
È stata depositata in Senato la proposta di legge di iniziativa popolare «Diritto a stare bene», sostenuta da oltre 70mila firme, che punta a istituire il primo Servizio pubblico di Psicologia del Lavoro.
L’obiettivo è portare in modo strutturale la salute mentale nei luoghi di lavoro, intervenendo su stress lavoro-correlato, burnout, mobbing e discriminazioni, condizioni che incidono su milioni di lavoratori e sulla produttività del Paese.
Il testo prevede l’istituzione dello spla, Servizio di Psicologia del Lavoro, come servizio sociosanitario pubblico integrato nel sistema nazionale. I datori di lavoro, pubblici e privati, dovranno garantirne l’accesso, anche con spazi dedicati e strumenti digitali per i colloqui, nel rispetto della privacy. Il servizio opererebbe in collaborazione con Inail, ispettorato del lavoro, centri per l’impiego e medicina del lavoro.
La proposta prevede l’assunzione di 4mila psicologi nel servizio pubblico nei quattro anni successivi all’approvazione, con un rapporto minimo di uno ogni 5mila lavoratori. Un investimento che punta a rafforzare la prevenzione e ridurre i costi indiretti del disagio.
A promuovere l’iniziativa è Francesco Maesano, coordinatore della campagna, che evidenzia:
«C’è un costo invisibile del lavoro che oggi il sistema non riesce a misurare».
Maesano sottolinea come lo stress lavoro-correlato non sia riconosciuto come malattia professionale e molte dimissioni per motivi psicologici restino senza tracciabilità:
«L’Italia non ha il petrolio della penisola araba né il gas della Russia o i giacimenti di terre rare dell’Africa. Molto citata, poco considerata, un’unica risorsa naturale abbonda del Paese ed è la mente delle persone; la capacità creativa e produttiva degli italiani è l’unica speranza per tornare a crescere».
La proposta non si limita al lavoro ma disegna una rete psicologica nazionale articolata su più livelli. In ambito educativo sono previsti servizi di supporto psicologico nelle scuole, nella formazione professionale e nelle università, con team multidisciplinari chiamati a intervenire su disagio giovanile, ansia, ritiro sociale, bullismo, violenza e abbandono scolastico.
Accanto a questi, verrebbero istituiti centri per il bambino e la famiglia e spazi dedicati a ragazzi e giovani adulti, con percorsi di terapia, mediazione, sostegno alla genitorialità e inclusione sociale. Una delle novità più rilevanti riguarda l’accesso diretto alla psicoterapia per i minori dai 16 anni, senza consenso dei genitori, salvo i casi che prevedono trattamenti farmacologici.
Nel sistema sanitario, la proposta rafforza la psicologia ospedaliera e territoriale, integrandola nei percorsi di cura in ospedali, consultori, servizi di salute mentale e centri per le dipendenze. Sono previsti interventi di psicoterapia, neuropsicologia, supporto domiciliare per pazienti cronici e fragili e programmi dedicati anche agli operatori sanitari, per contrastare stress e burnout.
Per le persone con disabilità viene istituito un servizio specifico lungo tutto l’arco della vita, con il coinvolgimento di famiglie e servizi educativi e l’introduzione di una figura professionale dedicata all’emotività e all’affettività. Per gli anziani nascono centri per l’invecchiamento attivo e la longevità, con interventi su disturbi neurodegenerativi e supporto ai caregiver.
La proposta interviene anche nel sistema penitenziario, introducendo servizi psicologici strutturati per detenuti e personale, con standard minimi di presenza e percorsi di reinserimento. Parallelamente, viene istituito un servizio per le emergenze, attivo a livello locale, in collaborazione con protezione civile e enti del territorio, per la gestione del trauma e la prevenzione dello stress post-traumatico.
Sul piano economico, la proposta trasforma il bonus psicologo in un fondo permanente da 215 milioni di euro annui, destinato all’accesso diretto a percorsi di supporto psicologico e psicoterapia.
Secondo dati Ocse, il disagio psicologico non trattato costa all’Italia oltre 63 miliardi di euro l’anno tra assenze, dimissioni e perdita di produttività. Allo stesso tempo, esperienze recenti indicano che investire nella salute mentale può generare risparmi significativi: il bonus psicologo del 2022, con 25 milioni di euro, ha prodotto un risparmio stimato di 312 milioni in giornate di malattia evitate.
L’obiettivo finale della proposta «Diritto a stare bene» è costruire una rete psicologica nazionale integrata nel servizio sanitario, accessibile e permanente, capace di intervenire anche nei contesti lavorativi con percorsi strutturati di prevenzione e supporto.
Non un intervento temporaneo, ma un’infrastruttura stabile orientata a valorizzare il capitale umano e a rendere la salute mentale un diritto effettivo per cittadini e lavoratori.
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