Roma, 5 maggio 2026
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Trump attacca ancora Papa Leone: «Cattolici in pericolo». Non finisce lo scontro tra Casa Bianca e Vaticano

Ora gli occhi sono puntati su giovedì mattina, quando Marco Rubio varcherà la soglia del Vaticano

di Redazione La Capitale - TEMPO DI LETTURA 2'
Trump attacca ancora Papa Leone: «Cattolici in pericolo». Non finisce lo scontro tra Casa Bianca e Vaticano

Non si placa la tempesta diplomatica tra Washington e la Santa Sede. Infatti il presidente americano Donald Trump è tornato ad attaccare frontalmente Papa Leone XIV, il primo pontefice statunitense della storia, accusandolo di mettere a rischio la sicurezza dei fedeli e dell’intero Occidente.

Le dichiarazioni, rilasciate all'emittente conservatrice Salem News Channel, arrivano come un siluro alla vigilia della missione riparatrice del Segretario di Stato Marco Rubio a Roma, che avverrà giovedì.

«Il Papa sta mettendo in pericolo molti cattolici e molte persone», ha incalzato il tycoon, rincarando la dose sulla questione nucleare: «Ritiene che vada bene per l'Iran avere un'arma atomica, e io non credo sia una cosa buona».

Il precedente: la rottura di tre settimane fa

Quello di oggi è solo l’ultimo capitolo di uno scambio senza precedenti nella storia recente delle relazioni tra un capo di Stato e il soglio di Pietro. Tutto era iniziato circa tre settimane fa con un post su Truth Social, in cui Trump definiva il Papa «debole sul crimine e pessimo in politica estera».

In quell'occasione, mentre il volo papale sorvolava il Mediterraneo diretto ad Algeri, il presidente aveva rifiutato ogni ipotesi di scusa, sostenendo che se lui non fosse stato alla Casa Bianca, Leone XIV (al secolo Prevost) non sarebbe mai stato eletto. Un'affermazione che suggerisce un'inquietante visione della Chiesa come un "ufficio distaccato" del Dipartimento di Stato, privo di autonomia elettiva e spirituale.

Il "ponte rotto" di Giorgia Meloni

Tra le due sponde dell'Atlantico si trova in una posizione scomodissima, oggi come tre settimane fa, la premier italiana Giorgia Meloni. La presidente del Consiglio, che ha sempre cercato di accreditarsi come punto di raccordo tra il sovranismo trumpiano e le istituzioni europee, si è vista costretta a rompere il protocollo della deferenza.

Definendo «inaccettabili» le parole di Trump, Meloni aveva tracciato una linea di confine netta, difesa ribadita anche ieri durante la sua visita in Armenia:

"Alcune cose che sono state dette nei nostri confronti non le considero corrette. L'Italia ha sempre mantenuto gli impegni, soprattutto in ambito Nato".

La premier deve gestire una scissione identitaria nel proprio elettorato, diviso tra l'ammirazione per il tycoon e il legame ancestrale con il Santo Padre, mentre Trump minaccia persino il ritiro dei militari americani dalle basi italiane.

La solitudine del "Papa americano"

Dall'Africa, dove sta proseguendo il suo viaggio apostolico tra Algeria, Camerun e Angola, Leone XIV ha risposto con la calma della dottrina:

«Non ho paura dell'amministrazione Trump. Parlo del Vangelo e continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra».

A dargli manforte è intervenuto il Segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, ricordando che il ruolo del Papa è predicare la pace, «che piaccia o no». In un paradosso geopolitico, persino il presidente iraniano Pezeshkian è intervenuto per difendere il pontefice dalla «profanazione» operata da Washington.

Ora gli occhi sono puntati su giovedì mattina, quando Marco Rubio varcherà la soglia del Vaticano. Sarà un tentativo di ricucire uno strappo che sembra ormai diventato una voragine. Il legame tra la destra populista e la gerarchia cattolica sembra essersi definitivamente spezzato sotto i colpi di un presidente che ha deciso di trasformare il "suo" Papa nel nuovo nemico del popolo.

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