello, che ha definito i corridoi umanitari come una «via concreta che nasce dal desiderio di costruire percorsi sicuri e dalla volontà di mettere al centro la dignità della persona». Secondo Pagniello, questo strumento non risolve complessivamente il fenomeno delle migrazioni forzate, ma rappresenta una «testonianza» di come sia praticabile una gestione regolare e sicura dei flussi.
L'operazione si inserisce in una più ampia collaborazione istituzionale che vede il coinvolgimento attivo dei ministeri competenti, con l'obiettivo di favorire processi di integrazione sociale e lavorativa nel medio e lungo periodo.
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