Roma, 2 novembre 2026
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Il voto di Leone XIV per le midterm «è destinato a far discutere. In gioco l’entità stessa del Papa e del Papato». L'intervista al vaticanista

Il Pontefice ha esercitato il proprio diritto di voto per posta a Chicago. Per il vaticanista Andrea Gagliarducci, la decisione apre interrogativi sull'opportunità e sulla sovranità del Papa

di Gianluca Dodero TEMPO DI LETTURA 4'
Il voto di Leone XIV per le midterm «è destinato a far discutere. In gioco l’entità stessa del Papa e del Papato». L'intervista al vaticanista

Per la prima volta nella storia, un Papa ha votato alle elezioni di metà mandato degli Stati Uniti. Leone XIV, primo Pontefice statunitense, ha esercitato il proprio diritto di voto alle elezioni americane di midterm, in programma il 3 novembre, attraverso la modalità del voto anticipato per posta.

La notizia, anticipata dal Chicago Sun-Times e successivamente confermata dalla Sala Stampa della Santa Sede, introduce un elemento di assoluta novità nella storia del Papato e apre una riflessione sul rapporto tra la cittadinanza del Pontefice, il suo ruolo istituzionale e la partecipazione alla vita democratica.

Secondo quanto comunicato dal Vaticano, Leone XIV «ha esercitato il suo diritto di voto come cittadino degli Stati Uniti ogni volta che ne ha avuto la possibilità». Il Papa ha quindi inviato la propria scheda elettorale a Chicago, la città in cui è nato, in Illinois.

Il Pontefice ha inoltre confermato di aver votato anche negli anni in cui risiedeva in Perù, ribadendo la propria convinzione riguardo al diritto e al dovere dei cittadini di partecipare ai processi democratici.

Un precedente storico per il Papato

La decisione di Leone XIV rappresenta un caso senza precedenti. Non risulta infatti che i suoi predecessori Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco abbiano esercitato il diritto di voto nelle elezioni dei rispettivi Paesi d'origine durante il pontificato.

Il gesto del Pontefice americano assume così un significato che va oltre la semplice partecipazione elettorale. Da una parte, si inserisce nella tradizione della cittadinanza statunitense e nella cultura della partecipazione civica; dall'altra, pone interrogativi sulla natura stessa dell'ufficio pontificio.

A votare è stato Robert Francis Prevost, ancora iscritto nelle liste elettorali dell'Illinois. La scheda comprende diverse consultazioni, tra cui l'elezione per il seggio al Senato lasciato da Dick Durbin, la corsa alla rielezione del governatore JB Pritzker e altre competizioni locali e giudiziarie.

Resta naturalmente impossibile conoscere la preferenza espressa dal Pontefice, trattandosi di un voto segreto.

Andrea Gagliarducci: «La decisione è destinata a far discutere»

A sottolineare la portata istituzionale e canonica della vicenda è Andrea Gagliarducci, vaticanista, che a La Capitale evidenzia come la scelta di Leone XIV apra questioni inedite nella storia della Chiesa.

«La scelta di Leone XIV di votare alle elezioni USA del mid-term non ha precedenti storici. In generale, si dice che il Papa mantenga la sua cittadinanza (o le sue cittadinanze) precedenti.

Nel momento in cui diventa Papa, però, è sovrano di uno Stato estero e in più, per diritto canonico, il Papa non è il capo della Santa Sede: il Papa è la Santa Sede. Leone XIV ha probabilmente voluto incoraggiare tutti a votare e a partecipare alla democrazia, in pieno spirito americano.

Tuttavia, un Papa che vota prima di tutto crea un problema di opportunità (il voto è segreto, ma votando il Papa esprime una preferenza e dunque non è neutrale) e un problema di sovranità (pensate a cosa succederebbe se, che so, il re d’Inghilterra votasse negli Stati Uniti perché mantiene una cittadinanza precedente).

La decisione di Leone XIV, insomma, è destinata a far discutere, perché è in gioco l’entità stessa del Papa e del Papato.»

Il gesto di Leone XIV si colloca in un contesto nel quale la partecipazione democratica rappresenta un tema particolarmente significativo anche per la Chiesa statunitense.

La Conferenza episcopale americana ha accolto positivamente la scelta del Pontefice, sottolineando come il voto costituisca un esempio di responsabilità civica e un incoraggiamento per i cittadini a prendere parte alla vita pubblica.

La portavoce dei vescovi statunitensi, Chieko Noguchi, ha ricordato che i cattolici sono chiamati a partecipare alla vita politica e pubblica mettendo la propria fede prima della politica.

La vicenda, tuttavia, assume una dimensione più complessa se osservata dal punto di vista della sovranità pontificia e della neutralità istituzionale. Il Papa, infatti, non è soltanto un cittadino che conserva la propria appartenenza nazionale, ma è anche il sovrano di uno Stato estero e, secondo il diritto canonico, la Santa Sede stessa.

È proprio questa sovrapposizione di dimensioni a rendere la scelta di Leone XIV destinata a far discutere: un gesto che, pur potendo essere letto come un invito alla partecipazione democratica, introduce un precedente destinato a interrogare la storia e il futuro del Papato.

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