
Il pratone di via Teulada è salvo, almeno per il momento. Dopo anni di battaglie dei residenti, il Tar del Lazio ha annullato il decreto con cui il presidente della Regione Francesco Rocca aveva autorizzato la costruzione di nuovi uffici giudiziari all'interno della Riserva naturale di Monte Mario. Ma la vittoria dei comitati Trionfalmente 17 e Insieme 17 APS non chiude definitivamente la vicenda.
La sentenza, pubblicata mercoledì 28 ottobre, lascia infatti aperta la possibilità di ripresentare il progetto. Intanto, però, anche all'interno della maggioranza capitolina prende forma la prospettiva di abbandonare il vecchio piano, valutando un futuro diverso per l'area verde e per l'ampliamento della Città giudiziaria di piazzale Clodio.
Il nodo della sentenza è il parere favorevole rilasciato da RomaNatura, l'ente che gestisce la Riserva di Monte Mario e che avrebbe dovuto verificare le conseguenze ambientali dell'intervento.
Secondo i giudici, quel parere non era sostenuto da una valutazione sufficientemente approfondita delle caratteristiche del terreno e degli effetti della costruzione. Le prescrizioni indicate dall'ente, dalla riforestazione alla riduzione del consumo di suolo, non bastavano quindi a giustificare la deroga alle tutele del parco.
Il Tar, però, non ha dichiarato incompatibile la costruzione con la riserva, riconoscendo anzi come adeguatamente motivate le esigenze di ampliamento degli uffici giudiziari richiamate dalla Regione.
Il procedimento potrebbe dunque ripartire, questa volta con un'analisi ambientale più approfondita, mentre le amministrazioni coinvolte potrebbero anche impugnare la sentenza davanti al Consiglio di Stato.
Il piano per ampliare la Città giudiziaria nasce da un percorso istituzionale avviato da precedenti amministrazioni e confermato nel 2024 da un accordo tra ministeri, Regione Lazio e Roma Capitale.
Anche il Campidoglio aveva sostenuto l'intervento, presentato nel maggio 2025 insieme alla Regione come un progetto di riqualificazione dell'intero quadrante. Accanto al nuovo edificio, alto fino a 24 metri, era prevista infatti la realizzazione della cosiddetta «Porta del Parco», con il recupero di una parte consistente dell'area verde e nuovi percorsi pedonali. Una soluzione che non aveva convinto i comitati, contrari alla costruzione all'interno della riserva.
Ora, però, proprio dalla maggioranza capitolina arriva l'invito a riconsiderare quelle scelte.
«È un progetto che nasce ormai dieci anni fa», spiega Alessandro Luparelli, capogruppo di Sinistra civica ecologista in Campidoglio, ricordando che l'iniziativa è stata ereditata da accordi tra amministrazioni precedenti.
Secondo il consigliere, nel frattempo sarebbero cambiate anche le necessità degli uffici giudiziari. La progressiva digitalizzazione degli archivi, accelerata negli ultimi anni, potrebbe ridurre gli spazi necessari per conservare i documenti, mettendo almeno in parte in discussione le premesse sulle quali era stato costruito il progetto.
«Secondo noi sono venute meno le condizioni», sostiene Luparelli, che ritiene possibile rinunciare al nuovo edificio e cercare un'altra collocazione per le funzioni giudiziarie, evitando di intervenire su un'area protetta.
La prospettiva avanzata da Luparelli riguarda anche la gestione del pratone, oggi frequentato dai residenti ma privo delle attrezzature di un vero parco pubblico.
Il consigliere riferisce che Roma Capitale ha già presentato una richiesta formale al Demanio per ottenere la disponibilità dell'area, senza ricevere finora una risposta.
«A maggior ragione oggi che c'è questa sentenza, chiediamo che venga trasferita a Roma Capitale», spiega Luparelli. Il passaggio consentirebbe al Campidoglio di attrezzare lo spazio con panchine, illuminazione e interventi di manutenzione, trasformandolo in un accesso fruibile alla Riserva di Monte Mario.
Un obiettivo condiviso anche dalla consigliera capitolina Michela Cicculli, di Sinistra civica ecologista, che insieme a Luparelli chiede di rinunciare a un eventuale appello al Consiglio di Stato.
«Abbiamo tutti insieme vinto il ricorso al Tar per salvare il pratone», hanno annunciato i promotori della mobilitazione, ringraziando l'avvocato Alessandro Di Paola, la LAV e i cittadini che hanno sostenuto la battaglia.
Per Trionfalmente 17 e Insieme 17 APS, il pronunciamento riconosce l'importanza delle tutele ambientali e della partecipazione dei residenti nelle scelte sul territorio.
Anche Azione, attraverso i consiglieri capitolini e del I Municipio, ha chiesto alle amministrazioni di non presentare ricorso e di avviare un confronto sul futuro dell'area.
La partita, dunque, resta aperta. Il Tar ha fermato il decreto, ma saranno le prossime scelte delle istituzioni a stabilire se il pratone resterà definitivamente libero da nuove costruzioni. E soprattutto se Roma Capitale, dopo aver sostenuto l'ampliamento della Città giudiziaria, deciderà di percorrere una strada diversa.
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