Roma, 7 settembre 2026
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Porto Fluviale, finito il cantiere: 54 nuove case popolari e una piazza aperta al quartiere

Consegnate oggi le chiavi alle famiglie assegnatarie degli alloggi nell’ex caserma di via del Porto Fluviale. Un intervento da 13,2 milioni di euro finanziato con fondi Pnrr, tra recupero dell’edificio storico, spazi comuni e nuovi servizi aperti alla città

di Camilla Palladino TEMPO DI LETTURA 4'
Porto Fluviale, finito il cantiere: 54 nuove case popolari e una piazza aperta al quartiere

È terminata la riqualificazione dell’ex caserma militare di via del Porto Fluviale, nel quartiere Ostiense, occupata dal 2003 e liberata nel giugno 2024 per consentire l’avvio della rigenerazione finanziata con fondi Pnrr. Nella mattinata di lunedì 7 settembre il Campidoglio ha consegnato alle famiglie le chiavi di 48 dei 54 alloggi di edilizia residenziale pubblica realizzati nel complesso. Le abitazioni sono state assegnate ai nuclei risultati idonei attraverso uno speciale bando previsto dalla normativa regionale. Prima dell’intervento nell’edificio vivevano in occupazione 56 nuclei familiari, appartenenti a 13 nazionalità differenti. Dopo il censimento e la verifica dei requisiti per l’accesso alla casa popolare, sono stati individuati i nuovi assegnatari. Gli alloggi sono complessivamente 54: 33 moduli sono destinati a una o due persone, 7 a nuclei di tre persone, 11 a quattro persone, 2 a cinque persone e uno a sei persone. Le superfici variano dai 30 a oltre 96 metri quadrati.

Un edificio storico trasformato

L’intervento, dal valore complessivo di 13,2 milioni di euro, ha interessato 4.775,11 metri quadrati destinati alla funzione residenziale, 933,42 metri quadrati di superficie a servizi e 324,23 metri quadrati per attività commerciali. L’immobile, riconosciuto dal ministero della Cultura come bene di interesse culturale, è stato trasferito gratuitamente dallo Stato a Roma Capitale attraverso il federalismo culturale, sulla base dell’accordo di valorizzazione sottoscritto con il ministero della Cultura e l’Agenzia del Demanio. I lavori hanno previsto il restauro conservativo, l’adeguamento strutturale e impiantistico, l’efficientamento energetico, la realizzazione degli alloggi e il recupero degli spazi comuni. Le grandi finestre originarie, caratteristica dell’ex magazzino militare, sono state conservate nel rispetto dei vincoli storico-architettonici. Il complesso è interamente elettrico: il gas è stato eliminato e riscaldamento e raffrescamento sono garantiti da pompe di calore. L’edificio passa dalla classe energetica G alla B, mentre le singole abitazioni raggiungono classi comprese tra C e A2.

Gualtieri: «Un modello virtuoso»

All’inaugurazione è intervenuto il sindaco Roberto Gualtieri, che ha definito l’operazione un esempio da replicare. «L’inaugurazione oggi della riqualificazione dell’ex caserma di via del Porto Fluviale è un’occasione, un modello che spero possa essere replicato e che è stato reso possibile dal federalismo demaniale e culturale che ha portato a cedere a Roma Capitale questo immobile. Ringrazio il ministero della Cultura e il Demanio per aver consentito a una operazione che ha permesso il recupero dell’edificio. Auspico ci siano altri casi come questo. Ringrazio anche l’architetto Montuori (assessore all’urbanistica della giunta M5s, ndr) che ha lavorato nella amministrazione precedente per avviare questa operazione». Il sindaco ha sottolineato anche il valore sociale del progetto: «È un modello virtuoso che valorizza un’esperienza di comunità. È la differenza tra la casa e l’abitare. Tra trovare le mura e creare un contesto di comunità. Non possiamo limitarci a dire, come fa la destra, “è brutto e non ci interessa”. Bisogna capire come integrare un modello, che già funziona, nella città».

Gualtieri ha ricordato che i lavori sono stati seguiti passo dopo passo e ha parlato di un modello di rigenerazione urbana capace di intervenire non soltanto sugli spazi, ma anche sulle relazioni. «È bello vedere che oggi c’è un punto di arrivo, che però non è un traguardo. A fine mese, infatti, scade il bando per la gestione del piano terra, che è una piazza, non soltanto per i residenti ma per tutto il quartiere, grazie al saper fare delle comunità che qui già c’erano». Durante la cerimonia il sindaco ha consegnato le chiavi degli alloggi e ha aggiunto: «Oggi consegniamo 54 alloggi belli e funzionali. Non c’è il gas, ci sono i pannelli solari ed e’ tutto elettrico. La classe energetica è molto alta, in un edificio di inizio Novecento. Ci sono case e spazi sociali comuni, è un modello di abitare che favorisce l’incontro e l’amicizia tra le persone. A noi piace la diversità sociale».

Zevi: «Un cantiere complesso»

L’assessore capitolino al Patrimonio e alle Politiche abitative Tobia Zevi ha evidenziato il ruolo avuto dalla comunità nella realizzazione dell’intervento. «Era un cantiere complesso, è servita una cura e un amore particolare per il progetto. Non saremmo mai arrivati fin qui senza la collaborazione generosa della comunità del Porto Fluviale, grazie alla quale abbiamo potuto gestire una situazione complessa, che ha previsto il trasferimento di 54 famiglie e lo svolgimento del cantiere nei tempi programmati».

Zevi ha indicato tre elementi alla base del risultato: «La prima riguarda il patrimonio pubblico, una risorsa preziosa che spesso viene considerata una zavorra; la seconda è la rigenerazione, è una parola che puo’ essere simpatica o antipatica, ma sta di fatto che la vita delle persone cambia e cambiano anche le città, quindi anche gli immobili possono cambiare funzione, questo era un magazzino e oggi diventa casa popolare; la terza è che non saremmo arrivati qui senza il duro negoziato tra istituzioni e comunità e senza la virtuosa partecipazione di un territorio che ha dimostrato di essere capace di trasformarsi e accogliere. Questo è un modello per le altre situazioni similari che ci sono in città».

A margine della consegna delle chiavi, l’assessore ha ricordato che il progetto era nato anni fa dall’intuizione della comunità, insieme all’università e ai progettisti, con l’obiettivo di trasformare l’edificio, attraverso una procedura prevista dalla legge, in un complesso di case popolari con spazi pubblici al piano terra. «Abbiamo fatto in modo di trovare una sistemazione temporanea per tutte le famiglie e questo ha richiesto una grande collaborazione reciproca; contemporaneamente abbiamo svolto il cantiere in modo che la presenza di una parte della comunità non fosse mai interrotta e questo vuol dire che abbiamo diviso il cantieri in vari stralci, in vari lotti - conclude Zevi - e quindi piano piano si è svolto in modo tale che oggi tutti possano provare una grandissima soddisfazione».

Dal cortile alla piazza pubblica

Il progetto prevede spazi comuni a ogni piano e un terrazzo destinato all’uso condiviso. Il cortile interno sarà trasformato in una piazza pubblica, pensata come raccordo tra la parte residenziale e le attività previste al piano terra. Quest’ultimo diventerà un polo civico aperto al quartiere. Il 28 agosto il Comune di Roma ha pubblicato un avviso rivolto agli enti del Terzo settore per la coprogettazione dei servizi. Sono previsti uno spazio polivalente, uno sportello antiviolenza, un caffè letterario con sala lettura e coworking, una ludoteca, un mobility center con ciclofficina e laboratori artigianali e artistici, tra cui l’oreficeria. È inoltre prevista la possibilità di organizzare un mercato settimanale a chilometro zero. La convenzione avrà una durata di sei anni, eventualmente rinnovabile. Le proposte potranno essere presentate entro le 12:30 del 28 settembre 2026.

Battaglia: «Un modello che parte dalle persone»

Per l’assessore alle Periferie Pino Battaglia, il progetto rappresenta un esempio di rigenerazione costruito attorno alle esigenze della comunità. «Con la consegna degli appartamenti di Porto Fluviale RecHouse abbiamo restituito alla città un edificio storico a lungo degradato, trasformandolo in case, servizi e spazi pubblici. È un intervento importante anche perché ha riportato l’edilizia residenziale pubblica nel cuore di Roma, in una fase in cui il centro rischia di perdere abitanti e relazioni». Battaglia ha sottolineato che «la forza del progetto è stata quella di tenere insieme il recupero dell’immobile, il diritto all’abitare e la comunità che qui ha costruito negli anni esperienze e attività sociali». E ha aggiunto: «Quella comunità non è stata allontanata, ma coinvolta nella trasformazione e nella gestione degli spazi comuni. Porto Fluviale dimostra che, anche davanti alle situazioni più complesse, le istituzioni possono trovare soluzioni senza cancellare ciò che le persone hanno costruito».

Il modello e il caso Spin Time

Gualtieri ha infine collegato l’esperienza di Porto Fluviale al caso Spin Time: «È il modello che, potenzialmente, volevamo realizzare a Spin Time. Le situazioni però sono diverse: questo è un immobile che era dello Stato ed è passato a Roma Capitale, quello di Spin Time è un immobile privato. Questa è la differenza principale: a Spin Time non possiamo decidere da soli, c’è una proprietà privata». Infine ha concluso: «Però il modello di recupero che abbiamo immaginato per Spin Time è analogo a questo». Alla cerimonia hanno partecipato anche, tra gli altri, l’assessora ai Lavori pubblici Ornella Segnalini, l’assessore all’Urbanistica Maurizio Veloccia, l’assessora alle Attività produttive Valeria Baglio, il presidente dell’VIII municipio Amedeo Ciaccheri e l’ex assessore della giunta M5s Luca Montuori, che aveva avviato il progetto nella precedente amministrazione.

Il completamento dell’intervento è stato infatti accolto con soddisfazione anche dal gruppo M5s in Campidoglio, che ha ricordato come il progetto sia nato e sia stato avviato durante la propria amministrazione: «Questo intervento è la dimostrazione che quando si lavora nell’interesse della città, al di là delle appartenenze, i risultati arrivano». Il gruppo ha definito l’ex caserma «un modello virtuoso che trasforma una casa in abitare, che valorizza un’esperienza di comunità già esistente e la integra nella città», auspicando che l’esperienza possa essere replicata in altri quadranti di Roma.

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