
È polemica sullo stop alle trasferte dei tifosi di Roma e Fiorentina deciso dal Ministero dell’Interno dopo gli scontri avvenuti domenica scorsa sull’autostrada A1. La misura, valida fino al termine della stagione, ha suscitato reazioni critiche in ambito politico e sportivo.
A intervenire è stato il ministro per lo sport e per i giovani, Andrea Abodi, che a margine della conferenza per l’accreditamento olimpico del nuovo laboratorio antidoping a Roma ha espresso una posizione articolata sul provvedimento. «La premessa è intanto il rispetto assoluto nei confronti di Piantedosi e nelle forze dell’ordine. Capisco le ragioni di una posizione drastica, ma resto dell’idea che chi sbaglia debba pagare. Non possono pagare tutti», ha dichiarato.
Abodi ha evidenziato come il contesto della sicurezza sia diventato più complesso: «Il quadro si è modificato drasticamente con questa continuità di scontri lungo il percorso che presuppone un sistema di sicurezza che non presidi solo stadi, ma anche autogrill, autostrade, stazioni, rendendo tutto più difficile».
Il ministro ha poi sottolineato il confronto in corso con il titolare del Viminale: «Con Piantedosi siamo in sintonia e stiamo cercando ognuno di rappresentare le proprie sensibilità». In chiusura ha aggiunto: «Mi auguro poi che lo strumento del gradimento dei club possa consentire definitivamente a chi non rispetta le regole del calcio di restare fuori. Qua non è più una questione di tifo, ma si parla di delinquenti».
Sul tema è intervenuto anche il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio: «Sicuramente il divieto di trasferta penalizza tutti, ma forse stimola anche chi non centra niente a condannare questi episodi».
A margine della conferenza di presentazione del nuovo laboratorio antidoping nella Capitale, Buonfiglio ha quindi lanciato un appello per un impegno collettivo: «In curva non vanno solo estremisti ma anche chi non può permettersi un altro biglietto e anche da quest'ultimi deve partire un'operazione per dire basta a questi episodi. Serve l'impegno di tutti», ha aggiunto. E poi ancora: «Queste persone con lo sport non hanno niente a che fare, hanno bisogno di sfogarsi e allora dico che potrebbero andare nei territori di guerra a farlo. Non è possibile che una città come Roma o altre in Italia vengano prese d'assedio nonostante gli sforzi della polizia».
Diverse critiche alla misura sono arrivate anche dal mondo associativo legato al tifo organizzato. Paolo Cento, presidente del Roma Club Montecitorio ed ex deputato di centrosinistra, intervenendo su Radio Roma Capitale, ha definito la decisione «sproporzionata ai fatti contestati, inutilmente repressiva verso un’intera tifoseria, lesiva di un principio fondamentale sulla responsabilità individuale». Secondo Cento, il divieto rappresenta inoltre «un danno alla As Roma che si vede privata del supporto dei propri tifosi in trasferta».
Il Roma Club Montecitorio ha annunciato che nei prossimi giorni valuterà iniziative per sollecitare una revisione della decisione, dichiarando la disponibilità a un incontro con il ministro Piantedosi.
Dal mondo del calcio sono arrivate prese di posizione simili. L’allenatore della Roma, Gian Piero Gasperini, alla vigilia del match di Europa League contro lo Stoccarda, ha commentato la misura parlando di un problema ricorrente: «È il solito problema: per colpa di pochi ci rimettono in tanti». Il tecnico ha aggiunto: «Dispiace fortemente, non so se questa sia la pena migliore per risolvere il problema: secondo me no perché vai a penalizzare migliaia di persone».
Sulla stessa linea anche l’ex capitano della Roma Giuseppe Giannini, che ha definito il provvedimento «molto forte, forse non ha precedenti», come raccolto da Adnkronos. «Dispiace perché per una parte di persone che hanno creato problemi domenica scorsa, ce ne vanno di mezzo tante altre brave persone», ha dichiarato, parlando di «un vero peccato» in un momento positivo per la squadra.
Giannini ha inoltre sottolineato come la chiusura delle trasferte fino a fine stagione rappresenti «un bel problema» e «un duro colpo sicuramente per i tifosi appassionati che vogliono seguire la squadra».
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