
Dal 15 gennaio il centro storico della Capitale è diventato una grande zona 30. Una svolta senza precedenti per estensione e impatto, pensata per aumentare la sicurezza e ridurre l’inquinamento.
Ma mentre il Campidoglio rivendica una scelta di civiltà urbana, Ecoitaliasolidale lancia l’allarme. Così com’è stata applicata, la misura rischia di ottenere l’effetto opposto, peggiorando traffico e qualità dell’aria e trasformando una riforma attesa in un’occasione mancata se non accompagnata da un vero cambio di modello della mobilità.
Secondo l’associazione ecologista, l’applicazione generalizzata del limite di 30 chilometri orari anche su arterie di scorrimento come Corso Vittorio Emanuele, via del Teatro Marcello e il Traforo rischia di peggiorare la qualità dell’aria.
«A velocità molto basse, soprattutto nel traffico intenso e con continue accelerazioni e frenate, le auto producono più emissioni di particolato, NOx e altri inquinanti», spiegano dall’associazione. «Nel centro storico, dove la guida è inevitabilmente irregolare, il limite a 30 km/h non migliora l’ambiente: lo peggiora».
Il nodo, secondo Ecoitaliasolidale, non è tanto la velocità in sé, quanto la fluidità del traffico. Una guida costante e scorrevole a velocità moderate risulterebbe spesso meno inquinante di un’andatura lenta e frammentata, tipica delle zone congestionate.
A questo si aggiunge il costo del provvedimento. Circa 4 milioni di euro per l’installazione di nuovi varchi elettronici, anche in uscita, mentre restano in vigore le domeniche ecologiche, definite dall’associazione «misure simboliche e prive di effetti duraturi».
«La sicurezza stradale è una priorità, ma non si garantisce con limiti generalizzati, sanzioni e controlli elettronici», dichiarano in una nota Piergiorgio Benvenuti, presidente nazionale di Ecoitaliasolidale, e Fabio Rosati, vicepresidente e responsabile del Centro Studi sulla Mobilità. «Roma ha bisogno di un nuovo modello di mobilità».
Da un lato chi vede nella zona 30 uno strumento efficace per ridurre incidenti, rumore e smog, come già dimostrato in altre città europee; dall’altro chi teme che, senza interventi strutturali, la misura resti isolata e produca più disagi che benefici.
Per Ecoitaliasolidale la vera svolta passa dal trasporto pubblico. «Senza un servizio Atac efficiente, capillare e realmente green – concludono Benvenuti e Rosati – le zone 30 rischiano solo di creare disagi ai cittadini e fare cassa, senza benefici ambientali concreti».
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