
Quarantotto ore di fuoco per il sistema scolastico italiano, con lezioni a rischio e uffici che potrebbero restare chiusi. Perchè diversi sindacati hanno deciso di incrociare le braccia per mandare un segnale forte al Governo, portando avanti una serie di richieste molto chiare che vanno dal ritiro immediato delle nuove linee guida per i licei al blocco della riforma che riguarda gli istituti tecnici.
I lavoratori chiedono inoltre l’assunzione stabile dei precari su tutti i posti attualmente liberi, lo stop alle prove Invalsi con le relative attività di correzione e, in generale, migliori condizioni salariali e contrattuali per tutto il comparto.
Non sarà uno sciopero uguale per tutti, perché le sigle sindacali coinvolte hanno scelto strade diverse per far sentire la propria voce. Per l'intero pacchetto delle due giornate, i sindacati Cobas e Usb hanno proclamato un'astensione totale dal lavoro. Questo significa che mercoledì e giovedì potranno restare a casa non solo i professori e i maestri, ma anche i dirigenti scolastici e tutto il personale ATA, ovvero i collaboratori scolastici e gli impiegati amministrativi. In Sardegna la protesta si preannuncia ancora più sentita grazie all'adesione di sigle locali e basi autonome che chiedono maggiore attenzione per le scuole dell'isola.
La giornata di giovedì 7 maggio vedrà un carico di disagi maggiore soprattutto per gli istituti tecnici. Alcuni sindacati come Flc Cgil, Cub Sur e Sgb hanno infatti indetto uno sciopero specifico per il personale di queste scuole, protestando contro i cambiamenti strutturali decisi dal Ministero che cambierebbero il volto della formazione tecnica. Un altro fronte caldissimo è quello della scuola primaria, dove il 6 maggio molti maestri potrebbero astenersi dal lavoro soltanto durante le ore dedicate ai test Invalsi. Si tratta di una protesta breve che punta a colpire direttamente la somministrazione delle prove e le successive operazioni di caricamento dati, poiché molti educatori considerano questi test poco utili per la crescita reale degli alunni.
Oltre a non entrare in classe, chi protesta ha intenzione di scendere in strada per farsi vedere e ascoltare. L'appuntamento principale è fissato per la mattina di mercoledì 6 maggio a Roma, con un grande presidio previsto alle ore 10 proprio davanti alla sede del Ministero dell'Istruzione. In vista di queste date, le scuole hanno già iniziato a inviare comunicazioni alle famiglie per avvertire che i servizi minimi potrebbero non essere garantiti. In molti casi le lezioni potrebbero saltare del tutto o subire pesanti riduzioni di orario, rendendo necessario per i genitori controllare gli avvisi ufficiali dei singoli istituti per evitare di trovare i cancelli chiusi al mattino.
La Capitale, il nuovo giornale online di Roma
La Capitale, è una testata giornalistica iscritta nel Registro Stampa del Tribunale di Roma il 25 luglio 2024, n. 100/2024
DIRETTORE RESPONSABILE
Stefano Quagliozzi