Roma, 23 settembre 2026
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Da San Pietro alla Leonardo, a Roma sfila la marcia dei “Preti contro il genocidio”: «La guerra non è soluzione di niente»

Circa cento sacerdoti da otto Paesi hanno attraversato Prati tra preghiere e canti, portando un sudario con i nomi di oltre 300 minori palestinesi e libanesi uccisi nonostante i cessate il fuoco

di Giacomo Zito TEMPO DI LETTURA 5'
La sosta a San Pietro dei "Preti contro il genocidio" durante la marcia di protesta del 22 settembre 2026 (La Capitale)

La sosta a San Pietro dei "Preti contro il genocidio" durante la marcia di protesta del 22 settembre 2026 (La Capitale)

Un sudario con i nomi di oltre 300 bambini palestinesi e libanesi, ramoscelli d’ulivo, canti e preghiere in diverse lingue. Martedì 22 settembre circa cento sacerdoti provenienti da otto Paesi hanno attraversato Roma con la rete “Preti contro il genocidio”, partendo a pochi passi da San Pietro e concludendo la marcia davanti alla sede legale di Leonardo S.p.A., in piazza Monte Grappa.

In testa alla marcia, il sudario riportava i nomi dei minori palestinesi e libanesi uccisi anche dopo gli annunci di cessate il fuoco. «Ci ritroviamo per la seconda volta per far sentire la voce dei preti che invocano la pace e che dicono stop ad ogni genocidio, stop ad ogni oppressione», ha raccontato a La Capitale don Rito Maresca, parroco di Santa Maria di Galatea a Mortora, frazione di Piano di Sorrento.

Da Santo Spirito a Prati, le tappe della marcia

Prima del corteo pubblico i sacerdoti si erano riuniti per un momento di condivisione. La manifestazione è poi entrata nel vivo con la preghiera nella chiesa di Santo Spirito in Sassia, da cui i partecipanti si sono mossi verso Prati.

Cinque soste hanno scandito il percorso. La prima in via della Conciliazione, poi in piazza Pio XII, davanti a San Pietro, quindi davanti alla rappresentanza palestinese presso la Santa Sede e successivamente a quella libanese.

I "Preti contro il genocidio" in marcia su via della Conciliazione. Roma, 22 settembre 2026 (La Capitale)

I "Preti contro il genocidio" in marcia su via della Conciliazione. Roma, 22 settembre 2026 (La Capitale)

Il corteo ha quindi attraversato l’area di Prati, passando per via Cola di Rienzo e raggiungendo piazza dei Quiriti per un’ultima sosta, prima dell’arrivo nel tardo pomeriggio al Giardino Simonetta Cesaroni di piazza Monte Grappa.

A partecipare erano circa un centinaio di sacerdoti. La rete, secondo i numeri forniti dagli organizzatori, avrebbe raggiunto in un anno 2.600 adesioni da 57 Paesi, comprendendo sacerdoti, vescovi e cardinali.

L’arrivo davanti alla sede legale della Leonardo

La destinazione conclusiva non è stata scelta casualmente. Davanti alla sede legale di Leonardo S.p.A, gruppo attivo nei settori dell’aerospazio, della difesa e della sicurezza, la manifestazione ha spostato il proprio messaggio dalla richiesta di pace al tema della produzione e del commercio degli armamenti.

«Il messaggio è innanzitutto quello della legalità, della nostra Costituzione, degli accordi internazionali e del diritto internazionale», ha spiegato Maresca.

Il sacerdote ha richiamato in particolare l’articolo 11 della Costituzione, che stabilisce il ripudio della guerra come strumento di offesa e mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.

L'arrivo della marcia in piazza Monte Grappa. Roma, 22 settembre 2026 (La Capitale)

L'arrivo della marcia in piazza Monte Grappa. Roma, 22 settembre 2026 (La Capitale)

Monsignor Franco Moscone, arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, ha concentrato tutto il proprio intervento sulla responsabilità di chi produce e commercia armamenti. La sua tesi è che si dovrebbe aumentare la pressione internazionale anche sui vertici delle grandi aziende del settore delle armi e non solo sui leader poltici.

Nel suo ragionamento Moscone ha richiamato i mandati di arresto emessi dalla Corte penale internazionale nei confronti, tra gli altri, del presidente russo Vladimir Putin e del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

«Questi mandati di cattura non risolvono nulla, mai nessuno metterà in carcere Putin o Netanyahu», ha sostenuto. Secondo l’arcivescovo, un’azione rivolta invece «verso i leader delle grandi aziende multinazionali delle armi, verso chi siede nei rispettivi consigli di amministrazione» potrebbe avere «un effetto molto più forte».

Per Moscone, rivolgere la pressione anche verso i vertici delle aziende produttrici di armamenti potrebbe avere un effetto deterrente più concreto, rendendo meno conveniente, nelle sue parole, «fare profitti sul sangue degli altri».

«La preghiera per la pace deve diventare attiva»

Moscone ha poi riportato il discorso alla dimensione religiosa della giornata: «Il messaggio fondamentale del Vangelo è quello della preghiera per la pace, ma la preghiera per la pace deve diventare attiva», ha detto, ricordando anche la figura di Padre Pio, legata a San Giovanni Rotondo.

La preghiera, secondo l’arcivescovo, non può rimanere «un semplice pensiero che vola tra le menti», ma deve trasformarsi in «un’azione positiva, disarmata e disarmante», riprendendo l’espressione utilizzata da papa Leone XIV nei suoi appelli alla pace.

Dalle sue parole il lascito di questo giornata di preghiera e protesta che, sottolineano gli organizzatori, si spera di non dover ripetere in futuro: «Dobbiamo essere perseveranti a lanciare il messaggio della pace. La guerra non è soluzione di niente».

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