
Un blocco di architrave in travertino intonacato, con un’iscrizione monumentale ancora leggibile, è stato rinvenuto nel Santuario di Ercole Vincitore a Tivoli. Il reperto, dell'età di Augusto, oltre ad avere una particolare rilevanza storica e archeologica, costituisce una prova per l’identificazione dell’edificio situato alle spalle del tempio. Qui ci sarebbero una basilica e grande spazio pubblico coperto destinato ad attività amministrative e giudiziarie dell'epoca.
L’iscrizione monumentale permette di rileggere alcuni passi di Svetonio da nuovi punti di vista: nel «De vita Caesarum» lo storico descrive le abitudini di vita e i luoghi di soggiorno dell’imperatore. Qui si legge che Augusto frequentava località vicine a Roma - tra cui Tivoli - e che amministrava la giustizia nei portici del tempio di Ercole. Questo riferimento è considerato una fonte storica diretta che ora trova riscontro proprio nei nuovi ritrovamenti archeologici.
La scoperta è avvenuta nell’ambito delle nuove indagini promosse dall’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, con il finanziamento del Ministero della Cultura – Direzione generale Musei - e la collaborazione dell'Università Sapienza. «Il rinvenimento di questa iscrizione ha una straordinaria importanza scientifica: consente infatti di identificare con certezza la basilica del Santuario di Ercole Vincitore, uno degli spazi pubblici più significativi del complesso, restituendo nuova chiarezza alla sua articolazione monumentale e alla sua funzione», ha dichiarato il ministro della Cultura, Alessandro Giuli.
«Grazie a questo ritrovamento possiamo immaginare e percepire una dimensione inedita di questi luoghi, accrescendo così la nostra consapevolezza storica». ha aggiunto il ministro.
Gli scavi si inseriscono in un contesto ben conservato: a circa tre metri sotto l’attuale piano di calpestio sono stati individuati estesi livelli di crollo, probabilmente causati da un terremoto in età tardo - antica. Questi strati sigillati hanno restituito un insieme ricco e integro di materiali, permettendo una lettura dettagliata delle fasi di vita del complesso.
Dagli strati di crollo proviene un ampio repertorio di materiali: ceramiche, elementi architettonici in terracotta, iscrizioni su lastre di marmo, oggetti in metallo, rilievi scultorei e numerosi frammenti di intonaco dipinto. Le pitture murali, attribuibili al secondo e al terzo stile pompeiano, indicano che l’edificio era riccamente decorato già nella prima età imperiale, confermandone il ruolo di spazio di rappresentanza. Sono stati inoltre rinvenuti bolli laterizi attivi tra tarda età repubblicana e prima età imperiale.
Tra i reperti più significativi figura un anello in bronzo con iscrizioni incise oltre ai frammenti di lastre campana in terracotta con la scena della contesa per il tripode di Delfi tra Apollo ed Eracle, confrontabili con esemplari della Casa di Augusto sul Palatino. Gli strati successivi al crollo hanno restituito ceramiche databili tra V e VI secolo d.C., tra cui sigillata africana, lucerne e anfore, che attestano la continuità di frequentazione dell’area e suggeriscono un possibile riutilizzo del santuario in funzione difensiva durante le guerre greco-gotiche.
L’edificio, già individuato nel 1992 ma mai scavato, si trova alle spalle del tempio, addossato al triportico. La struttura presenta una facciata monumentale con nove ingressi e una superficie superiore agli 800 metri quadrati.
Il nuovo rinvenimento consente ora di confermarne definitivamente la funzione di basilica, restituendo pieno significato a uno degli spazi centrali del complesso monumentale. Le indagini proseguiranno nei prossimi mesi, con l’obiettivo di approfondire la conoscenza dell’edificio, delle sue decorazioni e delle modalità di utilizzo del santuario nel corso del tempo.
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