
La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per sequestro di persona in relazione all’abbordaggio delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, avvenuto la notte del 29 aprile in acque internazionali al largo di Creta. L’inchiesta nasce dopo l’arrivo di tre esposti ai magistrati.
Secondo quanto ricostruito, le autorità israeliane hanno fermato diverse barche della missione partita dalla Sicilia con l’obiettivo di trasportare aiuti umanitari verso la Striscia di Gaza.
Tra i punti centrali figurano Thiago de Avila, attivista brasiliano impegnato in campagne internazionali, e Saif Abdelrahim Abukeshek, dirigente della flottiglia e cittadino palestinese con cittadinanza spagnola e svedese.
Entrambi si trovavano su imbarcazioni con bandiera italiana e risultano detenuti in Israele. Secondo gli esposti, personale militare avrebbe effettuato un «prelevamento forzato» dei membri dell’equipaggio.
Mentre altri attivisti sono stati sbarcati in Grecia, i due sono stati trasferiti in carcere in Israele.
Accanto al nuovo fascicolo, negli uffici della Procura di Roma è già aperta un’altra indagine relativa a una precedente missione della stessa flottiglia. In quel caso si procede per tortura, rapina, sequestro di persona e danneggiamento con pericolo di naufragio.
Il pubblico ministero Stefano Opilio, magistrato titolare dell’indagine, ha raccolto testimonianze per ricostruire le fasi della navigazione e dell’abbordaggio. È attesa una rogatoria verso Israele.
I legali della missione hanno presentato ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo contro lo Stato italiano. Secondo i ricorrenti, l’Italia avrebbe dovuto garantire la tutela dei diritti fondamentali degli attivisti a bordo di navi con bandiera italiana.
La flottiglia era partita il 26 aprile dalla Sicilia con 58 imbarcazioni. Una parte è stata fermata vicino a Creta, con circa 170 attivisti sbarcati e rimpatriati.
De Avila e Abukeshek sono stati portati ad Ashkelon, dove un tribunale ha prorogato la loro detenzione fino al 5 maggio. Le autorità israeliane ipotizzano reati a loro carico, mentre i due riferiscono di essere stati picchiati e costretti a posizioni forzate.
Intanto, sul caso interviene Greenpeace Italia, presente nella missione con la nave «Arctic Sunrise», che ha scritto al ministro degli Esteri Antonio Tajani chiedendo un intervento urgente.
Nella lettera si parla di «grave atto» avvenuto in acque internazionali e si sollecita il Governo ad attivarsi per «la piena tutela dell’incolumità di tutte le persone a bordo» e per «il rispetto del diritto internazionale e della libertà di navigazione».
L’organizzazione sottolinea anche la necessità del «rilascio immediato delle persone fermate» e di un’azione diplomatica coordinata con gli altri Paesi europei, evidenziando che la vicenda coinvolge direttamente responsabilità politiche e diplomatiche a livello europeo.
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