
«Io sono un santo»: è la scritta in corsivo su una carta intelata segnata da tagli, uno dei primi esempi del gesto che renderà celebre Lucio Fontana. Sul retro, però, compare la frase «Io sono una carogna». Ne nasce un autoritratto ironico e dissacrante, che mette in discussione la retorica dell’artista come figura elevata.
È da qui che prende avvio «Tragicomica. Prospettive sull’arte italiana dal secondo Novecento a oggi», la più ampia mostra mai dedicata dal Museo nazionale delle arti del XXI secolo alla storia dell’arte contemporanea italiana.
Prodotta dal Maxxi in collaborazione con il Centre d’Art Contemporain Genève e curata da Andrea Bellini e Francesco Stocchi, l’esposizione riunisce oltre 130 artisti e 300 opere. Il percorso indaga la componente ironica nella cultura italiana, quella che Giorgio Agamben definì «caparbia intenzione anti-tragica».
Non si tratta solo di un atteggiamento, ma di una vera sensibilità nazionale, che affonda le radici nella «Comedìa» di Dante. Qui il tragico viene affrontato attraverso il quotidiano, in un continuo dialogo tra cultura alta e popolare.
L’arco temporale attraversa più di ottant’anni, dal secondo dopoguerra a oggi, e propone un racconto alternativo dell’arte italiana. Le opere non seguono un ordine cronologico, ma dialogano tra loro, creando confronti inediti tra lavori iconici e meno noti.
Tra gli artisti presenti figurano Maurizio Cattelan, Alighiero Boetti, Piero Manzoni, Giuseppe Penone e Carol Rama, insieme a numerose voci contemporanee.
Maria Emanuela Bruni, presidente della Fondazione Maxxi, sottolinea: «La vita è una tragedia se vista da vicino ma una commedia se vista da lontano. È così che Charlie Chaplin ha catturato e riassunto l’esistenza umana nella quale felicità e sofferenza si alternano». E aggiunge: «A sedici anni dalla sua apertura, è sembrato doveroso per il Museo nazionale delle arti del XXI secolo assumersi l’onere e l’onore di raccontare gli ultimi settant’anni di produzione culturale e pensiero critico in Italia».
Francesco Stocchi spiega: «Raccontare l’arte italiana a partire dal secondo Novecento significa cercare di ordinare una materia intrinsecamente refrattaria alle categorizzazioni stabili». E sottolinea: «Scegliere il tragicomico come filtro di racconto rappresenta innanzitutto l’adozione di uno sguardo ampio».
Per Andrea Bellini, l’obiettivo è offrire «una visione più articolata e complessa della nostra produzione culturale», capace di includere non solo le arti visive ma anche cinema, teatro, architettura e letteratura.
«Tragicomica» si configura come un progetto interdisciplinare, supportato da un comitato scientifico e accompagnato da un catalogo edito da Marsilio e da un calendario di incontri aperti al pubblico.
La mostra restituisce così un’immagine stratificata dell’identità culturale italiana, in cui il dialogo tra tragico e comico continua a ridefinire le coordinate della contemporaneità.
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