Roma, 27 marzo 2026
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Vite sospese alla Magliana nell'ex scuola «8 marzo», tra sorrisi e paura: «Questa è casa nostra, non sapremmo dove andare»

Ex scuola «8 marzo» a Roma, famiglie a rischio sgombero raccontano paura e speranze. Scuderi e Salis: «La casa è un diritto, servono politiche concrete»

di Edoardo IacolucciULTIMO AGGIORNAMENTO 2 ore fa - TEMPO DI LETTURA 3'
Assemblea alla ex scuola «8 marzo», alla Magliana

Assemblea alla ex scuola «8 marzo», alla Magliana

Si è svolta questa mattina a Roma l’assemblea nell’ex scuola «8 marzo» di via Impruneta, uno degli snodi più delicati dell’emergenza abitativa cittadina. Le europarlamentari Benedetta Scuderi e Ilaria Salis hanno incontrato le famiglie che vivono nello stabile, oggi minacciate di sgombero.

Si tratta di famiglie che negli anni hanno recuperato un edificio abbandonato, trasformandolo in «una comunità viva», come spiega l’organizzatrice della visita e dell’assemblea Silvia Paoluzzi di Unione Inquilini, attraverso un percorso di auto-recupero. Una realtà che, però, resta sotto pressione anche per «una campagna denigratoria che tenta di cancellarne dignità e storia - prosegue l’attivista per la casa -, vengono etichettat comei “latinos” e finisce là».

L’incontro ha rappresentato un momento di ascolto diretto delle condizioni abitative e della precarietà vissuta quotidianamente.

Le storie: «Non saprei dove andare»

Molti abitanti, tra le circa 140 famiglie presenti nello stabile, hanno raccontato storie di vita segnate da precarietà e difficoltà. Come Mirella, oggi badante, costretta a lasciare la Colombia per le minacce subite.

«Vivo qui dal 2007, non saprei dove andare se mi levassero casa. Io insieme a XXX, che è morto lo scorso febbraio, siamo stati i primi a dar vita a questa piccola comunità. E vorremmo avere l’appoggio di tutti per sistemarla e poter vivere tranquillamente la nostra vita. Con i soldi che guadagniamo molti di noi non si potrebbero permettere una vera abitazione».

Mirella racconta di guadagnare circa 800 euro al mese, spesso con lavori precari: «Ora ho pure questo infortunio – mostrando il tutore che le tiene il braccio – e mi dicono che se non torno subito a lavorare ne chiamano un’altra».

Storie simili a quella di Jorge e di sua moglie, di origine peruviana, arrivati qui dopo uno sfratto nel 2011 in zona Tiburtina. «Io volevo lavorare e all’inizio c’era il problema dei documenti – spiega Jorge – poi ho trovato comunque lavoro. Ma poi c’è stato lo sfratto». Oggi la difficoltà è trovare una casa in affitto: «Io ora vorrei regolarizzare la mia situazione, ma nessuno mi dà un affitto perché tutti vogliono più soldi del mio stipendio, che è di 800 euro. E servono due stipendi almeno, ma mia moglie lavora a chiamata».

La richiesta è semplice: «La nostra speranza è rimanere qui ed essere regolari, pagare le utenze di luce e acqua. E che il Comune ci dia un tempo lungo e una sorta di sicurezza, così possiamo sistemare bene le nostre abitazioni. Non possiamo permetterci un mutuo, ormai siamo vecchi».

I giovani: «Questa è casa mia»

A pochi metri vive una studentessa di 19 anni, all’ultimo anno di superiori. È cresciuta con suo fratello qui, in questa «casa piccolina, in cui c’è tutto» come spiega sorridente. «Vorrei fare medicina - spiega -, il mio sogno è diventare psichiatra e psicoterapeuta per aiutare gli altri». Racconta una crescita difficile: «Sono stata costretta a crescere in fretta, in questa casa piccolina che però è casa mia. La mia preoccupazione principale è di non avere un luogo dove tornare la sera ed essere abbandonata a me stessa».

E aggiunge: «Attraverso lo studio posso diventare qualcuno, quindi il mio sogno è andare all’università. Ma il rischio sgombero mi sta creando un po’ di repressione. L’importante è non essere abbandonati». Poi conclude: «Io ormai sono qui, questa è casa mia. Sapere che qui si lotta dal 2007 mi ha fatto sentire parte di una comunità e non mi fa sentire sola».

Il nodo delle politiche abitative

Al centro del confronto, l’assenza di politiche pubbliche capaci di offrire soluzioni stabili. «Nel solco dell’esperienza di Unione Inquilini – sottolinea Scuderi – sono da supportare le iniziative di recupero degli alloggi pubblici sfitti attraverso progetti volti a dare stabilità alle famiglie». L’europarlamentare chiede che le risorse vengano utilizzate «per la manutenzione e l’efficientamento del patrimonio pubblico».

«Difendere il diritto ad abitare»

Nel corso della mattinata è intervenuta anche Ilaria Salis: «La casa non è un privilegio né una merce, è la condizione minima per vivere con dignità. Difendere il diritto ad abitare significa difendere la libertà di tutte e tutti».

Parole che si inseriscono in una critica più ampia alle politiche europee e nazionali, considerate insufficienti. Il report del Parlamento europeo sulla crisi abitativa viene definito «un totale fallimento», mentre si denuncia la mancanza di «risorse e strumenti vincolanti».

Dal caso locale al tema europeo

La visita romana nasce, spiegano le promotrici, da «una profonda contraddizione»: mentre aumentano gli investimenti nel riarmo, la sicurezza sociale arretra e la casa diventa il luogo in cui le disuguaglianze si manifestano con maggiore evidenza.

Il caso dell’ex scuola «8 marzo» diventa così emblematico di un divario crescente tra chi può permettersi un’abitazione dignitosa e chi vive in precarietà.

«Prima le persone»

Dopo la tappa della mattina, la giornata è proseguita con sopralluoghi e incontri nei quartieri di edilizia popolare a Vigne Nuove. Ma il messaggio resta quello emerso a via Impruneta: «La sicurezza non si costruisce con il riarmo né con misure repressive, ma con politiche che eliminano le disuguaglianze sociali».

Dalla ex scuola «8 marzo» arriva una richiesta precisa: «investimenti strutturali» e un cambio di priorità che metta «prima le persone».

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